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Pedagogia della R-Esistenza, chiusa la 7^ edizione. Un’alternativa culturale alla societĂ  mafiosa

Chiuso il 7° anno di Pedagogia della R-Esistenza. Giancarlo Costabile: «Lavorare per un’etica globale della fraternità e una pedagogia del dono come alternativa culturale alla società mafiosa»

 

RENDE – Si è chiuso nei giorni scorsi il 7° anno di attivitĂ  del progetto didattico-scientifico Pedagogia della R-Esistenza, nato nella vecchia FacoltĂ  di Lettere e Filosofia dell’UniversitĂ  della Calabria il 23 maggio 2011 e attualmente ospitato presso il Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’ateneo. Questi sono i numeri delle attivitĂ  svolte nel corso degli anni: 92 seminari, che hanno visto alternarsi nelle aule di Arcavacata oltre 300 relatori appartenenti a tutte le istituzioni e realtĂ  sociali impegnate nel contrasto alla cultura mafiosa. Coinvolti oltre 2500 studenti di Scienze dell’Educazione. 21 laboratori esterni al campus universitario dedicati alla cittadinanza attiva e realizzati nelle realtĂ  meridionali a maggiore densitĂ  mafiosa: da Palermo a Scampia, dalla Piana di Gioia Tauro alla Locride, passando per le periferie cosentine. Oltre mille gli studenti coinvolti nella sperimentazione didattica, alla quale hanno portato il loro contributo piĂą di 100 protagonisti dei territori impegnati in attivitĂ  concrete di prevenzione dei comportamenti devianti.


«Abbiamo – spiega in una nota Giancarlo Costabile – provato a costruire un modello di formazione in grado di legare l’elaborazione concettuale di una pedagogia della fraternitĂ  alla pratica educativa del dono. Per tali ragioni, abbiamo rinunciato fin da subito all’utilizzo del denaro pubblico per questo genere di azione culturale. La parola che libera non può essere quella pagata, ma piuttosto quella che ha il coraggio e la dignitĂ  di farsi attuazione prassica dei princìpi della nostra Costituzione repubblicana. Le mafie – continua Costabile – sono un soggetto di potere che fa delle relazioni sociali il suo punto di forza. L’idea che le si potesse sconfiggere con la mercificazione delle attivitĂ  di contrasto, alimentata dalla retorica di un generico e pallido ribellismo, ha fatto in modo che negli anni esse diventassero un elemento identitario e permanente delle relazioni di potere sociale del nostro Paese. Oggi le mafie sono esplicitamente classe dirigente attraverso la gestione di molti ordini professionali e il forte radicamento nel tessuto finanziario nazionale (e globale)”.

“Pedagogia della R-Esistenza si è posta l’obiettivo di costruire dal basso una teoria sociale del cambiamento in modo da stimolare la nascita di un nuovo blocco storico (i migranti, i giovani disoccupati delle terre meridionali, le realtĂ  sociali impegnate nella difesa dei diritti di cittadinanza), al fine di rendere possibile l’affermazione di una democrazia popolare e del lavoro. Mafia e antimafia (borghese) –  chiarisce Costabile – sono due facce della stessa medaglia: servono come elementi di stabilizzazione della societĂ  capitalistica basata sulla disuguaglianza sociale come fattore primario di organizzazione delle comunitĂ  umane”.

Il liberismo economico, fondato sulla filosofia dell’accumulo e dell’avere, è la mamma ideologica del sistema mafioso, e l’antimafia borghese, quella dei teatrini danzanti e della legalità pagata con i soldi pubblici, è la struttura di sorveglianza e controllo del ribellismo sociale che nasce spontaneamente nei territori. In poche battute, la rappresentazione scenica di questa (finta) modellistica dell’antimafia è funzionale alla narcotizzazione delle coscienze e a impedirne il vero riscatto morale e civile.

Ottavo anno da ottobre prossimo

“L’ottavo anno di R-Esistenza – chiude Costabile – inizierĂ  a ottobre e ha come finalitĂ  la destrutturazione ideologica di questa sovrastruttura del capitale mondiale. La lotta alle mafie, nella nostra prospettiva, si fonda su un’etica radicale della fraternitĂ , laicamente intesa, come requisito essenziale per la realizzazione di una societĂ  dei diritti sociali nella quale le relazioni umane vengano intese come dono. Il compito della pedagogia non è quello di muoversi nello spazio asfittico dell’obbedienza al capitalismo, adempiendo in tal modo alla funzione adattativa di mera prassi amministrativa nelle scuole e nelle universitĂ , ma piuttosto quello di farsi contropotere sociale, nucleo di r-esistenza, antagonismo etico alla morale dello sfruttamento indiscriminato del lavoro. Per tali ragioni, ripartiremo ancora una volta dalle periferie del Mezzogiorno: dagli Ultimi, dai dannati della terra, può nascere una nuova alternativa di societĂ  alla dittatura finanziaria del presente”.




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