Cosenza: “Se tu fossi me”, la storia di Sergio Giannino del Giudice in un film

"La vita è così bella che a volte non ci credo". E' solo uno dei post su Facebook di Sergio Giannino del Giudice. Il film racconta la sua storia da malato oncologico

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COSENZA – “Lupi alè, lupu du core…” canta il protagonista nel trailer del film intitolato “Se tu fossi me”, liberamente ispirato alla storia di Sergio, cosentino, che dal 25 al 28 novembre sarà proiettato, in anteprima nazionale, al Cinema San Nicola. Un progetto cinematografico prodotto da Bici Production, Associazione Pancrazio e Addigi, che racconta il cancro con emozione ma anche con ironia ed energia e narra anche quanto sia importante il rapporto empatico tra medico e paziente. Il film, con Daniele Derogatis, Roxy Colace e Paolo Mauro, scritto e diretto da Maria Teresa Carpino, vede la partecipazione speciale di Emanuela Rossi e Francesco Pannofino.

TRAILER

Otto anni fa a Sergio diagnosticarono un brutto tumore e la sua storia è stata anche raccontata in un libro “Amati Sempre“. Nel film ci sono le emozioni, positività, ma anche la paura che poi sarà sconfitta. Una vita che cambia inesorabilmente dopo la diagnosi ma il sorriso non lo ha mai abbandonato e anche questo lo ha aiutato a superare ogni dolore.

Sergio Giannino del Giudice ha raccontato la sua storia e anche i dettagli di questo lavoro cinematografico ai microfoni di Rlb

ASCOLTA 

“Il tumore ha cambiato il mio rapporto con il tempo – scrive in uno dei suoi tanti post sui social – come se stessi appeso fra il cielo e la terra. Vedo tutto dall’alto, planando piano su secondi e minuti più lenti. Questo mi consente di stare più attento alla vita, di vedere, come attraverso un cannocchiale, la più piccola creatura, i più svariati colori, sentire le più sonore risate e i più struggenti pianti. Mi avvertivo fermo e questa sospensione tuttora mi ritorna contentezza e tenerezza. È come se Dio mi avesse concesso la grazia di vivere scientemente, di porre i miei sensi al servizio di ogni bellezza che mi sfiora”.

“Forse il mio sorridere sempre è anch’esso legato al mio nuovo tempo, perché iniziare ora per me non contempla necessariamente il terminare. Vivo su un galleggiante, un deltaplano, sull’anima mia che volteggia su cieli mai esplorati. È una bella sensazione e per questo ringrazio la mia malattia, la mia sofferenza, che mi ha donato argini fiorati, futuri inesistenti e passati dimenticati”.

 

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