Amantea, il ricordo degli amici a Francesco Pagliaro nel “memorial” a lui dedicato

Si è svolto ieri ad Amantea il secondo “Memorial Francesco Pagliaro”. Un torneo organizzato dagli amici nel ricordo del 28enne morto ad Amantea il 21 aprile del 2018 dopo essere stato travolto da un furgone sulla statale 18

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AMANTEA (CS) –  Un torneo di calcetto a quattro squadre, voluto dagli amici, per commemorare Francesco Pagliaro, il ragazzo di 28 anni di Amantea venuto a mancare nella notte del 21 aprile 2018 a seguito di un terribile incidente della strada statale 18 quando fu investito da un furgone alle prime luci dell’alba. Lo scopo degli amici nell’organizzare questo torneo è quello di rilevare e diffondere la bellezza del pensiero di Francesco attraverso lo sport che tanto amava, il calcio. Numeroso è stato il pubblico sugli spalti a ricordare l’amico di sempre e vivere una serata di sport, amore, amicizia e solidarietà in un connubio di valori espressione delle idee del ragazzo.

Il pensiero del papà e degli amici

“Un pensiero, quello di Francesco, che ha preso vita e, come un’essenza vitale, si espande autonomamente.  La sua autentica libertà da qualsiasi suggestione opportunistica, il rifiuto dalla dipendenza dei beni materiali che lui riconosceva come superflui, non a parole ma con lo stile di vita che amava condurre, privo di effimeri piaceri, sono sintomi di un’umanità spiazzante, che suona poco in voga. Ma è illuminante, come lo è il suo senso di rispetto della persona e della natura. La sua visione che tutto è collegato, che l’uomo è un’entità connessa agli altri uomini, alla natura, all’universo, ci insegna che ogni cosa genera qualcos’altro. Era solito ripetere che siamo una costellazione di pensieri messi in relazione a formare l’umanità. Se riusciamo a migliorare la nostra morale, se siamo capaci di mantenere una coerenza nell’agire con altruismo, se eleviamo lo spirito etico in ciò che sappiamo fare col nostro lavoro, senza nessun clamore né gesti eclatanti, ma con semplici e piccole azioni quotidiane, allora possiamo contrastare il morbo della competizione. Possiamo, con l’esempio, contraddire quell’affermarsi ad ogni costo che inasprisce la mente e saremo in grado di costruire una speranza di solidarietà e amicizia”.

“Sono riflessioni che presuppongono un certo coraggio e una buona vitalità. E soprattutto sono pensieri che esulano dall’ego, da quell’egocentrismo che Francesco replicava continuamente come generatore di ostacoli sociali.  Francesco rifiutava il principio che una condizione sociale, un tipo di lavoro o professione potesse renderci più importante degli altri. Per lui non esistono scale sociali, non c’è un lavoro più elevato di un altro, non ha senso il concetto di competizione. Ogni mestiere dà dignità all’uomo e solo un sano confronto fra le persone, soprattutto di diverse provenienze, può creare un’armonia condivisa”.

Diceva spesso: l’amicizia è una cosa bella

“Se siamo capaci di avere quell’umiltà giusta per connetterci agli altri e scambiarci attenzioni e rispetto, se sappiamo leggere e apprezzare il dolore degli altri, soprattutto di quelli più in difficoltà, allora saremo in grado d’imparare e crescere. La sua propensione al sociale lo rendeva ansioso di partecipare in qualche modo, anche con piccoli gesti ordinari, a dare una forma più solidale del futuro. Tutto ciò che è istituzione, lo infastidiva. Non si lasciava coinvolgere dall’enfasi comune, dai dettami che la contemporaneità impone o dalle false illusioni che una posizione sociale garantisce. Rifiutava in pieno una formazione istituzionalizzata per essere esploratore e fautore del proprio destino. Solo in mezzo alla gente pensava che si potesse apprendere ed essere precursore d’ispirazioni importanti che una formazione convenzionale non può darti”.

“Il suo coraggio infinito consisteva nella capacità di mantenere un grande entusiasmo e un assoluto rispetto verso l’uomo e la splendida natura che ci circonda”.