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La vespa cinese entra a far parte dell’ecosistema calabrese

L’infestazione è stata combattuta con una lotta biologica attraverso l’introduzione di un insetto orientale che si nutre delle sue larve. I risultati tra Mendicino, l’intera provincia di Cosenza, parte del crotonese, reggino e catanzarese

 

MENDICINO (CS) – Non attacca gli esseri umani, ma distrugge i castagni. Un piccolo insetto nero con le ali, lungo 2 millimetri, in Italia ha quasi azzerato la produzione di castagne tra il 2014 e il 2015. L’arrivo del cinipide ha fatto registrare cali nelle forniture anche dell’85%. La Calabria e la Campania sono le ultime regioni italiane ad aver arginato il fenomeno del cinipide galligeno. La scorsa settimana è stata infatti portata a termine una ricognizione sulla presenza dell’imenottero noto come vespa cinese nelle aree castanicole dell’intero territorio cosentino, buona parte della provincia di Catanzaro e Crotone. A condurre le verifiche sul campo Alberto Alma direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, uno dei più accreditati studiosi a livello internazionale sulla lotta al cinipide galligeno.

 

Insieme a lui l’entomologa cosentina Vincenzina Scalzo che spiega come è stato ristabilito l’equilibrio dell’ecosistema calabrese con l’integrazione di due nuovi insetti orientali: il cinipide galligeno e il torymus sinensis. Il rilascio di quest’ultimo è avvenuto con fondi ministeriali, comunali, regionali. A Mendicino, Cerisano e Carolei per accelerare i tempi un gruppo di castanicoltori si è autotassato ad ha acquistato i ‘combattenti’ torymus per immetterli nei castagneti. Dai monitoraggi delle ultime ore è stato così appurato che questo ‘insetto buono’ è presente in un numero tale da impedire la riproduzione spropositata e dannosa della vespa cinese. Si è insediato con successo e la contrasta. Le larve del parassitoide in Calabria hanno in questo periodo già mangiato la maggior parte delle larve di cinipide.

LA VESPA CINESE IN ITALIA

La vespa cinese, cinipide galligeno, appare in Italia per la prima volta in Piemonte. Arrivata a Cuneo nel 2002, in un vivaio con degli innesti eurogiapponesi di castagni ha infestato tutta la penisola. «Si volevano impiantare degli ibridi di castagno – chiarisce la dottoressa Vincenzina Scalzo – e abbiamo importato i parassiti. La prima segnalazione in Calabria si è avuta nel 2009 nella zona di San Luca, nel reggino. Il Ministero delle Politiche Agricole per risolvere la problematica istituì un tavolo in cui si decise di contrastarne la propagazione introducendo un altro insetto orientale nei nostri castagneti, il torymus sinensis. Un insetto che non danneggia i castagni, e finora pare neanche le altre piante. Alla lotta chimica, rivelatasi in alcuni casi inefficace, si è preferita la lotta biologica. Essendo una vespa proveniente dalla Cina non aveva in Europa un antagonista, un agente nella catena alimentare che ne impedisse la riproduzione spropositata. L’azione di contrasto è stata avviata nel 2012 utilizzando questo insetto allevato nei laboratori dell’Università di Torino. Ora sono altri i paesi europei ad avere il problema come la Spagna, il Portogallo e la Grecia».

 

 

IL CONTROLLO BIOLOGICO

Un equilibrio dinamico. Per limitare lo sviluppo della vespa cinese è stato introdotto un insetto che si nutre di larve di cinipide. Un metodo applicato anche in Giappone dopo l’arrivo del cinipide dalla Cina del Nord. «Analizzando le larve – spiega Scalzo – abbiamo appurato che in Calabria il problema è avviato a soluzione. Nell’arco di due anni il cinipide non sarà più un problema perché la vespa cinese e il suo antagonita si sono integrati nel nostro ecosistema. Già a partire da questa stagione la produzione e la sopravvivenza dei castagneti non sarà più compromessa. Le palline di legno che vediamo sul fusto delle querce sono i nostri cinipidi, quelli europei. Delle escrescenze tondeggianti provocate da insetti di cui si nutrono dei parassitoidi già presenti nell’ecosistema locale. Per questo non destano preoccupazione. Questi toridei autoctoni possono spostarsi sui castagni e debellare le larve di vespa cinese, ma non oltre il 5%. Magari in 15 anni la natura avrebbe fatto la sua selezione, ma così avremmo perso le piante che indebolite sarebbero morte per altri patogeni o parassiti. Ora l’insetto utile si sta moltiplicando in maniera veloce lo abbiamo trovato in tutte le centinaia di galle che abbiamo aperto».

LA SITUAZIONE IN CALABRIA

La massiccia presenza della vespa cinese all’inizio dell’infestazione impediva la crescita dei germogli, non c’era fioritura sui castagni, la crescita delle piante era ridotta, le foglie diventavano striminzite e diminuiva di conseguenza la capacità fotosintetica. «La pianta – afferma l’entomologa – viene indebolita e diventa preda di altre patologie fitosanitarie come il cancro, il mal dell’inchiostro. Malattie che si riuscivano a contrastare evitandone la morte fino a qualche anno fa, ma non dopo l’arrivo del cinipide. Molti castanicoltori vedendo ancora sui castagni le escrescenze, le galle, si preoccupano, ma la differenza si vede nei germogli che stanno per fiorire. Poi se ci sarà maltempo, o l’umidità eccessiva dell’anno scorso che ha comportato danni a causa di un fungo, è ovvio che la produzione sarà di nuovo bassa. Da oggi però possiamo però escludere che ciò sia da attribuire alla vespa cinese».

 

LA TESTIMONIANZA DI UN AGRICOLTORE

Santino Amendola è un castanicoltore di Mendicino. Da cinque anni convive con il cinipide che ha annientato la produzione del suo castagneto. La massiccia presenza di questo insetto infatti impediva la crescita dei germogli. «Sono anni che non abbiamo reddito e continuiamo ad avere spese. Finalmente – afferma soddisfatto il signor Amendola – è tornato il fogliame e la differenza sulla fioritura è evidente. E’ molto importante per noi che lavoriamo con una specie autoctona tipica della provincia di Cosenza, molto dolce, che va tutelata per evitare che si estingua. Il problema è risolto dobbiamo ora lottare contro altre problematiche». Parlando con castanicoltori torinesi e modenesi infatti gli agricoltori calabresi hanno appreso che, pur essendo l’infestazione da cinipide ormai debellata, sono alle porte nuovi pericoli. Uno tra questi è il marciume del frutto, malattia causata da un fungo, che fa diventare nero l’interno della castagna rendendola immangiabile. Una fitopatologia data dal fatto che l’Italia ha importato castagne nel periodo in cui la produzione nel 2014 si era azzerata.

 

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