Denisa, la 19enne segnalata a Scalea "non sono io Denise Pipitone, sono sicura" - QuiCosenza.it
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Denisa, la 19enne segnalata a Scalea “non sono io Denise Pipitone, sono sicura”

La giovane che vive a Cosenza “sono nata il Romania e arrivata in Italia nel 2009. Test del DNA? Nessun problema ma è tempo perso”

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SCALEA (CS) – Sarebbero stati alcuni esercenti di Scalea, in particolare una donna che ha un negozio di compro oro e una parrucchiera, a notare una particolare somiglianza nella giovane che si pensa possa essere Denise Pipitone. Le due donne hanno così deciso di avvisare i carabinieri che l’hanno in seguito rintracciata ed interrogata. In particolare Grazia Bonanno, la parrucchiera di Scalea, non appena l’ha vista ha subito pensato alla piccola ed ha immediatamente allertato i carabinieri. La signora ha incontrato la giovane per poco tempo, nel suo negozio, ma alcune informazioni riferitele dalla stessa, quali di non avere i genitori, non sapere dove e quando è nata, e la piccola cicatrice sulla guancia, simile a a quella della piccola Denise Pipitone, sono bastati per far sorgere il sospetto. Probabilmente stimolato anche da quanto accaduto nei giorni scorsi con le perquisizioni effettuate a Mazara del Vallo che hanno riportato sotto la luce dei riflettori la vicenda della piccola.

Del fatto è stato informato anche l’avvocato Giacomo Frazzitta che da anni assiste la madre di Denise, Piera Maggio, nei suoi tentativi di venire a conoscenza della fine fatta dalla figlia. I carabinieri di Scalea hanno subito avviato gli accertamenti ed hanno convocato la giovane in caserma. Lei non ha avuto problemi a presentarsi ed a rispondere. Ai militari ha fornito i nomi dei genitori e altre informazioni utili a ricostruire il proprio passato. La 19enne si è detta anche disponibile ad effettuare tutte le analisi del caso, qualora le venisse chiesto di farlo. Con gli elementi raccolti, i carabinieri hanno redatto un’informativa che hanno inviato alla Procura della Repubblica di Marsala. Spetta ai magistrati siciliani, che recentemente hanno riaperto le indagini sul caso, a dover decidere come procedere e se fare effettuare una comparazione del Dna, l’unico esame che può dare una risposta definitiva.

Si chiama Denisa e vive a Cosenza

La ragazza, balzata al centro dell’attenzione mediatica, non si è sottratta alle domande dei cronisti, ribadendo che non è lei la bimba scomparsa da Mazara del Vallo. Intervistata dalla troupe di Pomeriggio 5 la ragazza, che si chiama Denisa e abita in realtà a Cosenza (si trovava a Scalea da un’amica) lo conferma “non sono io Denise Pipitone, sono sicura. Ho avuto anche io problemi familiari e spesso difficoltà a trovare una casa, ma non so perché dicono che sia io Denise Pipitone, questa cosa mi ha scioccato“.

“Non sono io, sono sicura”

Con un italiano fluente spiega “ho vissuto in Romania con i miei nonni fino a 7 anni e poi sono venuta in Italia. So chi è Piera Maggio e dico a lei di non perdere la speranza, io sono un falso allarme  ma potrebbero esserci altre segnalazioni e lei potrebbe ritrovare sua figlia, perché una mamma non può mai accettare la perdita di un figlio. Test del DNA? Non ho nessun problema a farlo ma è una perdita di tempo, perché sono sicura di non essere Denise Pipitone”. La giovane racconta di essere nata in Romania da genitori rumeni e che si trova in Italia dal 2009 mostrando il certificato di nascita “4 maggio 2002” nata in Romania. Per quanto riguarda la segnalazione relativa alla cicatrice sul sopracciglio sinistro la ragazza fa presente che si tratta di “una cicatrice che mi sono fatta a due anni cadendo da un cavallo“. Gli investigatori calabresi hanno comunque inviato l’informativa alla Procura di Marsala che dovrà decidere se procedere con il test del dna, unico esame attendibile e definitivo.

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Morì a 19 anni di setticemia per un ascesso non curato. Condannati 5 medici

Una storia lunga 17 anni accaduta in provincia di Cosenza ad un giovane di Rotonda. Disposto anche il risarcimento alla famiglia

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COSENZA – “Lo porti a prendere un gelato…non è niente“: è quanto si era sentito dire un 19enne della provincia di Potenza, Antonio De Marco., deceduto il 5 luglio del 2004 per uno shock settico ritenuto diretta conseguenza di un ascesso non curato a un dente. Una vicenda che, a distanza di tutti questi anni, 17 in tutto, ha trovato l’epilogo con la condanna dei cinque medici che lo hanno avuto in cura, del centro odontoiatrico coinvolto e anche dell’azienda sanitaria locale di Cosenza.

Un risarcimento milionario che, però, sottolineano gli avvocati napoletani Alessandro Milo, Amedeo Di Pietro e Marco Longobardi, legali della famiglia, “non potrà lenire il dolore per la morte di un giovane che si stava affacciando alla vita“. Nell’ultima sentenza, risalente alla fine dello scorso mese di maggio, il giudice Gioia del Tribunale di Cosenza ha disposto l‘assegnazione delle somme pignorate per risarcire la famiglia del giovane. “Dopo ben tre sentenze penali, del Tribunale di Lagonegro, nel 2009, della Corte d’Appello di Potenza, nel 2010, e della Corte Suprema di Cassazione del 2012, e di quella civile, del Tribunale di Lagonegro, passata in giudicato nel 2018 alla fine ci resta la grandissima soddisfazione professionale ed umana per aver dato Giustizia ai genitori, alla sorella, ai nonni, ma soprattutto ad A.D.M., che oggi può riposare in pace”, hanno commentato gli avvocati napoletani Milo, Di Pietro e Longobardi , legali della famiglia. “La sua vita è stata spezzata dal concorrente illecito operato di ben cinque medici, – ricordano i legali – i quali, hanno dimesso il giovane diverse volte, senza curarlo e causandone il decesso, facendo in modo che in mancanza di cure, negate, una banale patologia, quale un ascesso dentale avesse modo di evolvere, incontrollata, sino ad arrecare addirittura la morte dopo giorni di atroci sofferenze”.

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Ospedale di Acri, una buona notizia. Riattivati i 13 posti letto nel reparto di medicina

A darne notizia il presidente del Gruppo Udc in Consiglio regionale Giuseppe Graziano “ora riassegnare i 4 medici”

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ACRI (CS) – “Dopo le mie sollecitazioni dei giorni scorsi, nate da un’esigenza palesata dai cittadini, l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza ha provveduto a riattivare i 13 posti di Medicina Generale all’Ospedale di Acri, portando il numero delle degenze a 20, cioè al numero pari a quello originario, pre emergenza Covid-19. Sono stati assegnati 3 nuovi infermieri e un operatore socio-sanitario. Un ottimo risultato per l’intero territorio. Ora però si può e si deve fare di più. Ri-assegnare alle unità operative di provenienza i 4 medici (3 di Pronto soccorso e 1 di Medicina) che erano stati dislocati nel reparto Covid e che al momento rimangono a disposizione dell’Asp”. Lo afferma, “con soddisfazione”, il presidente del Gruppo Udc in Consiglio regionale e componente della Quarta Commissione permanente Sanità, Giuseppe Graziano, che, è scritto in una nota, “è rimasto attentissimo, insieme agli operatori sanitari e ai cittadini, rispetto a questa vertenza”.

“Non è ancora finita – aggiunge Graziano – perché adesso, dopo aver riattivato i posti letto che erano stati incomprensibilmente ‘soppressi’ è opportuno rifocillare l’unità operativa di Medicina Generale dei medici. Partendo proprio dal riassegnare il personale che era stato prelevato dai reparti per contribuire al funzionamento del Reparto Covid-19. Credo che ci siano tutte le possibilità e le buone intenzioni per farlo. Confido nella operatività e capacità gestionale del management dell’Azienda sanitaria provinciale”.

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Cassano: ai domiciliari non vuole stare con il padre, portato in carcere

Ha riferito ai carabinieri di non voler stare agli arresti domiciliari nella stessa abitazione del padre. Il giovane è stato arrestato e portato in carcere

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CASSANO ALLO IONIO (CS) – I carabinieri hanno arrestato un 19enne cassanese per aver violato la misura cautelare degli arresti domiciliari, dopo neanche una settimana che la stessa era stata disposta nei suoi confronti. I militari della Tenenza di Cassano all’Ionio lo hanno tratto in arresto per evasione. Il giovane cassanese da pochi giorni era stato sottoposto agli arresti domiciliari dopo che il Gip di Castrovillari aveva disposto la misura in sostituzione della precedente (divieto di avvicinamento alla parte offesa e di allontanamento dalla casa familiar)e, viste le sue continue violazioni.

Il ragazzo però è stato scoperto dai militari davanti al cancello della Tenenza di Cassano dove si era diretto perché, a suo dire, non si trovava bene presso l’abitazione del padre, dove era ristretto agli arresti domiciliari. Condotto in caserma i Carabinieri hanno accertato che lo stesso non aveva alcuna autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria per portarsi fuori dal luogo dove era ai domiciliari. Visto l’atteggiamento del 19enne che non voleva più tornare a casa e d’intesa con la Procura della Repubblica di Castrovillari, lo stesso veniva tratto in arresto e tradotto presso la Casa Circondariale di Castrovillari.

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