MILANO – Era arrivato in Calabria per un periodo di spensierate vacanze ma Omar Bassi è morto all’ospedale di Reggio e secondo i familiari, la causa, è legata non solo alle botte ricevute il 20 luglio in un locale di Origgio, ma anche alla superficialità dei medici milanesi che lo avevano rimandato a casa perché ritenendolo un codice verde. Omar Bassi, 23 anni, sarebbe morto infatti per emorragia cerebrale. I fatti risalgono alla sera del 20 luglio alla discoteca Dolcebeach di Origgio, nel varesotto. Omar era intervenuto in una rissa per difendere il fratello minore Thomas, quando è stato picchiato con violenza – hanno raccontato numerosi testimoni – da alcuni buttafuori del locale.
La cugina «il lavoro dei buttafuori non è picchiare la gente»
“Spero che da questa storia i buttafuori capiscano che il loro lavoro non è usare violenza, se la loro intenzione è picchiare vadano a fare boxe, il loro lavoro è placare le liti, non massacrare la gente di botte»: è quanto dice Michelle Sala, la cugina di Omar Bassi, che in un lungo video condiviso su Facebook ricostruisce quanto accaduto la sera del 20 luglio: «Alcuni familiari hanno provato ad aiutarlo, ma i buttafuori non li facevano avvicinare e hanno detto al fratello ‘non ti avvicinare sennò fai la stessa fine‘».
Michelle ricorda poi che la stessa sera «il papà di Omar ci ha portati al pronto soccorso del Sacco dove c’era tanta attesa e siamo andati via; due giorni dopo però Omar sentiva mal di testa e nausea, allora la mamma l’ha portato all’ospedale di Garbagnate, dove gli hanno fatto la Tac e non è emerso nulla. Lo hanno mandato a casa e gli hanno detto di ripresentarsi se aveva mal di testa e nausea, ma Omar stava bene e il 2 sono partiti per la Calabria».
Poi il 5 mattina il tragico epilogo: Omar era sotto la doccia, il 23enne «si è accasciato a terra e non si è più ripreso, è stato intubato sul posto e portato all’ospedale del paesino dov’erano, che purtroppo non era attrezzato, quindi è stato portato in elisoccorso a Reggio Calabria dove gli hanno fatto una tac con contrasto da cui è risultato che il cervello era pieno di sangue. Poche ore dopo, il 5 agosto, il cuore di Omar ha smesso di battere».
Il ragazzo, originario di Bollate, era un donatore di organi, che sono stati donati.
«Questo dolore – sottolinea Michelle – per la mia famiglia è straziante, ciò che chiediamo è giustizia, che venga fuori la verità, che sia accertato ciò che è successo e che i colpevoli paghino per questo”. “Non è la prima volta che assisto a violenze del genere in discoteca» sottolinea la ragazza, che si augura che pestaggi del genere non accadano mai più.
Lunedì l’ultimo saluto
Intanto sono stati fissati per lunedì mattina, alle 11, i funerali del 23enne che saranno celebrati nella chiesa parrocchiale Sant’Antonio da Padova di Bollate (Mi). Il giovane sarà poi sepolto nel cimitero di Bollate. La famiglia ha chiesto ai giornalisti di non prendere parte alle esequie del giovane, sul cui corpo ieri è stata eseguita l’autopsia.