Unical, il Filorosso spegne 17 candeline di libertà

ARCAVACATA – L’ultimo compleanno da minorenne. Martedì il Filorosso festeggia il suo 17esimo anno di vita. Per l’occasione è stata organizzata una festa, a partire dalle 19 con la proiezione dei video storici

del nostro Centro di Documentazione al DAM e, dopo la pausa pizza (free), musica live nella T.A.Z. con Bangie’s Bob, The sick dogs and The black dogs. Con quest’iniziativa, i ragazzi e le ragazze che hanno dato vita a questo favoloso momento collettivo di crescita e di idee e a questo movimento che ha mischiato cultura e sapere con la difesa dei diritti, vuole ricordare le proprie origini. Il merito dei compagni e delle compagne del Filorosso è stato quello di rendere fruibile a tutti uno spazio, abbastanza vasto all’interno del Polifunzionale, che era freddo, buoi, desolato. L’inizio di questa bella pagina di storia culturale, sociale, politica, è raccontata così dai ragazzi: Era il 14 dicembre 1995, era mattina, faceva freddo. Noi eravamo una ventina, uno striscione e un volantino, scrivevamo così: Questa mattina alle ore 10.30 è stato occupato l’ex laboratorio linguistico nell’area del polifunzionale dell’Università degli Studi della Calabria. L’esigenza di occupare questo spazio è nata all’interno del collettivo Filo Rosso, formatosi in seguito alla mobilitazione del coordinamento studentesco. Viviamo in un’Università che teoricamente dovrebbe avere la caratteristica residenziale, favorire la socialità, le attività culturali, i momenti di crescita collettiva. In realtà, in perfetta “armonia” con la logica dell’Università/Azienda (imposta dalla famigerata Legge Ruberti sull’autonomia Universitaria) si è sempre di più affermata una linea di mera speculazione che ha trasformato l’U.d.C. in un deserto culturale, nel quale rimane sistematicamente soffocata la libera iniziativa di Studenti e Studentesse a livello individuale e/o organizzato, soprattutto quando questa nasce con il proposito di agire nella sfera di una cultura e di una socialità altra. Abbiamo deciso in questi giorni di infrangere questa gabbia, coscienti della forza che rappresentiamo, della capacità che abbiamo come soggetto collettivo autorganizzato di realizzare un’esperienza di vita sociale che si sviluppi, al di fuori di questa realtà imposta, nel libero confronto fra individui attraverso dibattiti, concerti, spettacoli, momenti di lotta politica che tendano a riaffermare i diritti negati, a proporre una diversa visione del mondo e delle cose. Preferiamo guardare le stelle piuttosto che dimenarci su una pista attendendo di conoscere il volto e le gambe di Miss Matricola. Secondo la pratica dell’agire comune organizzato abbiamo dimostrato di poter ottenere dagli organi universitari quelle che loro vorrebbero fare apparire concessioni, ma sono esclusivamente il riconoscimento inevitabile di un’ottica vincente: quella di riappropriarsi degli spazi negati. Chiediamo la collaborazione di chiunque si riconosca in queste affermazioni, per far crescere insieme un’esperienza di liberazione. La possibilità di creare, lottare, dipingere, fare musica è la forza che ciascuno di noi possiede. Utilizzarla insieme liberamente diventa una necessità collettiva. Contro il supermercato della cultura. Per una società interetnica senza discriminazioni e pregiudizi. Per una società di tutti i colori.

SPAZIO SOCIALE OCCUPATO AUTOGESTITO FILO ROSSO – “Abbiamo bussato e siamo entrati, in quello spazio desolato e semiabbandonato al Polifunzionale, c’erano due impiegati, computer accatastati, un’emeroteca. I cubi erano ancora in costruzione, ma molti dipartimenti si erano già trasferiti. Quello spazio così bello, con le vetrate che dominano l’Orto botanico, era un deposito. Noi lo immaginavamo diverso, un po’ com’è oggi (il DAM), un luogo di incontro e socialità, di studio e di autoformazione, di informazione indipendente e di produzione culturale per la comunità universitaria e il territorio. Quell’idea l’abbiamo praticata da subito, con curiosità e voglia di sperimentare. Loro ci hanno osservati, ci hanno studiati, ci hanno provocati, ci hanno ingannati, ci hanno demoliti, ci hanno denunciati. Noi siamo ancora qui, siamo diversi, ma siamo reali, e quell’idea di uno spazio autogestito dentro l’Università della Calabria, è realtà grazie agli studenti di allora e ai laureati di oggi, ai laureati di allora e agli studenti di oggi. La forza del Filorosso sta in questo continuo esercizio del racconto e della memoria, della critica e della maturazione, della resistenza e del balzo in avanti”.