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L’utopia del recupero di produzioni e di cereali antichi, il progetto “il seme che cresce”

Gli spazi appartenuti alle ex Officine delle Ferrovie della Calabria e abbandonati dal 2003, sono utilizzati da diversi anni da una rete di associazioni e movimenti cosentini, che guidano l’esperienza di un laboratorio sociale con diverse attività nei capannoni che furono delle Ferrovie calabresi.

COSENZA – Qui, ogni sabato mattina, si svolge il mercato dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) con la vendita diretta di prodotti alimentari da parte di agricoltori (generalmente produttori o piccole aziende). L’esperienza di questi Gruppi, sorti in Italia alla fine degli anni ’90, nasce dalla volontà dei consumatori di acquistare direttamente dai produttori seguendo i principi di quello che è definito “consumo critico”. È quel tipo di consumo cioè che nasce da una filiera di acquisto corta, contraddistinta da un alto grado di partecipazione e coinvolgimento da parte dei consumatori finalizzata al riconquistare una sovranità alimentare.
Accanto allo scopo primario di accorciare la filiera, generare un prezzo giusto e rendere l’acquisto di prodotti biologici più accessibile, vi è anche uno scopo prettamente politico, finalizzato alla creazione di occupazione, alla tutela dell’ambiente, all’incremento delle relazioni sociali e dei movimenti locali.
E qui che, in un sabato riscaldato da un tiepido sole quasi primaverile, incontriamo Mario Coscarello, uno degli artefici del progetto “Il seme che cresce”, un tentativo di laboratorio sperimentale per la ricostruzione di una filiera locale del grano da agricoltura biologica, inserito in un’iniziativa più vasta di rete di economia solidale, portata avanti dai GAS di “Utopie sorridenti” di Cosenza (www.utopiesorridenti.com).

Seme che cresce_9
Il progetto costruito da GAS di Cosenza vede coinvolti quattro aziende agricole, operanti nei comuni di Altomonte, Montalto Uffugo, San Marco Argentano, Roggiano Gravina, Francavilla M. e Lamezia Terme, alcuni piccoli produttori (Fausto, Giuseppe, Giovanni, Luigi, Mario, Melio e Teresa) e un discreto numero di consumatori associati, è finalizzato, tra l’altro, alla costruzione di un percorso aiuti i piccoli produttori locali a recuperare le conoscenze che si riferiscono alle coltivazioni e alle metodologie utilizzate in un passato non tanto lontano.
L’idea iniziale del progetto è stata, infatti, quella di recuperare la coltivazione di un grano antico, ritenuto uno dei capostipiti dei più moderni grani duri, il “Senatore Cappelli”, che prende il nome dal personaggio che fornì, nel secolo scorso, all’agronomo Strampelli i terreni per sperimentare il recupero della coltivazione del cereale antico.
A questo si sono aggiunti nel tempo altri ecotipi: Timilia, Saragolla e Tagan Rog, tra i frumenti duri, Gentil Rosso, Verna, Censarola, Carusella, Generoso, Quaderna, Jermanu, Maiocorca, Autonomia A. e Frassineto, tra i frumenti teneri. L’attività, iniziata da quattro anni, è partita dalla sperimentazione su piccoli appezzamenti di terreno e si è arrivati a circa quindici ettari coltivati con coltivazioni che cominciano a dare delle rese apprezzabili.

GAS 2
Quello che è più importante, però, tiene a rilevare Coscarello è “l’avere avviato con successo una filiera produttiva corta, che rispetti i valori dell’economia solidale, soprattutto senza avere alcun tipo di contributo dalle istituzioni, cosa questa che spesso genera processi drogati e non efficaci nel tempo”.
“Inoltre –  precisa Coscarello – anche se partiamo da una piccola e limitata esperienza la creazione di una domanda di prodotti locali e il sostegno ai piccoli produttori possono certamente contribuire a innescare meccanismi capaci di generare pratiche e sperimentazioni solidali, sociali, eque, inclusive”.
Tutto questo perché, come si legge in un documento del 2010 dello stesso Coscarello, “la soddisfazione dei propri bisogni e desideri passa attraverso il consumo di prodotti buoni non solo per la qualità ma anche per come sono stati prodotti, per l’attenzione all’ambiente e le condizioni dei lavoratori. La dimensione individuale e quella collettiva si uniscono e sono entrambe necessarie per il benessere del soggetto”.
L’attività del progetto ha visto non solo il coinvolgimento delle aziende agricole nelle nuove coltivazioni ma anche quello della trasformazione grano naturale ottenuto dai raccolti che viene molito in modo naturale e rispettoso dell’ambiente, attraverso antichi metodi di macinatura con l’utilizzo di mulini ad acqua con macine a pietra. Dalla farina ottenuta, che nell’ultimo anno ha registrato una produzione di circa 150 quintali, è stata avviata la produzione di pasta fresca e secca, anch’essa in vendita presso il mercatino dei GAS.

Seme che cresce

Il progetto, inoltre, ha previsto anche una campagna di pre-acquisto, avviata nella scorsa estate, che ha permesso ai consumatori interessati all’acquisto di prenotare l’acquisto dei prodotti di filiera previsti (pane, frese, farina, semola, pasta fresca e secca) realizzando in questo modo un finanziamento alla produzione per i piccoli produttori, riducendo i rischi di mancata vendita e permettendo un prezzo finale accessibile ed equo.
Lo slogan adottato dai produttori, in questo caso, è chiaro ed esplicativo: “……. a luglio mieteremo e allora il grano non sarà più il grano di Peppe, Luigi e Teresa, ma sarà il grano di tutti”. Presso l’Istituto Agrario “Tommasi” di Via Panebianco a Cosenza, infine, il progetto ha anche realizzato un percorso di ricerca allestendo un campo sperimentale con tredici ecotipi recuperati insieme agli studenti della scuola e sono stati programmati una serie di seminari, di carattere informativo, al fine di creare sempre più una maggiore consapevolezza verso i prodotti locali e naturali.