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tre arresti eumenidi

Bufera su Sacal: amici e parenti da inserire nell’Aeroporto, tutti i nomi degli indagati

Tre arresti e la richiesta di sospensione dai pubblici uffici per 12 persone indagate nella loro qualità di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

 

LAMEZIA TERME – E’ il bilancio dell’operazione Eumenidi, compiuta ieri dalla Guardia di Finanza di Lamezia nei confronti della società che gestisce l’aeroporto lametino, la Sacal, e che ha portato all’assegnazione agli arresti domiciliari del presidente Massimo Colosimo, del direttore generale Pierluigi Mancuso e di Ester Michienzi, responsabile dell’Ufficio legale. Le accuse sono di corruzione, peculato, falso, abuso d’ufficio, concussione, induzione a dare o promettere utilità e millantato credito. Le indagini riguardano presunte irregolarita’ nella gestione del progetto “Garanzia Giovani” finalizzato a inserire in un tirocinio retribuito alla Sacal, persone, sottolineano gli inquirenti, “meritevoli e rispondenti a precisi requisiti” e gestito invece in maniera clientelare. Ma sarebbero emersi anche episodi di peculato da parte dei dirigenti della società aeroportuale. Viaggi e soggiorni di lusso inseriti nei costi di gestione della società.

Gli altri indagati per il reato di ‘induzione indebita a dare o promettere utilità’ nelle rispettive qualità sono Vincenzo Bruno, Giuseppe Mancini, Bruno Scalzo, Pasquale Torquato, Gianpaolo Bevilacqua, Floriano Siniscalco, Roberto Mignucci. Avrebbero, in qualità di pubblici ufficiali e per i poteri legati alla loro funzione pubblica, indotto Massimo Colosimo e Pierluigi Mancuso ad avviare ad un tirocinio di formazione retribuito in Sacal da persone però, da loro indicate. Nessun merito, nessuna competenza, nessun requisito ma pressioni “con insistenza affinchè i propri amici e parenti fossero selezionati indebitamente per partecipare al tirocinio promosso nell’ambito del Programma Operativo nazionale (Pon) finanziato dalla Regione Calabria”.
 
A Vincenzo Bruno, presidente della Provincia di Catanzaro e componente del Cda di Sacal, la Procura contesta la segnalazione di un nominativo, quello di Alessio Soluri. Per Giuseppe Mancini, dirigente della Regione Calabria, l’accusa è di aver segnalato il nominativo di sua nipote, Patrizia Lamanna mentre Bruno Scalzo, assessore della giunta comunale di Conflenti e dipendente Enav all’aereoporto avrebbe ‘proposto’ Luigi Torquato, Angela Palermo e Daniele Stranges.
 
Ancora Pasquale Torquato, vicesindaco del Comune di San Mango d’Aquino avrebbe sottoposto il nome del figlio Luigi Torquato; Gianpaolo Bevilacqua, dipendente della Regione Calabria ed ex vicepresidente della Sacal avrebbe segnalato il nominativo di Roberto Saladini; Floriano Siniscalco, funzionario della Provincia di Catanzaro, avrebbe segnalato il nome di Barbara Fodaro, mentre Roberto Mignucci, membro del Cda Sacal, quello di Aida Plampieri Lupia. Per tutte queste clientelari assunzioni sono indagati sia Massimo Colosimo che Pierluigi Mancuso.
 
Il consigliere del comune di Lamezia, Emanuele Ionà, membro del Cda Sacal, è invece indagato per aver ‘promesso’ al direttore generale della Sacal “collaborazione, lealtà ed il proprio sistematico asservimento per fargli compiere un atto contrario ai doveri d’ufficio, rendendosi disponibile ad ottemperare ad ogni eventuale futura richiesta da parte della dirigenza della Sacal. In particolare, Emanuele Ionà avrebbe chiesto a Pierluigi Mancuso di inserire tra i giovani da avviare al tirocinio di formazione retribuito dalla Sacal , suoi amici e parenti, tra cui Alessio Zubba, Roberto Saladini, Giuseppe Adone, Roberto Romano e Giuseppe De Sensi. La promessa, secondo gli inquirenti, sarebbe stata mantenuta nel settembre del 2015 quando, nominato membro del Cda della Sacal in rappresentanza del Comune di Lamezia Terme, “ha votato a favore della conferma della presidenza di Colosimo Massimo, già raggiunto dalla notifica di un avviso di garanzia emesso nell’ambito della presente indagine, nonostante le richieste di dimissioni formulate da tutti gli altri rappresentanti degli enti locali in seno al Cda della Sacal”. E il Dg di Sacal, Pierluigi Mancuso avrebbe “accettato la promessa di collaborazione e asservimento avanzata da Emanuele Ionà per compiere un atto contrario ai propri doveri d’ufficio ovvero per inserire tra i giovani da avviare al tirocinio di formazione retribuito denominato “Garanzia Giovani”, Alessio Zubba, Roberto Saladini, Giuseppe Adone e Roberto Romano, nominativi indicati da Ionà”.
 

Le persone coinvolte nell’inchiesta Eumenidi sono ventuno (tre finite ai domiciliari):

 
Massimo Colosimo, 52 anni, nato a Catanzaro e residente a Milano, presidente Sacal (assegnato ai domiciliari)
Ester Michienzi, 46 anni, residente a Catanzaro, responsabile ufficio legale Sacal (assegnata ai domiciliari)
Pierluigi Mancuso, 61 anni, residente a Catanzaro, direttore generale Sacal (assegnato ai domiciliari)
 

Gli altri indagati

 
Sabrina Mileto, 47 anni, residente a Pizzo;
Angelina Astorino, 59 anni, residente a San Pietro a Maida;
Luigi Silipo, 64 anni, residente a Catanzaro;
Giuseppe Gatto, 57 anni, residente a Catanzaro, imprenditore;
Floriano Noto, 59 anni, residente a Catanzaro, imprenditore;
Giuseppe Vincenzo Mancuso, 44 anni, residente a Lamezia Terme;
Vincenzo Bruno, 58 anni, residente a Vallefiorita, attuale Presidente della Provincia di Catanzaro;
Giuseppe Mancini, 65 anni, residente a Catanzaro, dirigente della Regione Calabria;
Floriano Siniscalco, 47 anni, residente a Girifalco, funzionario della Provincia di Catanzaro;
Emanuele Ionà, 38 anni, Lamezia Terme;
Francesco Buffone, 50 anni, Lamezia Terme;
Bruno Vincenzo Scalzo, 49 anni, assessore del comune di Conflenti, dipendente Enav;
Gianpaolo Bevilacqua, 49 anni, Lamezia Terme, ex vicepresidente Sacal nonchè ex consigliere provinciale Catanzaro Pdl, attuale dipendente della Regione Calabria;
Roberto Mignucci, 62 anni, Roma;
Marcello Mendicino, 54 anni, Falerna;
Pasquale Clericò, 67 anni, Montepaone;
Ferdinando Saracco, 52 anni, Catanzaro;
Pasquale Torquato, 59 anni, vicesindaco del comune di San Mango d’Aquino.
 
Operazione Eumenidi Sacal2
 

Commenti e reazioni

Paolo Parentela deputato del Movimento 5 Stelle: «Gli arresti in Sacal sono la riprova che la magistratura è costretta a rimediare alle insufficienze della politica calabrese, sempre immobile e silente». «Il Comune di Lamezia Terme, la Provincia di Catanzaro e la Regione Calabria hanno chiuso gli occhi sui vertici di Sacal, di cui non hanno chiesto le dimissioni benché pendessero indagini penali per fattispecie gravissime». «Al presidente Massimo Colosimo e al consiglio di amministrazione il Palazzo ha consentito – prosegue il deputato 5telle – di concludere l’infausto scorporo societario, a proposito del quale gli attivisti 5stelle di Lamezia Terme avevano in solitudine denunciato il rischio di fallimento e la conseguente disoccupazione dei dipendenti transitati in Sacal GH, nonché la prospettiva che Sacal spa potesse passare a privati, perdendo il controllo pubblico». «Quanto paventato da 5stelle – osserva il parlamentare – diventa realtà nell’indifferenza del sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro. I lavoratori hanno già subito pesanti riduzioni di stipendio e a breve potrebbero trovarsi a spasso. Inoltre, per incapacità politica il Comune lametino ha perduto la maggioranza relativa, a beneficio di un imprenditore privato». «Questa storia – conclude Parentela – segna una pagina nera per la politica tradizionale, che sta distruggendo beni e strutture pubbliche, cancellando senza scrupoli il futuro di lavoratori e intere famiglie».
 
Dorina Bianchi sottosegretario al Turismo e deputato calabrese di Alternativa Popolare: «La vicenda giudiziaria di Sacal, come è giusto che sia, farà il suo corso ma, nel frattempo, è necessario offrire garanzie per il mantenimento e il riavvio dell’aeroporto di Crotone e mantenere i livelli occupazionali. Come ha specificato il procuratore Curcio, il collegio sindacale dovrebbe convocare l’assemblea straordinaria per la nomina di un nuovo consiglio di amministrazione. Auspico che questa soluzione venga percorsa in breve tempo anche in modo da permettere a Enac di portare avanti le opportune verifiche per la prosecuzione delle fasi successive all’aggiudicazione della gara per gli scali di Reggio e Crotone». «Il momento è delicato – aggiunge la Bianchi – e deve essere gestito con la massima celerità perché siamo vicini alla stagione estiva e le compagnie aeree hanno bisogno di tempo per poter programmare i voli sull’aeroporto. Al tempo stesso i tour operator hanno necessità di confermare quanto prima i posti letto alle strutture alberghiere. Una cosa però è certa, alla luce anche delle accuse mosse al management Sacal: l’unico asset aziendale dell’aeroporto di Crotone che è fondamentale per la ripartenza dello stesso sono i 27 ex dipendenti. Devono essere riassunti in toto, alla luce del knowhow, dell’esperienza e delle capacità che in tanti anni hanno maturato e messo al servizio degli utenti e delle compagnie aeree».
 
Arturo Bova, presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta: «Il quadro che sta emergendo dalla vicenda Sacal suscita riprovazione e grande allarme sociale. Mi auguro, da calabrese prima ancora che rappresentante delle Istituzioni, che gli indagati chiariscano la propria posizione perché le ricadute economiche, sociali e politiche di questa vicenda rischiano di essere enormi per la Calabria. La Sacal dovrebbe infatti gestire anche gli Aeroporti di Reggio Calabria e Crotone e un blocco alla sua attività causato da un’amministrazione straordinaria dovuta all’indagine, getterebbe nel caos il sistema aeroportuale calabrese. Le conseguenze sul sistema economico della nostra regione sarebbero gravissime. Nondimeno auspico che la giustizia faccia il suo corso in maniera perentoria e puntuale. Ancora una volta le Forze dell’Ordine e l’Autorità Giudiziaria hanno dimostrato di svolgere fino in fondo il loro dovere e a loro va il plauso di tutta la Calabria per lo spirito di abnegazione con cui operano, nonostante le solite e arcinote ristrettezze di uomini e risorse. Ancora una volta, purtroppo, assistiamo alla narrazione di un “sistema” di diffusa corruzione che impone una riflessione più ampia che non può più essere rinviata né tantomeno lasciata al solo mondo giudiziario. La politica ha il dovere di intervenire e non rimanere nel solito assordante silenzio. Nel mio ruolo di Presidente della Commissione Contro la ‘ndrangheta mi adopererò affinché tali valori ritornino ad essere l’unica fonte di ispirazione dell’agire politico del governo regionale di cui faccio parte».