Statali, previsto aumento fino a 190 euro al mese in contratto: a chi spetta

Il nuovo contratto degli statali prevede un aumento medio mensile di circa 160 euro, che può arrivare a 190 euro per alcune figure professionali

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ROMA – Per il rinnovo dei contratti del comparto statale che comprende ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, l’Aran ha confermato la proposta di incrementi della retribuzione media complessiva a regime di 160 euro, pari al 5,74%. Si può arrivare a 190 euro per alcune figure professionali. Nelle loro reazioni ufficiali quasi tutti i sindacati, dalla Cgil alla Uil e alla Flp, hanno voluto sottolineare che i fondi a disposizione sono considerati scarsi. Ecco le novità emerse.

La proposta di aumento

Entra nel vivo sul tavolo delle trattative il rinnovo del contratto delle Funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici). Il 23 luglio si è tenuta una riunione con i sindacati, in cui l’Aran (l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) ha confermato la proposta di incrementi della retribuzione media complessiva a regime di 160 euro, pari al 5,74%.

In cosa consistono gli aumenti

L’Aran in una nota ha chiarito che gli aumenti “assorbono gli acconti erogati dallo Stato nel dicembre 2023 per tutto il 2024, consolidandoli nel contratto collettivo”. Il contratto riguarda il periodo 2022-2024. Gli incrementi – evidenzia il presidente, Antonio Naddeo – “sono unici per tutto il comparto: ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, e permettono di avere risorse residue dall’ammontare complessivo. Tuttavia – precisa – poiché ogni settore ha una retribuzione media diversa, residuano circa 30 euro medi mensili per tutto il comparto. Il sindacato ci ha chiesto di esplicitare ogni singolo settore: per i ministeri residuano 19 euro, per le agenzie fiscali 45 euro e per gli enti pubblici non economici 58 euro. Occorre decidere se fare confluire questi residui in parte sugli incrementi tabellari o solo nella contrattazione decentrata”

La tabella di marcia

Alcune organizzazioni come Cgil, Uil e Usb, sottolinea Naddeo, “hanno dichiarato l’insufficienza delle risorse per il rinnovo del contratto, ma hanno comunque lanciato delle proposte di miglioramento del testo. Ora ci fermiamo per la pausa estiva e riprenderemo a settembre. Vedremo se sarà possibile migliorare ulteriormente il testo, sia per il lavoro agile, sia riguardo alle relazioni sindacali, e come ripartire le risorse residue”. Dunque si vedrà dopo l’estate se i discorsi avviati porteranno alla firma dell’intesa o se si dovrà aspettare il 2025

Le cifre e chi è interessato

L’aumento medio mensile si aggira sui 160 euro lordi e può salire a 190 euro in alcuni rami della Pubblica amministrazione centrale. Il contratto comprende circa 122mila ministeriali (con retribuzioni medie più contenute), quasi 38mila dipendenti delle agenzie fiscali e 37mila che lavorano negli enti pubblici non economici come Inps e Inail, in cui gli stipendi sono in media più alti. L’Aran indica un incremento da 110,4 euro per gli “operatori”. Per gli “assistenti” l’aumento è di 116,1 euro mentre sale a 141 euro per i “funzionari”. Si arriva a 194 euro per le “elevate professionalità”, nuova area creata con l’ultimo rinnovo contrattuale per inglobare quadri tecnici della Pubblica amministrazione

 

Sindacati insoddisfatti

Secondo il leader della Uil pubblica amministrazione, Sandro Colombi, l’Aran non ha messo in campo nessuna novità sul piano delle risorse per il rinnovo del contratto nonostante le numerose richieste da parte sindacale. Le richieste sindacali “consentirebbero un parziale riallineamento rispetto ai contratti già chiusi di altri settori lavorativi”. Le varie sigle, dalla Cgil alla Flp, hanno sottolineato che i fondi a disposizione sono considerati scarsi. “Bisogna che il governo faccia la propria parte fino in fondo e metta ulteriori risorse nella prossima legge di Bilancio”, dice la Cgil

Le bozze

Da quanto emerso nell’ultima riunione, è possibile avere un quadro dei termini principali del confronto. Gli aumenti proposti sono superiori in modo netto rispetto alle precedenti offerte. E come spiega Il Sole 24 Ore, il testo completa molti percorsi avviati dal contratto 2019/21, firmato due anni fa, ad esempio la parte sul lavoro agile “liberalizzato dai vincoli generali e modulabile con la contrattazione integrativa per estendere il numero di giorni lontano dall’ufficio da riconoscere per particolari categorie di lavoratori come i fragili, i titolari di permessi ex legge 104 o i destinatari delle norme a tutela della genitorialità”. Inoltre si dovrà ancora discutere della proroga al 30 giugno 2025 delle progressioni in deroga ai titoli di studio richiesti dai nuovi ordinamenti.

 

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