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Perché le scoperte di San Casciano e Riace non possono essere paragonate

Ma davvero c’è un primato in discussione? Risponde il professor Paolo Brocato, docente di Etruscologia e Antichità italiche all’Unical

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RENDE (CS) – È di pochi giorni fa la notizia di un eccezionale ritrovamento archeologico a San Casciano dei Bagni in Toscana. Si tratta di una scoperta sensazionale effettuata dal team coordinato dal prof. Jacopo Tabolli dell’Università per Stranieri di Siena, effettuata nel santuario termale di età etrusco-romana.

L’importanza della scoperta risiede nel tipo di reperti scoperti, nella qualità e quantità ma soprattutto nel fatto che sono stati trovati nel contesto stratigrafico originario, senza che siano intervenute manomissioni moderne. I reperti erano stati adagiati in una grande vasca termale, verosimilmente con l’intenzione di proteggerli occultandoli, in una fase di sistemazione o ridimensionamento dell’area sacra.

All’interno della vasca sono state rinvenute ben 24 statue bronzee e molti altri manufatti tra cui diversi ritratti, ex voto anatomici, e numeroso materiale archeologico databile al II-I sec. a.C. Altro aspetto molto importante è che molti manufatti presentano iscrizioni etrusche e latine. I reperti infatti recano incisi nomi di divinità e nomi delle famiglie gentilizie dedicanti. Il contesto è dunque apparso agli archeologi così come lo avevano lasciato gli antichi. Una scoperta dunque che getterà nuova luce su aspetti della cultura etrusca e romana in una fase particolarmente tormentata sul piano storico politico e sociale.

Gli studiosi ben sanno quanto la scoperta di statue in bronzo dell’antichità greca ed etrusco romana sia un evento raro. Fin dall’antichità le statue furono fuse per ricavarne altre o per realizzare manufatti meno nobili, destino che ancor più ha avuto il suo corso nella fase tardo antica e medievale. Ecco quindi il motivo per cui quando si ritrovano statue in bronzo antiche la scoperta ha sempre grande rilevanza. Soprattutto se poi lo stato di conservazione è eccezionale, come è accaduto a San Casciano.

Sono stati evocati i bronzi di Riace che, proprio in questi giorni hanno visto captare nuovamente l’attenzione scientifica per l’importante Convegno I Bronzi di Riace 50 anni di studi e ricerche, in corso al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Non è un caso che il ritrovamento archeologico abbia avvicinato le due scoperte, in quanto entrambe caratterizzate da esemplari della statuaria bronzea antica pressoché intatti. I due gruppi di bronzi sono accomunati da vicende, successive alla loro creazione e al loro uso, che hanno permesso, in circostanze molto diverse, di giungere fino si nostri giorni. Destino molto raro, come abbiamo detto, per la bronzistica antica e soprattutto per i bronzi di dimensioni consistenti. Il richiamo subito dopo la scoperta ai Bronzi di Riace va inteso in questo senso, null’altro a mio avviso. Statue accomunate dalla fortuna di essersi salvate dall’incuria del tempo e dall’avida mano dei fonditori.

Al di là di questo parliamo di due contesti culturali e cronologici estremamente diversi che non possono essere paragonati tra loro. La scoperta di San Casciano appartiene alla cultura etrusco-romana del II-I sec.a.C., i bronzi di Riace alla cultura ellenica della metà del V sec a. C.. Sono tra loro distanti nel tempo, cambiano le circostanze storiche ma anche lo stile artistico che aderisce a modelli e gusti differenti. Anche la committenza è diversa. Così anche le dimensioni se vogliamo entrare nel dettaglio. Inoltre il contesto stratigrafico di giacitura dei reperti toscani appare intatto, al contrario della situazione e delle circostanze di ritrovamento dei bronzi di Riace. Non dobbiamo commettere l’errore di togliere dai loro contesti queste opere per paragonarle e per stabilire una graduatoria, sarebbe una operazione scorretta metodologicamente e poco scientifica.

Se queste sono le prime impressioni generali dobbiamo però aspettare le relazioni scientifiche e le pubblicazioni della nuova scoperta, stando comunque tranquilli che la fama e l’importanza dei Bronzi di Riace non sarà mai offuscata, se qualcuno lo avesse mai pensato, ma eventualmente sempre più contestualizzata attraverso nuovi studi e ritrovamenti.

Nuove e vecchie scoperte dimostrano quanto sia importante promuovere la ricerca e la valorizzazione dei beni archeologici del nostro Paese, tenendo però ben presente che a fronte di ritrovamenti eclatanti – estremamente importanti – ci sono tante altre scoperte che formano la trama dei paesaggi e la quotidianità dell’uomo antico, senza le quali le grandi scoperte non avrebbero senso storico e perderebbero la loro eccezionalità. Per questo la vera sfida per il futuro è di conoscere, preservare e valorizzare il paesaggio, applicando una politica attenta al recupero dei luoghi e delle identità dei territori anche attraverso il patrimonio archeologico.

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Dall’Unical a Polistena per studiare il modello di antimafia sociale di don Pino Demasi

L’iniziativa di oggi si chiuderà con il rinnovo dell’adesione al locale coordinamento di Libera del Laboratorio di Pedagogia dell’Antimafia Unical

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RENDE – Cinquanta studenti universitari nella Piana di Gioia Tauro per studiare il modello di antimafia sociale di don Pino Demasi. Oggi a Polistena presso le sedi della Cooperativa Valle del Marro-Libera Terra e Centro polifunzionale Padre Pino Puglisi, si svolge il 31° laboratorio esterno del progetto scientifico- didattico Pedagogia dell’Antimafia, giunto al 12° anno di lavoro accademico, e attivo presso il Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Unical, diretto da Roberto Guarasci.

Studenti e studentesse del Corso di Studio in Scienze dell’Educazione (modalità mista) dell’Università della Calabria si recheranno nella Piana di Gioia Tauro per approfondire sotto la guida di don Pino Demasi, fondatore di Libera, le strategie di resistenza territoriale al potere mafioso. Gli studenti dopo aver visitato le strutture confiscate ai clan reggini (i campi di Libera Terra presso Castellace di Oppido Mamertina), chiuderanno la giornata presso la sede del coordinamento di Libera per la Piana di Gioia Tauro ubicata a Polistena nel Centro Puglisi, soffermandosi sulle metodologie di contrasto culturale alla società mafiosa con gli attivisti del movimento antimafia.

Le finalità didattiche dell’iniziativa sono duplici: da un lato, presentare agli studenti e alle studentesse, in modo concreto e non retorico, gli aspetti chiave della cultura mafiosa e della sua complessa pedagogia; dall’altro, costruire una didattica dell’inclusione sociale in grado di affermarsi come progetto collettivo di speranza e riscatto per il territorio calabrese. L’attività culturale, sociale e pedagogica di don Pino Demasi rappresenta qualcosa di straordinario per la Calabria e il Mezzogiorno, perché si possono misurare socialmente gli effetti della sua azione educativa e militante. Il percorso formativo esterno alle aule universitarie ideato ad Arcavacata – che ha toccato negli anni oltre alla Piana di Gioia Tauro, anche Palermo, Scampia, San Luca e le periferie di Cosenza – nasce proprio con don Demasi il 30 novembre del 2011, quando oltre 80 universitari si recarono per la prima volta da lui con l’obiettivo di studiare sul campo le dinamiche criminali e il linguaggio del potere mafioso. È opportuno sottolineare che i ‘laboratori in situazione’ di Pedagogia dell’Antimafia vengono svolti senza ricorrere all’utilizzo di denaro pubblico, come del resto tutte le altre proposte culturali e pedagogiche del progetto, e che l’uscita didattica a Polistena sarà completamente gratuita per gli studenti e le studentesse partecipanti al momento formativo.

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È dell’Unical lo scienziato italiano di maggiore impatto mondiale sulla ricerca informatica

Giancarlo Fortino, ordinario di Ingegneria Informatica, è tra i più citati al mondo nella classifica 2022 di Clarivate nel settore Computer Science

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RENDE (CS) – Il docente Giancarlo Fortino, dell’Università della Calabria, si conferma tra i ricercatori più citati al mondo, unico in Italia nel settore Computer Science. Lo certifica la classifica “Highly Cited Researchers 2022”, stilata da Clarivate Analytics, una delle società internazionali più accreditate nel fornire servizi basati sull’analisi di dati e informazioni relative alla ricerca scientifica e accademica. Il ranking identifica gli scienziati che hanno prodotto le pubblicazioni più citate nel proprio settore nell’anno di riferimento, esercitando un’influenza significativa nel campo della ricerca, e si basa sull’analisi eseguita dagli esperti di bibliometria dell’Istituto di informazione scientifica del Web of Science Group.  Nel 2022 sono stati selezionati 6938 ricercatori in tutto il mondo con riferimento a 21 aree di ricerca differenti, di cui 104 italiani tra atenei, enti di ricerca e istituzioni.

In particolare Giancarlo Fortino è l’unico ricercatore italiano presente nell’area Computer Science, che include solo 115 ricercatori “Highly Cited” in tutto il mondo, ed è inserito nell’elenco per il terzo anno consecutivo. Con riferimento alle differenti nazioni, la classifica di Computer Science è guidata dalla Cina con il 37% di propri ricercatori presenti e, a seguire, dagli Stati Uniti con il 18%.

Il rettore Unical: «orgoglio a livello nazionale e internazionale»

«Questo risultato – ha sottolineato il rettore Nicola Leone – è motivo di orgoglio per tutta l’Unical, che diventa l’unica università italiana a poter vantare un “Highly Cited Researcher” nell’area informatica, un traguardo significativo vista l’alta competizione a livello nazionale e internazionale. Un primato che è testimoniato ormai da diverse classifiche internazionali, come il Global Ranking of Academic Subjects di Shanghai, solo per ricordare l’ultima, nella quale l’Unical figura al secondo posto nazionale nell’ambito ‘Computer Science and Engineering’, preceduta solo dal Politecnico di Milano, e nella top 201-300 a livello mondiale».

Giancarlo Fortino è professore ordinario di Ingegneria informatica (Sistemi di elaborazione delle informazioni) presso il dipartimento di Ingegneria informatica, modellistica, elettronica, e sistemistica dell’Università della Calabria. È attualmente il coordinatore del corso di dottorato in ICT del Dimes ed è il delegato del Rettore alle relazioni internazionali extra UE. Nell’arco della sua carriera, il professor Fortino ha prodotto circa 600 pubblicazioni scientifiche (300 delle quali in riviste top del suo settore) nell’area ICT.

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Poca acqua anche all’Unical, l’appello agli studenti: “Limitate il consumo”

L’annuncio dell’ateneo di Arcavacata sui social: “La Sorical ci ha avvisato di aver ridotto la fornitura di acqua potabile”

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RENDE – “La Sorical – società che gestisce la risorsa idrica in Calabria – ha comunicato, a causa del calo fisiologico delle sorgenti, di aver ridotto la fornitura di acqua potabile”. Così recita un post dell’Università della Calabria dalla propria pagina facebokk, rivolto agli studenti. “Tale riduzione rende l’erogazione insufficiente a soddisfare la domanda idrica durante gli orari di svolgimento delle attività di Ateneo. E’ necessario, pertanto, fare un uso moderato e responsabile dell’acqua”.

Intanto oggi, lunedì 14 novembre, per consentire il completo riempimento del serbatoio a servizio dell’Università, è stata sospesa l’erogazione idrica dalle ore 00.00 alle ore 6.00.

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