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Le facoltà di ingegneria sono davvero una prerogativa maschile?

La questione delle pari opportunità e differenze di genere è tornata ad essere argomento ampiamente affrontato dai media, anche in concomitanza con il mese di Marzo, tradizionalmente dedicato alla storia delle donne.

 

Un aspetto forse insolito, ma che si fa sempre più strada in ambito start up, riguarda la centralità della figura femminile in aree tecnico-scientifiche, molte delle quali implicano lo studio in facoltà quali ingegneria e scienze informatiche.

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Non è un segreto che queste due facoltà abbiano una certa carenza di rappresentanza femminile. Stando alle ultime dell’Eurostat, in Italia solo il 34% delle lauree in ingegneria è conseguito da donne, dato basso ma comunque promettente se si considera la media europea (attorno al 27%). Indagare le ragioni di tale divario e lavorare a soluzioni a lungo termine non solo è consigliabile, ma è d’obbligo vista la virata verso professioni più tecniche e specializzate scaturita dalla crescente digitalizzazione. Lasciare indietro parte della forza lavoro non è pensabile in un momento in cui la corsa allo sviluppo tecnologico è fondamentale per le politiche economiche e, di riflesso, internazionali.

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Stando ai dati provenienti dagli US (di recente raccolti da TradeMachines), le studentesse di ingegneria rappresentano solo il 20% del totale e solo il 13% entra poi nel mondo del lavoro in settori tecnico-scientifici. La General Electric ha di recente lanciato la campagna “Women in Tech” atta non solo a sensibilizzare sul tema, ma ad attirare donne ingegnere verso industrie tradizionalmente associate a figure maschili. La dispersione di figure professionali, qualunque sia il sesso di appartenenza, è un danno per l’economia globale e, nel piccolo, non giova alla crescita personale dell’individuo.panel-4

Il perché le donne non assumano un ruolo più influente in questo settore riposa in una serie di motivazioni intrecciate tanto con il contesto sociale, quanto con la mancanza di modelli di riferimento. Quest’ultimo aspetto è forse il più evidente: richiamare alla mente una donna che ha avuto successo in quest’ambito risulta piuttosto arduo, per molti impossibile.

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È pero il contesto sociale, a volte viziato da stereotipi più che datati, a fare da deterrente per molte delle studentesse che, potenzialmente, potrebbero immatricolarsi in facoltà scientifiche. Secondo un famoso studio, effettuato da Aronson e Steele nel 1995, è la minaccia dello stereotipo a ergersi come ostacolo per queste ragazze. Per definizione la minaccia dello stereotipo è espressa dalla paura di confermare i pregiudizi negativi su un determinato gruppo. Il fatto che le scienze vengano considerate materia prettamente maschile aumenta nelle ragazze il timore di confermare una fantomatica incapacità, inficiandone le prestazioni nei test effettuati.

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È evidente che la strada da percorrere è ancora in salita e deve scontrarsi con l’incapacità di liberarsi di pregiudizi, troppo a lungo radicati nel costume e nella tradizione. I segnali per un lento, ma costante, miglioramento ci sono tutti: dal numero crescente di iscritte in ingegneria (raddoppiato in Italia nell’ultimo decennio) alle varie organizzazioni e network nati per coprire questo divario di genere.

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La speranza è che si possa lasciare alle spalle una concezione della donna che ha ormai poco senso di esistere: non solo va a sfavore di una maggior eguaglianza di genere, ma tarpa le ali a quelle che in futuro potrebbero essere grandi innovatrici e menti scientifiche.

 

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