"Così salviamo vite". La mission del Soccorso Alpino e Speleologico Calabria (AUDIO) - QuiCosenza.it
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“Così salviamo vite”. La mission del Soccorso Alpino e Speleologico Calabria (AUDIO)

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Il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (CNSAS) è un servizio di pubblica utilità, del Club alpino italiano e la Calabria ha una componente di cui andare fiera, specializzata e in continua formazione

 

COSENZA – Volontari impegnati per salvare vite umane in ambienti impervi e ostili. Uomini che fanno parte del Corpo del Soccorso Alpino e Speleologico, chiamato al soccorso e al recupero di persone in territori montani, nell’ambiente ipogeo e nelle zone impervie del territorio nazionale. Persone che agiscono in casi di calamità, in cooperazione con le strutture della Protezione Civile, nell’ambito delle proprie competenze tecniche e istituzionali. Con la legge 225 del 1992 il CNSAS è entrato a far parte della Protezione Civile con pari dignità rispetto alle Forze Armate, ai Vigili del Fuoco e alla Croce Rossa. Ed è organizzato in 21 Servizi Regionali o Provinciali, 31 Delegazioni Alpine, 16 Zone Speleologiche, 214 Stazioni Alpine e 27 Stazioni Speleologiche, nelle quali sono complessivamente inquadrati più di 7000 volontari ed è membro fondante del Dipartimento nazionale della Protezione civile ed è uno dei cardini della Prociv a livello nazionale. La Calabria rappresenta una componente fondamentale del Soccorso Alpino e Speleologico nazionale.

Il responsabile regionale del SASC è l’avvocato Giacomo Zanfei (in foto) è stato ospite negli studi di RLB: “Ci occupiamo di salvaguardia della vita umana in ambienti impervi e ostili e ovviamente la componente speleologica per la parte ipogea. Siamo volontari, ognuno di noi svolge un’altra attività, ma siamo soprattutto un “corpo”. La Legge 74, ci mette in condizioni di dover essere quasi equiparati agli enti dello Stato ed abbiamo competenze specifiche per quanto riguarda attività di soccorso in montagna. Il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino, nasce nel 1954 sulle Alpi e all’epoca era un mutuo soccorso, ovvero gli alpinisti aiutavano altri alpinisti. L’evoluzione, la frequenza della montagna, il trekking ha fatto sì che in Italia, il corpo del soccorso alpino e speleologico superi i 10 mila interventi; un numero cospicuo perchè la frequenza della montagna ha fatto elevare il rischio. Se infatti qualche anno fa, erano gli appassionati a frequentarla, oggi è accessibile a chiunque”.

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Prevenzione in montagna: il meteo

“La prevenzione è uno dei passaggi fondamentali – spiega l’avv. Zanfei – e più riusciamo a penetrare all’interno dei fruitori della montagna per far capire loro che devono essere preparati, meno noi siamo impegnati nelle attività di intervento. Sicuramente la montagna, e soprattutto quella calabrese, sta registrando un trend esponenziale; ci sono decine di associazioni di trekking e le persone amano questa attività. La formazione è fondamentale perchè consente alle persone di riuscire a gestire al meglio un imprevisto e uno tra tutti è il meteo. La tragedia del Raganello è un esempio anche quello è stato un evento eccezionale, ma dobbiamo essere consapevoli che per la montagna si può partire con il sole e improvvisamente ritrovarsi in mezzo ad un temporale”. In merito al Raganello, che ha visto anche la scomparsa di un nostro volontario, Antonio De Rasis, dobbiamo fare esperienza ma non possiamo criminalizzare né i luoghi né le persone”.

Zanfei, presidente del soccorso alpino e speleologico regionale, ha gestito in passato in prevalenza macro emergenze: dalla valanga di Rigopiano al terremoto de L’Aquila fino ad Amatrice: “quest’ultima rispetto alle altre, è stata impattante, per il luogo (un piccolo centro), per la concentrazione e per i danni fatti dall’uomo nelle costruzioni”.

Non solo ‘uomini’: le unità cinofile del Soccorso Alpino e Speleologico

“Fra le varie componenti del nostro corpo, anche le unità cinofile di superficie per catastrofi e macerie, da valanga e le unità molecolari. Abbiamo la più importante piattaforma cinofila del Sud Italia, con due cani da superficie operativi, un cane in formazione che sarà abilitato a settembre, due cuccioli in formazione per superficie e un cane molecolare che ci è stato assegnato dalla Protezione civile nazionale di Roma e che serve 5 regioni”.

“L’unità – spiega Zanfei – è composta da uomo-conduttore e il cane e questa unione è imprescindibile. Il cane viene addestrato con il gioco, non ci sono costrizioni e alla fine diventa una sorta di atleta: gioca, vince e aspetta la gara successiva. I cani sono curati da un team veterinario e tutti e due, conduttore e cane, sono chiamati a mantenere un determinato peso forma. Tra loro, per la sezione catastrofe e macerie c’è anche una donna e le donne sono molto presenti nel corpo che, voglio sottolineare, è l’unico “medicalizzato”, ossia con noi viaggiano medici e paramedici per gli interventi. Fermo restando che tutti i volontari sono qualificati DAE, BLS e BLSD ed hanno una preparazione basilare di pronto soccorso. Inoltre, siamo tra i primi servizi regionali d’Italia ad avere anche a disposizione un team di psicologici. Questo perchè siamo sempre prima ‘uomini’ e l’abitudine a certe cose non si fa mai. Il gruppo di psicologhe, tutte donne, specializzate in psicologia dell’emergenza, non solo supporta noi quando affrontiamo macro emergenze o interventi di soccorso che si concludono magari negativamente, ma anche , ad esempio, parenti coinvolti nell’intervento. Le componenti specialistiche sono davvero tante. In questa direzione mi preme anche ringraziare l’Aeronautica Militare perchè siamo gli unici a volare con elicotteri dei reparti SAR, sia noi che i cani che sono certificati Enac per i voli militari”.

“Siamo parte del sistema delle emergenze-urgenza sanitaria della Regione Calabria e siamo normati da una legge regionale la n.1 del 2017 (questa volta la Calabria è prima ed è un merito). La caparbietà, la lungimiranza di alcuni politici che bipartisan hanno capito la necessità di avere una componente specializzata a supporto della Protezione civile della Regione Calabria, che è comunque una terra a rischio. Le chiamate arrivano in particolare dalle centrali del 118 o dalle Prefetture nell’ambito dei piani per la ricerca di persone scomparse. Abbiamo una struttura rodata sotto questo profilo: tutte le Prefetture hanno nei nostri confronti un approccio paritetico e abbiamo un rapporto di stima reciproca con tutti, perchè lo scopo finale è la salvaguardia della vita umana. Siamo cresciuti molto negli anni, e oggi siamo 124 volontari. Rimanere nel Soccorso Alpino è più difficile che entrarvi perchè siamo sempre sottoposti a prove, formazione, verifiche tecniche per valutare il nostro grado di preparazione. Gli esami non finiscono mai e sono veramente seri perchè il livello che si richiede è sempre più alto.

Calabria

Investito da un’auto mentre attraversa la strada: grave il direttore generale della Reggina

Sul posto è intervenuta la Polizia locale. I primi rilievi e la visione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza hanno accertato la dinamica dell’incidente

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REGGIO CALABRIA – Il direttore generale della Reggina, Gabriele Martino, è stato investito oggi da un’auto mentre stava attraversando la strada a Reggio Calabria. Ricoverato in codice rosso al Grande Ospedale Metropolitano, a Martino sono state diagnosticate contusioni multiple e fratture facciali e nasali. Le sue condizioni sono gravi ma non è il pericolo di vita. L’incidente è avvenuto in via S. Caterina di Alessandria, nella zona nord della città. Sul posto è intervenuta la Polizia locale. Dopo i primi rilievi e la visione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, è stato accertato che Martino è stato investito da un’auto Fiat Panda, il cui conducente, un 53enne reggino, si è subito fermato prestando soccorso. L’uomo è stato comunque sanzionato per comportamento non conforme agli obblighi in presenza di pedoni. Viste le lesioni subite dal pedone, all’uomo è stata subito ritirata la patente di guida.

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Decreto Calabria approvato in Senato: «stop a procedure esecutive contro Asp e Ao»

Soddisfatto il presidente della Calabria: «gli enti sanitari del servizio sanitario potranno ripianare i propri debiti senza il rischio di incorrere in pignoramenti o recupero coatti»

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COSENZA –  Si  interviene sulla governance delle Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere calabresi. “Il decreto Calabria è stato approvato dall’Aula del Senato rispettando i temi che auspicavamo, e adesso andrà alla Camera per il via libera finale”. Lo ha annunciato il governatore della Calabria Roberto Occhiuto. “Nel passaggio parlamentare il provvedimento ha ricevuto, grazie a puntuali emendamenti presentati dai gruppi di maggioranza – che in queste settimane hanno avuto una positiva interlocuzione con il mio governo regionale -, importanti miglioramenti che ci permetteranno di cogliere al meglio le opportunità messe in campo da questa norma. Lo afferma in una nota Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria. Il testo uscito dal Consiglio dei ministri permetteva al commissario ad acta di nominare i commissari delle Asp e delle Ao; adesso, con le modifiche introdotte, sarà possibile nominare anche i direttori generali delle aziende”.

Ma la novità più importante – precisa Occhiuto – riguarda la possibilità di intraprendere azioni esecutive a carico degli enti del servizio sanitario regionale. Qualche settimana fa una sentenza della Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittimo l’articolo 16 septies, comma 2, lettera g), del decreto fiscale del 2021, che stabiliva la sospensione delle azioni esecutive nei confronti degli enti del servizio sanitario calabrese fino al 31 dicembre 2025. Ma il dispositivo depositato dalla Consulta riconosceva comunque la validità della norma, stigmatizzandone solo l’eccezionale durata.

Per queste ragioni il Senato è intervenuto con una specifica modifica, approvata quest’oggi nel passaggio in Aula del decreto Calabria, stabilendo che le azioni esecutive – escluse quelle riguardanti crediti da lavoro e crediti risarcitori – nei confronti delle Asp e delle Ao saranno sospese fino al 31 dicembre del 2023. Le Aziende sanitarie provinciali e le Aziende ospedaliere calabresi potranno dunque ripianare i propri debiti – così come vogliamo fare, entro qualche mese – senza il rischio di incorrere in operazioni di pignoramento o di recupero coatto da parte dei creditori.

Una buona notizia che ci permetterà di concludere con tranquillità ma anche con tanta determinazione l’azione intrapresa dal governo regionale, con la fattiva collaborazione della Guardia di Finanza, per l’accertamento del debito della sanità calabrese, per sanare i bilanci, pagare coloro che devono essere pagati, e ripartire con programmazioni e investimenti. Ringrazio – conclude il Presidente Occhiuto – per il supporto e per il prezioso lavoro governativo e parlamentare, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, il sottosegretario Marcello Gemmato, la capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, Licia Ronzulli e il senatore azzurro Francesco Silvestro – che hanno seguito l’iter del testo in Commissione -, e la relatrice del provvedimento, la senatrice della Lega Tilde Minasi”.

 

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Scattano le multe ai No Vax over 50, maglia nera per la Calabria

La nostra Regione, insieme a Friuli e Abruzzo, ha le maggiori percentuali di coloro non hanno adempiuto all’obbligo vaccinale

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COSENZA – Scattano a partire da dicembre le sanzioni anche per gli over 50 che non hanno fatto il vaccino anti Covid. Le regioni con le maggiore percentuali di over 50 che non hanno adempiuto all’obbligo vaccinale, rispetto alla popolazione del proprio territorio, sono Friuli, Calabria e Abruzzo. La sanzione di 100 euro scatta perché sono scaduti i termini fissati (180 giorni) per giustificare il mancato adempimento all’obbligo vaccinale dovuto a motivi sanitari, come ad esempio l’aver contratto il Covid in quel periodo.

Puglia, Lazio, Toscana e Molise sono le regioni con la maggiore percentuale di persone over 50 che, rispetto alla popolazione del proprio territorio, si sono vaccinate con il siero anti-Covid. È quanto emerge dai dati sulle vaccinazioni nelle varie regioni. Nello specifico, nella fascia 50-59 anni le persone vaccinate almeno con due dosi sono il 94,4% nel Molise, il 94,3% nel Lazio, il 92,3% in Puglia e il 92,2% in Toscana.

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