Cosenza: punto d’oro a Licata, ma serve la svolta

COSENZA – Un punto, d’oro. La Nuova Cosenza Calcio esce indenne dallo stadio di Licata. L’1-1 finale (reti di Pasca e Mosciaro, ndr) è la fotografia di una partita dove le due squadre

dopo i primi iniziali momenti di studio, si sono divise la posta in palio, giocando un tempo a testa. L’undici rossoblù, ancora una volta, (ormai non è più una novità, ndr) dimostra tutti i suoi limiti di individualità che non consentono ai silani di giocare da squadra. Il Licata, rigenerato in campo dalla cura del neo tecnico Pippo Romano, fa la sua partita, onesta, guardinga e battagliera. Il Cosenza, dal camto suo, nonostante una formazione a trazione anteriore, dimostra di avere poca confidenza sotto porta e sbanda pericolosamente in retroguardia, dove Sicignano, degno del meglio di “Guarda che liscio” regala a Pasca un pallone così facile che l’attaccante siciliano deposita in rete. Il gol del vantaggio dei padroni di casa arriva a due minuti dal fischio del primo tempo. I siciliani, a dire il vero, non hanno mai mostrato una tasso qualitativo e tecnico superiore agli avversari, ma questo non può e non deve essere un alibi per una squadra, il Cosenza appunto, che non nasconde le sue ambizioni di primato. Un primato che resta, almeno per il momento, distante alcuni punti dalla prima posizione della lepre Messina. Ma la squadra vista oggi, così come in altre circostanze, è la brutta copia di se stessa. Arcidiacono, il “cattivo” è fuori per punizione delle direttore sportivo, Varriale, tenuto in natfalina, è quasi irriconoscibile. Il suo sinistro micidiale che, lo scorso anno, detonava tiri dalla distanza che facevano saltare le difese avversarie, oggi non fa più male. In difesa che si giochi a tre, a quattro, a cinque e forse anche in otto, I Lupi sarebbero capaci di commettere lisci ed amnesie che nemmeno i “parrocchiani” commetterebbero. L’unica nota positiva è il centrocampo che, però, se Fiore, Benincasa, Salvino e company sono in giornata funziona a meraviglia, se uno di loro gioca con le luci spente e i ritmi ad intermittenza è notte fonda. Per fortuna a compensare le disattenzioni e i limiti dei propri compagni c’è Manolo Mosciaro, sempre più bomber infallibile e dominatore della classifica marcatori. E’ suo, infatti, il gol che ha permesso al Cosenza di trovare il guizzo del pareggio. L’analisi che stiamo facendo non è, nè tantomeno, lo vuole essere un attacco gratuito ad una squadra e ad una società che vuole abbandonare questa categoria, così come chiede nel suo ritornello la tifoseria, intonando la canzone della vittoria. Questo stesso concetto di squadra fragile tecnicamente e psicologicamente, questo concetto di formazione double face, capace di essere vittima e carnefice di se stessa, l’ha ripetuto anche mister Gagliardi nel dopo partita. Il suo è stato un messaggio chiaro, forte, preciso, lanciato verso la società. «Inutile illudere i tifosi o peggio ancora pensare che solo perchà le cose riusciamo a metterle a posto siamo bravi. I limiti ci sono e la società li conosce bene. Se vogliamo davvero tenere testa al Messina e giocarcela fino in fondo, occorre fare qualche innesto. Ci manca qualche giocatore di personalità, ci manca qualche tassello che elevi il tasso qualitativo in mezzo al campo, ci manca uno che cambia passo e ci garantisca la superiorità numerica. L’allenatore da solo non può fare miracoli». Ora tutti sperano, Gagliardi in testa, che da domani (giorno ufficiale di riapertura del calciomercato di riparazione, ndr) l’area tevcnica possa reoerire sul mercato quei giocatori che servono. Giocatori che devono essere da Cosenza. I nomi ormai sono noti a tutti: Saraniti, Tiscione, Iannelli, Del Sorbo, Manco, Ramunno, Franza e chi più ne ha più ne metta. Il sodalizio silano, secondo i soliti ben informati, pare che abbia dato un budget di spesa a Stefano Fiore e Aristide Leonetti per rinforzare la squadra. Avere un Cosenza potenziato, rivisto e corretto nel big matc casalingo di domenica prossima contro il Messina potrebbe significare davvero lottare per la promozione. Anche sul salto di categoria, Gianluca Gagliardi, rigetta la semplicistica lofgica del testa a testa tra la sua squadra e i peloritani. «C’è ancora tutto un girone di ritorno da giocare e credo che oltre al Cosenza e al Messina ci siano tante altre squadre che puntano al primato».