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Il posto di lavoro? Lo vendono le coop. sociali, tra caporalato e truffa

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COSENZA – Dirigenti e funzionari comunali sotto torchio. Tra gli indagati anche alcuni presidenti delle cooperative sociali di tipo B.

Le 47 cooperative nate con il lodevole intento del reinserimento sociale di ex detenuti finiscono sotto la lente della Procura di Cosenza. Nel fascicolo cui contenuti sono stati sinteticamente riportati da Marco Cribari sul quotidiano Calabria Ora si parla di una vera e propria compravendita di posti di lavoro. Un meccanismo rodato che si intreccia con la politica, a cui i voti, anche quelli delle tute arancioni, fanno sempre comodo. I reati ipotizzati sono truffa e falso. Ad oggi però gli inquirenti pare abbiano ampliando il campo d’indagine e stiano vagliando il livello di infiltrazione della criminalità organizzata all’interno delle cooperative. L’inchiesta nata da un esposto anonimo da parte di un lavoratore porta alla luce ciò che da tempo è sotto gli occhi di tutti i cosentini: si pagano sei milioni di euro l’anno per servizi alla collettività per nulla eccellenti. Non certo per colpa dei lavoratori. Anzi. Nel corso degli anni i dipendenti delle cooperative, da quanto emerge dalla denuncia inoltrata alla Procura bruzia, avrebbero subito le perverse dinamiche amministrative delle cooperative sociali indagate. Contributi e assegni familiari non versati pare fossero all’ordine del giorno per alcuni, mentre per i prescelti il salario veniva corrisposto anche senza fornire alcun tipo prestazione. Accuse gravi contenute in una denuncia anonima, che in quanto tale, non pare abbia valore probatorio.

 

La Digos intanto indaga su buste paga, questioni fiscali, contributive e societaria districandosi tra gli escamotage che con notevole creatività pare siano stati messi in atto per seppellire una gestione oscura dei finanziamenti pubblici. L’assessore Vizza che da qualche giorno ha abbandonato la nave delle cooperative lasciando ai posteri la sua delega tuona contro le notizie divulgate a mezzo stampa sul suo coinvolgimento. “E’ assurdo – spiega l’assessore Vizza – io non sono indagato, sono parte lesa. Come ogni assessore, non ho incarichi gestionali, la gestione monetaria riguarda dirigenti e funzionari. Il dirigente in carica quando è partita l’indagine inoltre è stato rimosso dal suo incarico dopo l’insediamento della Giunta Occhiuto. L’unica cosa che mi  si contesta è di aver reso delle false dichiarazioni al pm. E chiarisco subito di cosa si tratta. Secondo la Procura io avrei ricevuto delle minacce dagli operatori delle cooperative, minacce che secondo me non erano da ritenersi tali, tant’è che non ho mai sporto denuncia. Si tratta di modi di parlare coloriti, che per me non costituiscono minacce. Indi per cui io che sono stato sentito in quanto persona informata dei fatti, non come indagato, e dico che di non aver ricevuto alcuna intimidazione sono stato accusato solo di aver negato quella che per me non era assolutamente una minaccia”.

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