Processo Mirabelli, i video precedenti l’omicidio di Gioffrè “dormiva con un’ascia sotto il cuscino”

Le immagini delle telecamere posizionate in casa della vittima ma anche abitudini e ultimi momenti di vita della vittima. In aula i militari e il comandante Morrone della stazione di Cosenza Centro

COSENZA – Nuova udienza oggi in Corte d’Assise a Cosenza del processo per l’omicidio di Rocco Gioffrè, 75 anni, ucciso con quaranta coltellate in un appartamento di una palazzina in via Monte Grappa, il 14 febbraio dello scorso anno da Tiziana Mirabelli, che cinque giorni dopo, confessò tutto costituendosi ai carabinieri di Cosenza.

Dopo la ricostruzione delle chat tra l’imputata e la vittima nella precedente udienza, oggi in aula sono stati portati i video della telecamera di videosorveglianza presente in casa della vittima che ritraggono gli istanti precedenti al delitto e quelli successivi fino al 19. Oltre alle telecamere, è emerso che nell’abitazione di Tiziana Mirabelli erano state posizionate delle microspie.

Tornando alle immagini della telecamera, tra gli oltre 39mila frame scandagliati, ci sono anche le immagini del giorno del delitto e quelle fino al 19 febbraio 2023, quando, accertata la morte del pensionato, suo figlio disattiva la cam per consegnare il dispositivo e il materiale ai carabinieri.

La telecamera è «posizionata nella parte frontale rispetto alla porta di ingresso» ed inquadra il divano dove Gioffrè era solito riposare. Nella scorsa udienza il teste, il carabiniere scelto della stazione di Cosenza Centro, Renato Covello ha spiegato che questa, puntava anche sulla porta di ingresso anche se l’audio è assente.

Mirabelli entra in casa Gioffrè

Il 14 febbraio la telecamera registra due ingressi di Tiziana Mirabelli in casa della vittima: alle 6.02 «Rocco Gioffrè apre la porta ed è in casa, la donna entra beve un caffè e fuma una sigaretta. Lui le parla e indica un punto interno della abitazione». Poi Mirabelli esce dopo una decina di minuti e rientra «alle 6.24 e Gioffrè si spaventa». Il teste spiega che la donna potrebbe aver dimenticato la porta aperta e sarebbe tornata per chiuderla. Poi «Rocco Gioffrè viene visto uscire alle 6.26» e prima inserisce viene ripreso mentre prende il borsello e mette all’interno le chiavi, lo smartphone e il portafogli. Passa qualche minuto, ed alle 6.46 la donna entra in casa «da sola – dichiara Covello – con le chiavi in mano».

Quando lascia l’abitazione «si intravede la mano sinistra priva di fasciature». Secondo quanto riporta il teste all’uscita «porta con sè un contenitore di colore nero con all’interno un oggetto non meglio identificato, ma il contenuto è di colore arancio-rosso». Non si riesce a chiarire dalle immagini però cosa ci sia all’interno del contenitore ma nel video la Mirabelli viene vista avvicinarsi allo specchio e «controllare l’interno del contenitore. Poi esce alle 6.48».

I video in aula: Gioffrè dormiva con un’ascia sotto al cuscino

“Ho analizzato 36.907 frame tra il 13 al 19 febbraio 2023. Ho selezionato una parte di immagini ritenendole di interesse – spiega Covello nell’udienza odierna – che vanno dalle 6.00 del mattino del 14 febbraio alle 9.30 dello stesso giorno”. “Prima di questo orario il signor Gioffrè era vivo” sottolinea il carabiniere che fornisce un dettaglio sulle abitudini della vittima la quale era “solita dormire con un’arma bianca, precisamente con un’ascia sotto al cuscino”. Arma che sarebbe stata anche riposta sotto il cuscino ogni qualvolta la figlia rifaceva il letto al padre. L’avvocato dell’imputata, Cristian Cristiano chiede di estendere l’orario almeno fino alle 10.30.

Momenti in cui lei, entra ed esce da casa della vittima anche fumando una sigaretta. I due, in casa di Gioffrè, vengono ripresi mentre parlano seduti sul divano. Sono passate le 6 del mattino e la telecamera inquadra solo il divano fino alle 6.46. Da qui succede qualcosa ovvero Tiziana Mirabelli entra in casa di Gioffrè, ma lui è già uscito come emerso nella precedente udienza, nella quale sono stati resi noti i dettagli del borsello. L’ultima volta che Gioffrè viene ‘visto’ e ripreso sono le 6.26. Ha in mano un oggetto che secondo il teste “è il borsello o il portafogli”. Secondo quanto emerso dalle indagini non sarebbero stati rinvenuti successivamente, né il portafogli né la chiave di Gioffrè.

Alle 7.14 Mirabelli viene ripresa con un mazzo di chiavi in mano entrare in casa. Alle 8.21, quando il delitto è ormai compiuto, nell’appartamento della vittima entrano il figlio e la figlia di Gioffrè, Aldo e Francesca. Scene di vita quotidiana anche perché, spiega il carabiniere Covello “non è chiaro se, con la vittima, vivesse anche il figlio. Le figlie in particolare, erano evidentemente “solite far visita al padre e si recavano spesso nell’appartamento di Gioffrè per effettuare le pulizie”. Circostanza confermata anche nei giorni a seguire.

Alle ore 10.37 circa del 14 febbraio, Tiziana Mirabelli ha già ucciso Gioffrè nel suo appartamento. Viene poi ripresa mentre rientra in casa della vittima ed ha qualcosa in mano “uno smartphone, guanti e una fasciatura alla mano sinistra” racconta Covello basandosi sulle immagini. L’ora del delitto secondo il medico legale e anche secondo quanto dichiarato dalla stessa imputata, sarebbe avvenuto tra le 6 e le 8 del mattino. 

Tufaro: il giorno prima della confessione era “calma e rilassata”

L’udienza prosegue con un altro teste dell’Arma, l’appuntato Giovanni Tufaro, in servizio al comando stazione di Cosenza Centro il quale racconta che “alle 14.38 del 18 febbraio 2023 ricevo una telefonata da un collega, Lipreti che mi ha chiesto se conoscessi Tiziana Mirabelli visto che io, ormai, risiedo da anni a Cosenza. Rispondo di sì, visti i suoi precedenti penali e vista la residenza, prima nel centro storico e poi in via Monte Grappa, territorio di competenza della stazione. La Mirabelli ha precedenti per droga – spiega il carabiniere – e ultimamente, riguardo alla sua attività lavorativa effettuava le pulizie presso un ufficio comunale dei Due Fiumi”.

“Io mi trovavo fuori sede, e ho avvisato il comandante”. E’ il pomeriggio del 18 febbraio quando il carabiniere apprende della presenza della Mirabelli al comando stazione. “Era rilassata, calma, e rispondeva alle domande senza esitazione. L’indomani mattina, domenica 19 febbraio, il carabiniere Covello mi ha detto che la Mirabelli era tornata in caserma ed è qui che ha confessato di aver ucciso Gioffrè”. Il pm chiede se ci siano state mai querele o denunce, o interventi nell’abitazione per liti o atteggiamenti violenti e Tufaro risponde di “no”. Tiziana Mirabelli, è conosciuta dall’appuntato, come lui stesso ha spiegato, anche per l’attivismo nel comitato Prendocasa e per spendersi nel sociale per aiutare persone bisognose.

Altro teste ascoltato questa mattina il luogotenente Renato Morrone, comandante della stazione carabinieri di Cosenza Centro, che si è occupato dell’interrogatorio dell’imputata, di sentire persone informate sui fatti e di altre attività come le chat e la visione in vari accessi, dell’appartamento. Morrone riferisce di una chat tra la sorella di Tiziana Mirabelli, Simona, la quale pretendeva la restituzione di una ‘carta‘ da parte della sorella sulla quale veniva accreditata la pensione della madre. Morrone cita un “messaggio vocale in cui si chiede tale restituzione”. Chat vocale per la quale l’avvocato Cristiano ha chiesto la trascrizione.

Movimenti sulla carta e la denuncia di furto 

Il comandante Morrone racconta di alcuni versamenti da parte di Tiziana Mirabelli ed in particolare, il 14 febbraio, giorno del delitto, di 1.800 euro: “versamento eseguito all’ufficio postale di piazza Crispi, sul libretto cointestato con la madre”. “Il signor Gioffrè – racconta Morrone – aveva un accredito di pensione che prelevava dallo sportello”.

Si fa poi riferimento alle due abitazioni poste sullo stesso pianerottolo della palazzina di via Monte Grappa, accessibili l’una con l’altra in quanto “divise da un muretto facilmente scavalcabile – spiega il comandante”. Un’area che bypassa le telecamere posizionate in casa di Gioffrè. Il dettaglio fatto emergere dall’avvocato Cristiano è legato alla denuncia di furto, da parte di Tiziana Mirabelli a dicembre del 2023 a seguito di un secondo sopralluogo nell’abitazione dell’imputata. “I sigilli non erano violati – riferisce Morrone – ma mancava un televisore e abbiamo rilevato la finestra divelta”. Il tutto mentre l’abitazione è sotto sequestro. Tiziana Mirabelli nella denuncia di furto, fa riferimento anche ad una scatola con un fondo di colore rosso, già emersa nella precedente udienza.

Infine viene sentito il carabiniere Ferdinando Muraca, della stazione di Cosenza Centro che riferisce di alcune intercettazioni relative a conversazioni con familiari che Tiziana Mirabelli ha in carcere, nell’Istituto penitenziario di Castrovillari, nelle quali lei parla del suo rapporto Gioffrè e dalle quali emergerebbero presunte molestie. Muraca riferisce di non ricordare tale dettaglio. L’udienza è stata aggiornata al 6 maggio prossimo.

 

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