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Unical, esami scritti via telematica: ecco come si svolgeranno

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Rettore e delegato alla Didattica hanno illustrato la modalità in due seminari dedicati ai docenti e agli studenti

 

ARCAVACATA (CS) – Anche l’esame scritto, durante l’emergenza sanitaria, potrà essere svolto in via telematica, se il docente ritiene che la modalità di esame non sia commutabile in “solo orale”. Per garantire la sicurezza di studentesse e studenti, l’Università della Calabria ha adottato una procedura straordinaria che consentirà di sostenere da casa le prove scritte, come avviene già per quelle orali. Lo ha spiegato nel corso di un seminario rivolto ai docenti e di una diretta social dedicata agli studenti che ha toccato punte di 10.000 utenti collegati; il delegato alla Didattica Francesco Scarcello. A conferma dell’attenzione che l’ateneo conferisce a questo rilevante tema per gli studenti, in entrambi i seminari è intervenuto in apertura il rettore Nicola Leone che ha anche risposto ad alcune domande a margine della relazione del suo delegato.

Nel corso del primo appuntamento, il Rettore ha spiegato che il seminario era stato organizzato per rispondere alle numerose sollecitazioni dei docenti che avevano richiesto indicazioni su come svolgere esami scritti quando non sono tramutabili in orali. «Resta valida la possibilità – ha precisato il Rettore – per il titolare del corso, di modificare la modalità di esame in “prova orale”, per tutto il perdurare dell’emergenza sanitaria. Ma non sempre ciò è attuabile. Alcuni docenti, infatti, ritengono irrinunciabile la prova scritta per le specificità dei loro insegnamenti e hanno chiesto supporto all’ateneo su come svolgerla». Il Rettore ha poi evidenziato che l’ateneo fornisce delle linee guida, con alcune alternative suggerite per il software e la procedura da usare, ma le esigenze disciplinari sono molto diverse “non esiste un software adatto per tutto”, ogni docente potrà selezionare programma e modalità più appropriate per le specificità dell’insegnamento.

«Nessun software o procedura – ha spiegato Leone – può ritenersi “blindata al 100%”, pertanto è sempre auspicabile una breve discussione sullo scritto durante la prova orale». Al termine, Rettore e Delegato hanno risposto alle domande inviate durante il seminario, chiarendo diversi aspetti tecnici delle procedure. Innanzitutto sul perché si sia scelto di utilizzare, in via preferenziale, un mezzo diverso da Microsoft Teams per gli esami scritti, finora utilizzato per le lezioni on line. «Microsoft Teams – ha spiegato il Rettore – è stato scelto a marzo perché costituiva la migliore soluzione disponibile per l’erogazione della didattica in streaming, che fosse realizzabile in pochi giorni, anche in considerazione del fatto che tutti gli studenti Unical (circa 25.000) avevano già l’account per Teams. Scelta, peraltro, condivisa da gran parte delle università italiane e senza costi per l’Unical in quanto Teams è incluso nel pacchetto Office di ateneo. Continueremo certamente ad usare Teams per la didattica del semestre; ma è poco adatto per le prove scritte perché consente di monitorare visivamente solo 4 studenti in contemporanea; mentre Google Meet o Zoom, ad esempio, permettono di visualizzare anche gruppi numerosi, sebbene noi consigliamo di limitare i gruppi a una trentina di studenti».

Molto partecipato anche il seminario dedicato agli studenti, il giorno dopo. Il delegato Francesco Scarcello ha spiegato che per sostenere gli esami scritti da casa lo studente avrà bisogno di un pc e di uno smartphone connessi ad Internet. Lo smartphone deve essere munito di un’app per le videochiamate come Google Meet (o Zoom) e il pc del software Exam.net – piattaforma utilizzata già da diversi atenei italiani come Roma Sapienza e Milano Statale (i docenti che utilizzano già Moodle per le lezioni potranno anche avvalersi direttamente di questa piattaforma d’ateneo anziché usare Exam.net). L’identificazione dello studente e il controllo della stanza in cui viene svolta la prova avverranno tramite videochiamata dallo smartphone che riprenderà tutto l’esame. Il browser sul pc degli studenti dovrà restare sempre sulla pagina con la prova d’esame, pena il blocco. Il docente potrà vigilare sulla regolarità dell’esame, per tutta la sua durata, attraverso la videochiamata.

La prova potrà essere svolta usando il pc, ma anche con carta e penna a seconda dell’insegnamento. Nel secondo caso l’elaborato andrà scansionato dal cellulare e inviato al docente al termine della prova. Le linee guida indicate dall’ateneo mirano a garantire la sicurezza e la regolarità dell’esame; ma i docenti avranno comunque la possibilità di scegliere la modalità più appropriate alla classe e all’insegnamento. Per chi non dispone della strumentazione necessaria, l’ateneo allestirà alcune postazioni in sicurezza nei laboratori Unical, permettendo agli studenti di svolgere l’esame sotto la supervisione di un tecnico. Inoltre, sarà attivato un help desk per aiutare chi incontra difficoltà.

Il Rettore, in chiusura di collegamento, ha sottolineato che solo un alto senso di responsabilità, la disponibilità e la collaborazione di tutti, può consentire di superare un momento così difficile. Ha ringraziato gli studenti per la loro capacità di adeguarsi, in tempi così rapidi, ai nuovi strumenti di didattica on line e li ha invitati a guardare il “bicchiere mezzo pieno” apprezzando un lato positivo del digitale: «Un evento con una presenza così massiccia, con punte di 10.000 studenti che insieme hanno potuto aggiornarsi, non sarebbe stato possibile nemmeno nella nostra Aula Magna che può ospitarne meno di 1.000. La speranza di tutti noi – ha però concluso – resta quella di poter ritornare a vivere il campus nella sua pienezza, il prima possibile. Per il momento il via libera previsto nel corso della prossima settimana riguarda attività individuali e di ricerca, e l’apertura delle biblioteche per il servizio di prestito; mentre siamo in attesa delle disposizioni ministeriali per i tirocini».

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Accreditamento Medicina all’Unical, Occhiuto: “svolta storica”

“Una svolta storica che mette fine ad una lunga attesa e che rappresenta un momento di autentica soddisfazione per l’Università della Calabria che si conferma ateneo d’eccellenza”

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COSENZA – L’ANVUR (l’Agenzia Nazionale di Valutazione dell’ Universita’ e della Ricerca) ha accreditato il corso di laurea in Medicina e chirurgia e tecnologie digitali all’Università della Calabria. “Si tratta – ha commentato il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto – di un meritatissimo riconoscimento che ci fa comprendere ancora una volta come la nostra Università abbia tutte le carte in regola per competere con i più importanti atenei”.

“Grazie alla collaborazione attiva tra i due rettori dell’Università della Calabria e dell’Università Magna Grecia, rispettivamente Nicola Leone e Giovambattista De Sarro – prosegue Occhiuto – è stato possibile realizzare un progetto di attivazione del nuovo Corso di Laurea magistrale interateneo, portato avanti negli anni da Sebastiano Andò, prima come preside della facoltà di Farmacia SSN e, successivamente, come direttore del dipartimento di Farmacia Scienze della Salute e della Nutrizione, oggi riconosciuto dal MIUR come dipartimento di eccellenza nazionale proprio per l’area medica”.

“Tale progetto è segnato oggi dal coinvolgimento di due aree d’eccellenza dell’ateneo, quella biomedica da una parte e quella ingegneristico-informatica-tecnologica dall’altra. In questo modo vengono premiati gli sforzi del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione, al cui interno si strutturerà il corso di laurea in Medicina e Chirurgia e Tecnologie digitali, che, con un proprio cospicuo corpo docente di area medica, ha seguito passo dopo passo tutta la non semplice procedura di accreditamento”.

“Il risultato cui si è pervenuti – ha concluso Occhiuto – è da salutare con particolare entusiasmo, non solo perché consentirà di innalzare l’offerta formativa del nostro ateneo, ma anche perché il corso di laurea che entrerà a regime quanto prima, oltre alla formazione medica, potrà assicurare la messa a profitto di quelle specializzazioni che le nuove tecnologie, applicate alla sfera della medicina, saranno in grado di garantire”.

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Il Duomo di Cosenza restaurato dall’Unical: le attività mostrate in video

Il progetto di recupero ha riguardato la Cappella della Madonna del Pilerio e due dipinti murali

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COSENZA – Mercoledì 23 giugno alle 17, presso la Cattedrale di Cosenza, saranno presentate le attività di recupero condotte all’interno del Duomo dal corso di laurea Unical in “Conservazione e Restauro dei beni culturali”. All’incontro parteciperanno gli studenti che hanno partecipato ai lavori di restauro e i docenti del corso. Il progetto di recupero ha riguardato la Cappella della Madonna del Pilerio e due dipinti murali.

Interverranno don Luca Perri (rettore della Cattedrale), i professori Giuseppe Passarino (direttore del Dipartimento di Biologia, Ecologia, Scienze della Terra), Donatella Barca (coordinatrice del corso di laurea), Mauro La Russa, Gianluca Nava, Antonio Barbera, Marianna Musella, Raffaella Greca, il soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza Fabrizio Sudano, la dottoressa Enrichetta Salerno (storica dell’arte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cosenza). Concluderà l’incontro l’arcivescovo di Cosenza, monsignor Francesco Nolè.

Di seguito i video che riprendono alcuni momenti del restauro


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Terremoti, dall’Unical il primo modello che spiega cosa accade nell’atmosfera

La pubblicazione della ricerca sulla prestigiosa rivista Scientist Report: per la prima volta un modello spiega il fenomeno e permette di ottenere nuove informazioni sui sismi

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ARCAVACATA (CS) – È stato recentemente pubblicato su Scientific Reports, prestigiosa rivista del gruppo Nature, un articolo in cui viene formulato per la prima volta un modello quantitativo del legame che si genera tra la superficie terrestre, solida o liquida, e l’atmosfera durante un fenomeno sismico. La pubblicazione è il risultato di una collaborazione tra l’Università della Calabria (con i professori Vincenzo Carbone, primo autore, e Fabio Lepreti), l’INAF (Mirko Piersanti e Piero Ubertini), il CNR-ISC (Massimo Materassi) e l’Università e INFN-TIFPA di Trento (professor Roberto Battiston).

Il lavoro analizza in dettaglio il meccanismo fisico alla base dell’accoppiamento tra il movimento della superficie terrestre e la bassa atmosfera, accoppiamento che, nel caso di terremoti di magnitudo sufficientemente grande, in molti casi è in grado di eccitare una perturbazione che può propagarsi come onda gravito-acustica (AGW), vale a dire una perturbazione collegata al movimento di grandi masse dell’atmosfera in presenza dell’effetto della gravità.

Le onde AGW sono un fenomeno molto comune in atmosfera, ad esempio nell’interazione fra fronti di bassa e alta pressione, ma, come è stato dimostrato nel lavoro, anche un evento sismico può eccitare una AGW che può propagarsi dal basso verso l’alto, raggiungendo, nel giro di pochi minuti, la ionosfera, ad una altezza di circa 80-90 km dalla superficie della terra, dove incontra un gas ionizzato (plasma). Il successivo accoppiamento tra la perturbazione AGW e il plasma della ionosfera è responsabile della generazione di onde elettromagnetiche in grado di modificare l’equilibrio delle fasce di Van Allen nella magnetosfera della terra ed essere quindi rivelabile dagli strumenti in orbita nello spazio.

Il primo modello fisico per chiarire la correlazione tra sisma e atmosfera

Nel lavoro pubblicato viene costruito, per la prima volta, un modello fisico che chiarisce come l’evento sismico sia in grado di eccitare la perturbazione nella bassa atmosfera e come questa perturbazione, caratterizzata dalla cosiddetta “relazione di dispersione”, dipende dai parametri fisici del terremoto. Di conseguenza la perturbazione in alcuni casi può propagarsi e quindi essere rilevata dai satelliti in orbita, in altri casi può non propagarsi perché l’onda gravito-acustica risulta fisicamente “evanescente”, e quindi non rilevabile dallo spazio.

Nel lavoro vengono analizzati i terremoti di Kobe (1995), Perù (2001), e Fiji (2018), che sono stati rilevati dallo spazio, e il terremoto dell’Aquila (2009) che, al contrario, non è stato rilevato dallo spazio. Il modello dimostra che, nei primi tre casi l’onda gravito-acustica eccitata è riuscita a propagarsi e a raggiungere la ionosfera, mentre nel caso dell’Aquila il modello prevede che la perturbazione creata sia risultata evanescente e quindi non propagandosi non è stata rilevata dagli strumenti in orbita.

L’importanza del lavoro consiste nell’avere individuato, per la prima volta, come le caratteristiche fisiche dell’onda gravito-acustica innescata in atmosfera siano legate ai parametri dell’evento sismico, per cui la rilevazione dallo spazio di anomalie ionosferiche e magnetosferiche a seguito di un terremoto consente di ottenere informazioni sull’evento stesso da un punto di vista completamente nuovo rispetto alle modalità usuali di monitoraggio dei terremoti.

Questo articolo è il secondo di una serie dedicata allo sviluppo di un nuovo modello di accoppiamento Magnetosfera-Ionosfera-Litosfera (MILC), che si pone come obiettivo la descrizione dettagliata e deterministica dei fenomeni che collegano i vari strati circumterrestri ed è stato verificato con successo, in una precedente pubblicazione, su una serie di terremoti di magnitudo maggiore di 5.

Il modello MILC, che descrive fisicamente l’interazione deterministica dell’accoppiamento tra la superfice terrestre e gli strati circumterrestri, apre quindi la strada a una nuova modalità di osservazione della Terra non basata su informazioni di tipo ottico, ma su variabili fisiche di tipo diverso, osservabili dallo spazio e associabili in modo preciso a un singolo evento sismico.

Il monitoraggio spaziale dei fenomeni sismici aggiunge una nuova dimensione alla sismologia classica, permettendo una raccolta sistematica di dati di interesse geofisico a livello globale e studiando effetti di scala medio-grande, molto difficili da analizzare da terra. Satelliti in grado di sfruttare questo tipo di dati sono già in orbita, come il satellite Sino-Italiano CSES-1, frutto della collaborazione fra CEA (Cina) e ASI e INFN (Italia), in orbita dal 2018 e che sarà seguito nel 2022 dal gemello CSES-2, realizzando la prima costellazione in grado di studiare in modo sistematico questo tipo di fenomeni sismici dallo spazio.

A mathematical model of lithosphere–atmosphere coupling for seismic events (Vincenzo Carbone, Mirko Piersanti, Massimo Materassi, Roberto Battiston, Fabio Lepreti e Pietro Ubertini, Scientific Reports 11, 8682, 2021)

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