RENDE – Con una partecipata discussione introdotta dal prof. Guerino d’Ignazio, è stato costituito a Rende, il comitato di cittadini contro la legge Calderoli e a sostegno della raccolta delle firme per il referendum abrogativo. Promossa da AttivaRende, la riunione, presso il Museo del Presente, ha visto una nutrita partecipazione di cittadini e associazioni che hanno messo a disposizione il loro tempo, in questa caldissima estate, per contrastare, sostenendone il referendum abrogativo, questa legge sulla autonomia differenziata che spacca il Paese e indebolisce i diritti di cittadinanza, smantellando irrimediabilmente il senso della nostra carta costituzionale.
Il comitato rendese oltre a tanti cittadini singoli vede la presenza, della stessa AttivaRende, delle forze sindacali di Cgil e Uil, dei Riformisti Rendesi, RendeSI, dell’associazione Uniti per rinnovare, del Pd. Di docenti e studenti universitari. Si tratta di un nucleo iniziale al quale hanno già fatto pervenire adesione altri cittadini e altre forze politiche e sociali che verranno formalizzate nei prossimi giorni.
Un gruppo di forze che condivide le preoccupazioni ben illustrate dal prof. D’Ignazio, docente di diritto regionale e degli enti locali, designato all’unanimità presidente del comitato- di veder trasformata la nostra Repubblica in un stato arlecchino, con 20 regioni-statarello con l’irreversibile e drammatica frantumazione nella capacità dell’intero Paese di fare e attuare le proprie politiche pubbliche, di avere un ruolo a livello internazionale.
Un’autonomia differenziata che nasconde una vera e propria secessione dei ricchi, laddove le regioni più forti avranno più risorse disponibili mentre quelle storicamente più deboli approfondiranno ulteriormente il loro gap. Salteranno con questa legge i principi di solidarietà e cooperazione tra le varie parti del paese, passando da un regionalismo cooperativo e solidaristico a un esasperato regionalismo competitivo, con effetti drammatici nei servizi sanitari, nelle politiche scolastiche, nella contrattazione collettiva dei vari comparti lavorativi. Una legge che fa male certamente al mezzogiorno così come a tutta l’Italia. Per questo serve una mobilitazione importante e senza tentennamenti per garantire entro il prossimo mese di settembre una grande racccolta di firme per una Italia libera, unita, giusta.