Cosenza: la banda ‘seriale’ preferiva Jeep e Panda, le richieste di denaro alle vittime

Sono stati 18 i furti documentati in un ristretto arco temporale. A 5 indagati viene contestato il delitto associativo avendo costituito una "stabile organizzazione"

COSENZA – Sono 14 in totale gli indagati e sei le persone raggiunte da altrettante misure cautelari (2 in carcere, 3 di sottoposizione agli arresti domiciliari e 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria),eseguite stamattina dai carabinieri di Cosenza e accusate, a vario titolo, di furti aggravati di veicoli e attività estorsive. I furti di auto e furgoni sarebbero stati compiuti non solo a Cosenza, ma in diverse località della provincia.

Un gruppo criminale che agiva in maniera seriale, con collaudati rituali che prevedevano l’individuazione del mezzo da rubare, il reperimento di attrezzatura utile alla commissione del reato (in particolare centraline), la custodia del veicolo, oggetto di furto in decentrati siti di stoccaggio. Poi, dopo aver rimosso i sistemi GPS delle assicurazioni e portato il veicolo lontano dal luogo del furto, partiva la richiesta di denaro alle vittime quale ricatto per la restituzione dei mezzi rubati. Il cosiddetto “Cavallo di ritorno”

Furto e cavallo di ritorno: ognuno aveva un ruolo

Agli indagati è, infatti, contestato il delitto associativo avendo costituito una stabile organizzazione. Ognuno aveva il proprio ruolo nella commissione dei furti di veicoli e delle estorsioni che hanno interessato in particolare Cosenza e provincia, dal 2023. I furti avrebbero riguardato infatti anche i centri limitrofi, Rende, Rose, Montalto Uffugo. I malviventi utilizzando prediligevano in particolare i modelli Jeep ma anche Fiat Panda. I carabinieri hanno individuato anche la base logistica del gruppo, Piazza Silvio Taranto, che gli indagati definivano “Villaggio”. Lì il gruppo preparava i propri piani e metteva in pratica i furti muovendosi a bordo di una Fiat Punto. Furti che, come detto, avvenivano di notte tra Cosenza e l’area urbana.

Le auto smontate del GPS in luoghi isolati

Dopo aver rubato i mezzi, scorati sempre dalla Panda che faceva da apripista, questi venivano portati in luoghi isolati, spesso in campagne, e “ripuliti”, ovvero privati del localizzatore satellitari GPS dell’assicurazione, mentre un palo attendeva sulla strada principale, pronto a dare l’allarme in caso di arrivo delle Forze dell’Ordine. Le auto poi venivano portati in altri comuni e da li partiva la richiesta estorsiva ai proprietari.

Documentati 18 furti in pochi mesi

I carabinieri, che si sono avvalsi anche di intercettazioni, telecamere e sistemi di rilevamento hanno documentato 18 i furti in un ristretto arco temporale di pochi mesi e 3 le fattispecie estorsive correlate. Nel corso dell’attività di indagine sono stati tratti in arresto in flagranza di reato 3 persone (una finita in carcere e altre due ai domiciliari), il 29 dicembre scorso, per tentato furto aggravato in concorso a Rende. Eseguite perquisizioni personali, domiciliari e locali a carico di ulteriori 8 indagati, ai quali è stato notificato l’invito a rendere “interrogatorio preventivo”. A capo del dell’organizzazione, secondo l’accusa, c’erano Giuliano e Alessandro Mario, di 56 e 34 anni, rispettivamente padre e figlio.

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