Veglia di preghiera a Roccella Ionica per ricordare vittime e dispersi del naufragio

Il vescovo mons. Oliva "la nostra umanità è alla deriva. Urge una conversione politica una politica per l’umanità, una politica di accoglienza"

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ROCCELLA IONICA (RC) – Decine di persone ieri sera, hanno preso parte alla veglia di preghiera che si è svolta a Roccella Jonica, promossa dalla curia arcivescovile di Locri-Gerace per ricordare i 30 morti e i dispersi nel naufragio avvenuto domenica scorsa a circa 100 miglia al largo delle coste della Locride. “Tragedie che avvengono dinnanzi ai nostri occhi – ha sottolineato il vescovo Francesco Oliva – eppure nulla si muove. La nostra umanità è alla deriva e ogni naufragio è un segno tangibile dell’incapacità di proteggere le persone più vulnerabili. Urge una conversione politica una politica per l’umanità, una politica di accoglienza”.

Roccella Ionica come Cutro

“E’ l’ennesima tragedia umana che rende il Mediterraneo luogo di morte per uomini, donne e bambini in fuga da persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani. Un altro dramma su cui il Partito Democratico nazionale e regionale si interroga, nel silenzio generale, rispetto a quali interventi l’Italia avrebbe potuto mettere in campo davanti ad un naufragio per il quale, per cinque giorni, nessuno è intervenuto, lasciando in balia delle onde e della disperazione decine di persone e bambini”.

Un silenzio assordante su cui anche i media locali si interrogano e che il Partito Democratico della Calabria vuol contribuire a rompere, anche partecipando, rappresentato dal segretario, sen. Nicola Irto, alla veglia di preghiera organizzata ieri sera dalla Diocesi di Locri-Gerace e dalla Caritas, proprio a Roccella Ionica.

“Le politiche migratorie della destra al Governo confermano l’indifferenza verso la componente umana del fenomeno – ha dichiarato Irto, a margine della veglia – noi riteniamo che non si possa prescindere, invece, dal considerare i motivi profondi per cui tanti esseri umani fuggono dalla loro terra – circa 130 milioni, secondo le ultime stime dell’UNHCR, i rifugiati nel mondo- spesso senza nemmeno la possibilità di portare con sé gli affetti più cari, obbligati a scappare per sfuggire a morte sicura. Si tratta di esseri umani che hanno come ultima opzione di vita il tentativo di attraversare il mare e ricostruire il proprio avvenire, l’Italia non può girarsi dall’altro lato lasciandoli morire in mare. Il Governo ha una posizione ideologica sul tema, portata avanti con il solo scopo di gettare un osso al proprio elettorato più estremista. La sensibilità della Chiesa e del vescovo Francesco Oliva, in questo specifico caso, sia da monito a tutti – ha concluso Irto – affinché si legiferi con più razionalità e umanità”.

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