Nessuna proroga per gli Oss idonei nella graduatoria Asp Cosenza: “grave ingiustizia”

"Mentre le altre graduatorie scorrevano quella dell’Asp di Cosenza veniva osteggiata in tutti i modi mentre con circolari interni si assumevano altri Oss a tempo indeterminato", scrivono in una lettera firmata

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COSENZA – “Siamo O.S.S. della graduatoria ASP Cosenza e in questi ultimi due anni abbiamo toccato con mano i doppi standard della politica calabrese, la quale viene mossa senza uniformità e integrità legislativa”. Così inizia la lettera firmata dagli O.S.S. idonei graduatoria Asp Cosenza deliberata il 5 ottobre 2021. “Premesso che siamo solidali con tutti i colleghi della categoria, di qualsiasi provincia, con questa lettera scopriamo le carte e vogliamo porre dei quesiti all’opinione pubblica, in primis, e al commissario alla sanità della Regione Roberto Occhiuto, al Dirigente del Dipartimento Tutela della Salute, Tommaso Calabrò, all’avvocatura regionale, al Direttore Generale dell’Asp di Cosenza, al dottor Remigio Magnelli e a chi risiede in Consiglio Regionale. Com’è possibile prorogare solo due delle graduatorie O.S.S. attive all’anno 2023 con proposte di legge approvate in tempi record, e che non valgono per tutti indistintamente?

“Per l’Asp di Cosenza nessuna legge proroga”

In Calabria le graduatorie OSS attive erano cinque, ma le due leggi proroga sono state applicate solo a due graduatorie. Allora chiediamo perché e con quale scrupolo è stata portata avanti una guerra contro dei lavoratori idonei, nello specifico gli O.S.S. dell’Asp di Cosenza. Di fatto, nel Luglio del 2024 l’avvocatura regionale ha notificato un parere, nel quale spiega che le graduatorie covid non sono soggette alle proroghe, anche se con la L.29 del 2023 sono state prorogate tutte le graduatorie del 2021. Com’è possibile, allora, che l’avvocatura regionale emetta un parere e che questo venga fatto valere solo per un piccolo gruppo di lavoratori e non risulta vincolante per il resto del territorio regionale? Negli ultimi due anni, noi O.S.S. della graduatoria Asp Cosenza abbiamo lottato tanto, per quello che dovrebbe essere un diritto acquisito. Siamo stati offesi, umiliati, trattati in maniera iniqua. E mentre le sale operatorie chiudevano per mancanza di O.S.S., dall’Asp di Cosenza si procedeva con uno scarica barile infinito con il Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria. Al contempo venivano assunti, in deroga alla pubblicazione delle linee guida del fabbisogno del personale, circa 40 O.S.S. a tempo indeterminato, con delle semplici circolari interne. Da chi? Proprio dall’Asp di Cosenza su indicazione della Regione Calabria.

Per la metà del tempo della sua vigenza, la nostra graduatoria è stata definita scaduta, ma non è mai stata decretata la chiusura. La volontà era bloccarne lo scorrimento. L’apice si raggiunge con la mancata applicazione della proroga, nonostante la normativa di riferimento; scuse, intralci, interpretazioni di fantasia e soprattutto una regione che non è in grado di importi con un SSR compatto e uniforme in tutto il suo territorio. Così, con una classe politica colpevole e spettatrice di questa grave ingiustizia sociale, le altre graduatorie scorrevano e quella dell’Asp di Cosenza veniva osteggiata in tutti i modi. Allora ci domandiamo, com’è possibile legiferare con criteri quasi ad personam? Questa mala-politica, ricca di interessi particolari, ha portato avanti una disparità di trattamento, per anni, in maniera evidente e violando qualsiasi normativa al riguardo nonché il criterio di razionalizzazione della spesa pubblica. Si sappia, gli scenari e i personaggi politici cosentini e non, dietro queste scelte volute ed oculate, sono stati tanti. Eppure, all’esaurimento della graduatoria Asp Cosenza mancavano circa 40 posizioni, quaranta persone figlie di nessuno perché per noi le leggi regionali non sono state applicate. Eppure, l’altra legge proroga, di recente approvazione, (ottobre 2024) rivendicata con ardore da i consiglieri regionali Filippo Mancuso e Antonello Talerico, riguarda proprio una graduatoria Covid a tempo determinato e per sostituzioni, uguale a quella Asp Cosenza. Qualcosa non torna. Alcuni di noi in sostituzione hanno colmato criticità nei Pronto soccorso, nelle sale operatorie, nei reparti tutti, vantando anni di esperienza alle spalle che con spirito di abnegazione hanno messo a disposizione dell’Asp di Cosenza e della collettività, pur finendo immersi, per volere di pochi, in un contesto fatto da ingiustizia e precarietà.

“Noi lavoratori siamo solo merce di scambio e pacchetto di voti”

Del resto, noi e solo noi, non abbiamo mai ceduto alla guerra tra poveri innescata volutamente da regione, sindacati di parte e dall’Asp di Cosenza. Qualcuno è anche stato rispedito a casa dall’oggi al domani anche se la risorsa sostituita non fosse rientrata, ma solo per fare posto a delle richieste di mobilità dall’Asp di Reggio Calabria. Questo è quello che la città di Cosenza, che tutti i calabresi devono sapere: noi lavoratori della sanità siamo merce di scambio, pacchetti di voti, siamo visti come persone da corrompere attraverso il ricatto o la promessa di un meritato posto di lavoro. Le recenti affermazioni del consigliere Talerico, di Simona Loizzo e Filippo Mancuso risuonano come uno schiaffo in faccia. Siamo del parere che la dignità debba essere restituita ad un popolo e al suo territorio nel complesso, il resto è solo propaganda o tornaconto. Anche quando ha effetti positivi su pochi. Fuffa, potremmo dire. Con questa lettera vogliamo denunciare quanto è accaduto a noi ma che si verifica giornalmente sotto gli occhi di tutti e tutte. Ribadendo la nostra felicità per qualunque collega abbia accesso al comparto sanità, ora siamo pronti ad affermare che questa storia noi non la dimentichiamo, nonostante il Presidente Roberto Occhiuto, il Direttore Generale dell’Asp di Cosenza Antonio Graziano, il Direttore amministrativo Remigio Magnelli, la Corte dei Conti e tutti gli organi e le cariche rimaste silenti e complici lo abbiano già fatto. In questa terra ci sono figli e figliastri e noi, a futura memoria, ci ricorderemo di essere i figliastri”.

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