Disabile torturato dal branco a Corigliano, “è l’odio della frustrazione e dell’ignoranza”

Pino Rotta, presidente del Corecom Calabria “Fenomeno preoccupante. Questo è il frutto di una lunga campagna di odio che i network fanno diventare d’immediato accesso e danno stimolo a quanti si sentono legittimati da chi istiga all’odio. Necessaria legislazione che fermi deriva odio”

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COSENZA – Quello dedicato al disabile torturato dal branco a Corigliano, che ha portato all’arresto di una persona, è uno dei più recenti titoli di cronaca. Non si può parlare più di fatti isolati ma di fenomeni sociali numerosi, diffusi e preoccupanti”. E’ quanto afferma, in una nota, Pino Rotta, presidente del Corecom Calabria, il Comitato regionale per le comunicazioni. “E’ questo ‘l’Uomo forte’ che cercano gli italiani? – si chiede Rotta – quello che l’ultimo rapporto Censis 2019 dichiara sia il modello cui aspira il 48% degli italiani? E’ più convincente la tesi del prevalere di una rabbia fomentata ad arte e che sta diventando strumento di chi non ha più punti di riferimento ne valori umani verso cui rivolgersi. Anzi rischia di sostituirsi ai valori positivi. Non sono più accettabili scuse, giustificazioni, alibi sociali o economici. Questo è il frutto di una lunga campagna di odio che i network fanno diventare di immediato accesso e danno stimolo a quanti si sentono legittimati da chi istiga all’odio, sia esso razziale, sessuale o addirittura verso persone indifese perché portatori di patologie invalidanti”.

Secondo il presidente del Corecom “questo è l’odio della frustrazione e dell’ignoranza e l’odio va prima punito, a cominciare dai ‘cattivi maestri’ per poi arrivare agli esecutori. Intanto che si cercano strade pedagogiche e sociali, che al momento non si vedono. La legge in questi campi, seppur ormai presente, non è sufficiente. Servono legislazioni molto più dure e determinate a difesa e tutela della dignità ed incolumità della persona. I network dovrebbero fare uno sforzo autonomo per frenare il diffondersi ‘virale’ di questi episodi sulle varie piattaforme. Non ci si può nascondere dietro la ‘libertà di pensiero‘. Non è così che si difende la libertà. Mi vengono in mente le parole del grande Sandro Pertini sulla libertà di pensiero: ‘Io posso avere idee diverse dalle tue ma mi batterò fino alla morte affinché tu le possa esprimere liberamente’. E quando il cronista gli chiese: ‘Ma questo vale anche per chi propaganda idee fasciste?’, la risposta fu secca e categorica: ‘No! Il fascismo è la negazione delle libertà, quindi deve essere combattuto non difeso!’. Oggi ritroviamo valori distorti che da troppi sono sottovalutati se non addirittura incoraggiati. In attesa che ci sia una chiara legislazione che fermi questa deriva di odio e istigazione alla violenza, almeno i media e, soprattutto, i social network – conclude il presidente del Corecom – dovrebbero darsi regole autonome per dimostrare che stanno dalla parte giusta: tutelare la dignità e l’integrità della persona, soprattutto se è minore, ma non solo perché la nostra Costituzione tutela la dignità di tutti e non solo di una parte”.

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