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A Ragusa un harakiri perfetto

COSENZA РDa dimenticare. Il sabato calcistico del Cosenza non ̬ solo da cancellare in fretta ma ̬ il punto esatto da cui ripartire.

Contro il Ragusa, squadra volitiva, organizzata, grintosa e ben messa in campo, i Lupi hanno messo in mostra i limiti di sempre, evidenziati ancor di più da una condotta di gara senza mordente. Il Cosenza non era in campo, le gambe e, soprattuto, la testa erano altrove. Troppo brutto per essere vero. La sconfitta di Ragusa deve servire da lezione. Solo così sarà utile. Altrimenti, saranno dolori. Dicevamo dei limiti. Su tutti la difesa. Non c’è partita in cui ogni lancio fatto dagli avversari, anche il più innocuo finisce in rete. Il portiere Straface non è più sicuro. Il pipelet ha perso lo smalto e anche quella sicurezza di inizio stagione. Ecco da qui la necessità di correre ai ripari. Lo ripetiamo, sicuri di interpretare il pensiero della stragrande maggioranza dei tifosi rossoblù, servono rinforzi. Potrebbe arrivare il portiere Alessandro Cutrupi, in rotta di collisione con l’Hinterreggio. Se si vuole davvero fino alla fine competere con il Messina e casomai arrivare al traguardo della bandiera a scacchi con un frame di vantaggio rispetto ai peloritani, Il Cosenza deve essere rinforzato. Se poi, la regola fissa del presidente Guarascio è quella di non spendere più nemmemo un centesimo per la squadra, allora sarebbe il caso di uscire allo scoperto ed informarne la tifoseria. Se le vittorie (con estrema fatica) incassate contro Messina e Savoia, avevano fatto illudere più di qualcuno all’interno del sodalizio di viale Magna Grecia, il poker servito calato dal Ragusa ha fatto ritornare tutti con i piedi per terra. E’ davvero inconcepibile vedere difensori, con alle spalle campionati anche tra i professionisti, andare in bambola davanti ad avversari che non sono certo fulmini di guerra. E’ imbarazzante vedere calciatori che vanno in confusione se poco poco vengono pressati nei sedici metri della propria zona di campo. I numeri dicono che il Messina è in testa, per due motivi: davanti Corona e soci non sbagliano un colpo, dietro rintuzzano a dovere gli attacchi avversari. Se la difesa imbarca acqua, non è immune da colpe il centrocampo. La legge del calcio dice che se la difesa soffre, è colpa del centrocampo che non fa a dovere filtro. Ma il Cosenza ha anche il mal d’attacco. E’ bastato che Mosciaro s’è divorato qualche gol a pochi centrimentri da Ferla che l’incantesimo magico del bomber, capocannoniere del torneo, s’è rotto. Gagliardi, ieri, per l’ennesima volta, è stato chiaro: dalla società si aspetta qualcosa. Qualcosa che allo stato non arriva. Ma la domanda è succederà qualcosa? La tifoseria lo spera, soprattutto per provare ad abbandonare questa categoria. Anche i fedelissimi e gli aficionados di Stefano Fiore (l’uomo Lupo per eccellenza, simbolo incontrastato di una città che ha voglia di calcio) sperano in un dribbling vincente dell’ex azzurro, capace di “catturare” quegli elementi da Cosenza. Dall’ex fantasista di Lazio, Parma e Valencia, la tifoseria silana si aspetta molto, a cominciare dalla possibilità di vedere quel gruppo di imprenditori, segnalati da tempo vicini al diesse, intenzionati ad entrare in società. Insomma, nell’attesa che questo o tanto altro ancora accada, sotto l’albero il Cosenza ha trovato cenere e carbone.