Il Sole come non lo abbiamo mai visto: le prime immagini catturate dalla sonda dell’Esa

L’Agenzia Spaziale Europea ha mostrato i dati raccolti da Solar Orbiter a 77 milioni di chilometri dalla nostra stella: nessuna missione era mai arrivata così vicino. Nel progetto anche i fisici dell’Unical

 

ARCAVACATA (CS) – L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha mostrato nei giorni scorsi in diretta streaming le prime immagini raccolte nell’ottico e nell’ultravioletto dalla sonda interplanetaria Solar Orbiter. Alla missione, lanciata lo scorso 10 febbraio, partecipa anche il gruppo di Astrofisica e Geofisica dell’Università della Calabria. Le immagini, disponibili sul sito dell’Esa, hanno rivelato onnipresenti eruzioni solari in miniatura, soprannominate “fuochi”, vicino alla superficie della nostra stella. Sono stati evidenziati durante il primo perielio della sonda, quando Solar Orbiter era a 77 milioni di chilometri dal Sole, ossia circa metà della distanza tra il sole e la Terra.

Tra i problemi irrisolti della fisica solare spicca quello del riscaldamento della corona solare, cioè lo strato più esterno dell’atmosfera solare, che ha una temperatura dell’ordine del milione di gradi, mentre la superficie solare ha una temperatura di circa 6000 gradi. L’energia del Sole è prodotta all’interno del suo nucleo e trasferita agli strati più esterni, che sono via via più freddi. Risulta quindi difficile spiegare il forte aumento di temperatura che si osserva passando dalla superficie solare agli strati più esterni della sua atmosfera.

Le foto di Solar Orbiter rappresentano una conferma visuale dei meccanismi di riscaldamento coronale finora ipotizzati anche attraverso i modelli fisici, costruiti negli ultimi 20 anni, dal gruppo di ricerca di Plasmi Astrofisici del Dipartimento di Fisica dell’Unical, modelli nei quali la dinamica non lineare del plasma coronale e la turbolenza giocano un ruolo fondamentale.