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Università italiane sempre più care, come può studiare chi non ha reddito?

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COSENZA – Le università italiane sono sempre più care e costano più al Nord che al Sud, con tasse che diventano sempre più alte.

Lo conferma uno studio della Federconsumatori, che attribuisce a Milano il primato di Università più cara d’Italia. Qui gli studenti universitari, mediamente, pagano un minimo di 748,50 euro annui. Segue Padova con 722,77 euro l’anno per la fascia più bassa. Lo scorso anno era stata l’università di Parma quella più costosa. In molti casi, ma non sempre, le università differenziano gli importi delle tasse tra facoltà umanistiche e facoltà scientifiche; negli Atenei che adottano tale distinzione uno studente della facoltà di matematica, per esempio, paga tra il 5,26 e 6,25% di più a seconda della fascia di reddito di appartenenza rispetto ad un suo collega di lettere e filosofia. Secondo un rapporto, gli Atenei più “economici” sono quelli del centro Italia. La media del Nord supera quella del Centro, mediamente del 30% e addirittura del 42% per la prima fascia. Se si considera la media nazionale complessiva degli importi delle tasse, si registra un incremento del 3% rispetto allo scorso anno accademico. Ci troviamo quindi difronte ad una situazione in cui le tasse sono sempre più alte e che, inevitabilmente finiscono con l’influire sulla scelta degli Atenei e che pesano soprattutto sulle tasche di quegli studenti che scelgono di andare fuori sede per completare il proprio percorso di studi. Al Sud, più precisamente all’Università della Calabria, si è da poco tenuto un incontro con un gruppo di studenti. Diverse proposte sono state indicate dall’ex parlamentare Franco Laratta, che ha così dichiarato: “La lunga e devastante crisi economica che ha colpito l’Italia e ha messo in ginocchio la Calabria, sta provocando tanta povertà nelle famiglie calabresi. A tal punto che molti ragazzi non possono iscriversi all’università. Sono i figli dei ‘nuovi poveri’, di quei genitori che hanno perso il lavoro o sono rimasti senza alcun reddito.Occorre intervenire concretamente per sostenere quei giovani meritevoli che dopo le scuole superiori non possono continuare gli studi. Proponiamo che le università, la regione e gli enti locali, le banche e le migliori imprese, contribuiscano alla creazione di un Fondo regionale destinato a finanziare gli studi universitari dei ragazzi con buone valutazioni scolastiche, ma senza mezzi per continuare gli studi. Ogni anno si può dare la possibilità a tanti ragazzi di proseguire gli studi e di laurearsi. Proponiamo alla giunta regionale di intervenire subito per avviare le procedure e coinvolgere i soggetto istituzionali disponibili”.

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