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“The Underworld of Italian Football”. Storie e vita degli Ultras Cosenza nel libro di Tobias Jones

Giornalista e scrittore inglese Tobias Jones collabora attivamente con la BBC, il The Guardian e, in Italia, con la Rai. Giovedì è uscito il suo ultimo lavoro editoriale “The Underworld of Italian Football” dedicato al mondo ultras in particolare alla realtà rossoblu perchè “Cosenza è bella ma io amo il Cosenza”

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COSENZA – Al termine di due anni di lavori con inchieste, visite nel mondo ultras e nelle città dove il movimento ha rappresentato e rappresenta un modo di vivere, Tobias Jones, scrittore e giornalista inglese, ha finalmente pubblicato il suo nuovo libro: The Underworld of Italian Football” letteralmente il “sottobosco del tifo italiano”. Ha collaborato anche con la redazione di QuiCosenza dove ha ricevuto contributi e informazioni per realizzare il suo lavoro e andare alla ricerca di ricordi, storie e particolari sul mondo dei supporter rossoblu e su quello che da sempre li caratterizza: il sociale, l’aiuto ai più poveri e la lotta alle ingiustizie. Il libro, al momento in versione inglese, è uscito nelle librerie inglesi giovedì, ma lo si può trovare sul sito di Amazon. Nel 2020 uscirà anche in Italia.

Insieme al fotoreporter della nostra redazione Marco Belmonte ha trascorso diversi giorni con gli ultras del Cosenza dove ha raccolto notizie, curiosità, aneddoti ma, sopratutto, ha visto con i suoi occhi gli edifici occupati e dati a immigrati ed emarginati. Ha vissuto con loro, tifato con loro, è andato in trasferta e condiviso tantissimo tempo provando a vivere come loro. Al Cosenza e agli ultras Cosenza Tobias ha dedicato un lunga parte del suo libro che parla del movimento ultras italiano, con un occhio particolare ai Nuclei Sconvolti (i “Deranged Nuclei”) alla Casa degli Ultrà, a PadreFedele, Donato Bergamini, ma anche alla Terra di Piero, alle occupazioni con i movimenti attivi nella città bruzia. Una cronistoria dettagliata, dalla nascita del movimento nel 1978 fino alla finale di Pescara di due anni fa culminata con la promozione in Serie B. “Cosenza è bella ma io amo il Cosenza,  questa frase l’ho citata più volte nel libro – racconta Tobia Jones  – perché per me riassumeva tutto l’amore per i colori e la città.

Tobias è una penna autorevole e raffinata, una mente dalla visione prospettica – dice Claudio Dionesalvi – Con questo libro ha fatto un regalo al mondo degli ultrà italiani e a noi di Cosenza ha donato uno strumento preziosissimo per capire chi siamo, da dove veniamo, dove potremmo andare se tornassimo a porre al centro dei nostri pensieri e sentimenti la città, i suoi quartieri, l’infinita potenza sociale della provincia bruzia e i meravigliosi colori che amiamo. Rileggere la nostra storia e ritrovare il nostro presente nelle parole di uno scrittore-giornalista come lui, mi ha commosso e fatto venire la pelle d’oca“.

Occupazioni e sociale per i più deboli

Tobias vive Londra e Parma dove segue i “Parma Boys” e si appassiona alle storiche rivalità con Pisa e Genoa. Ma sceglie di fare la sua esperienza di ultra 1.000 km più sud scegliendo la piccola Cosenza. “Fortunatamente – racconta Tobias –  i cattivi comportamenti sono solo parzialmente rappresentativi del mondo ultra. Gli ultras di Cosenza hanno la reputazione di essere antifascisti e sono decisamente bravi perchè occupano palazzi abbandonati per dar da dormire a centinaia di immigrati e italiani indigenti, aprendo una banca alimentare per i poveri e creando il primo parco giochi in Italia per bambini disabili. E qui Tobias ci parla di similitudini con quanto scritto nel suo libro A Place of Refuge dove racconta la storia di come lui e sua moglie abbiano trasformato una zona della campagna del Somerset in un rifugio per le persone in crisi  – qui c’è una nobile continuità, si vuole celebrare il bene.

Ultras discriminati e Padre Fedele

È affascinato dal fatto che durante gli anni 80 gli ultras di Cosenza furono in gran parte “guidati da un monaco” che definisce eccentrico (Padre Fedele n.d.r.) che li convinse a fare un lavoro di beneficenza: riunire gli ultras d’italia in un patto di non violenza. Con frequenti apparizioni in TV  – sostiene Jones, – il monaco divenne una guida spirituale agli ultras non solo di Cosenza ma dell’Italia. Per decenni gli ultras sono stati collegati a omicidi, persone scomparse, violenze e spaccio di droga, al di fuori delle punizioni quasi ordinarie e dei piccoli furti che si verificano nei giorni delle partite. Eppure quelle cronache nere che vengono rappresentate spesso in TV sono solo parzialmente rappresentative del mondo ultra. Ho attivamente cercato e trovato anche una curva con gruppi di tifosi che hanno bilanciato tutto con “cronache bianche”.  E ho visto – ci dice Jones – che uno dei fan più influenti nella curva era un frate francescano. In un’epoca in cui così tanti gruppi trovavano ispirazione nel fascismo, Cosenza era devotamente antifascista. Se qualcuno era alla ricerca di un posto dove trovare un contrappeso all’ultra stereotipo di destra, Cosenza lo era chiaramente.

La vista ai ragazzi della Curva Sud

“Ricordo bene quando sono andato in uno degli covi più caldi dei tifosi del Cosenza, quello della Curva Sud, perchè avevo bisogno di materiale per poter scrivere la storia [ per il Guardian ] e il fotoreporter italiano con cui stavo parlando mi aveva consigliato vivamente di non andare. Mi ha persino telefonato ogni mezz’ora per controllare se era ok. Questo genere di cose ti rende nervoso. Ma ho rapidamente capito che era solo uno stereotipo, perchè è chiaro che se ti presenti come scrittore, piuttosto che entrare dalla porta laterale e vivere il loro mondo, allora ti possono anche giudicare male. Sono invece rimasto affascinato dalla loro ideologia, dal modo di stare insieme ed aggregare. Il tempo passato con loto assomigliava ad una trama hollywoodiana con il Cosenza in serie B, la storia che c’è dietro gli ultras. Siamo abituati a vedere nelle curve il predominio dell’estrema destra e dei movimenti fascisti. Ho scelto Cosenza come piazza per equilibrare. Come contraddizione nel mondo ultras, una piazza come Cosenza, antifascista e solidale, ti permette di trovare cronaca bianca nel movimento italiano.

La finale di Pescara: “la terra promessa”

Nel libro c’è anche il racconto di quella bellissima trasferta di giugno, culminata con la promozione in serie B dei Lupo.  Scrive Jone “quasi tutti i tifosi del Cosenza, compresi i vecchi ultras sono qui per questa storica finale. Una partita che può permettere al Cosenza di raggiungere “la terra promessa della Serie B”, la seconda divisione italiana. È una calda serata di giugno e ho la sensazione che quest’anno, finalmente, la fortuna sia dalla parte della piccola città calabrese. A dare sostegno ai tifosi del Cosenza ci sono anche gli ultras del Genoa, Ancona e Caserta con cui sono gemellati. Gli unici “dispersi” sono i diffidati  esclusi dagli stadi per anni e anni a causa dei provvedimenti della polizia. A loro i cori dei tifosi che urlano“ Diffidati sempre presenti! “. Un  canto, ripetuto per tutta la partita. Siamo sul 2-1, il Siena ha riaperto la partita e mancano 10 minuti dalla fine. Marotta, l’attaccante barbuto della sqaudra toscana lotta e non vuole mollare. Il momento è delicato e allora si canta e si tifa perché è l’unica cosa da fare: “Portaci via da questa merda di categoria” urlano gli ultras. Bisogna vincere perché la promozione in serie B del Cosenza permetterebbe finalmente di giocare in una lega nazionale e non solo in una divisione meridionale. Tutti i Cosentini che vivono nel nord possono così vedere la loro squadra e i loro vecchi compagni. E così sarà… quel trionfo collettivo ha riunito le persone, e forse anche i gruppi ultra”.

FOTOGALLERY MARCO BELMONTE