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Gagliardi recita il mea culpa. De Caro «Ero sicuro che vincevamo»

COSENZA – Un mea culpa assoluto. Per Gianluca Gagliardi quella di oggi è stata, sicuramente, la giornata più difficile da gestire da quando è allenatore dei lupi. In sala stampa, il trainer silano, si avicina a microfoni, telecamere e taccuini e prima di commentare la partita,

chiede ufficialmente scusa a tutti i tifosi per l’amarezza che hanno dovuto subire. «L’unico responsdabile di questa disfatta sono io, L’assunzione di responsabilità mi è d’obbligo perchè sono io l’allenatore, sono io che dirigo la mia squadra in settimana, sono io che faccio le scelte di chi va in campo, chi si accomoda in panchina e chi, purtroppo, finisce in tribuna. Mi prendo tutta la colpa e basta. Oggi abbiamo commesso più errori in questa partita che nelle partite finora disputate. Abbiamo fatto una figura pessima contro una squadra di paese della provincia di Cosenza. Oggi è emerso che se giochiamo con la presunzione di considerarci bravi, finiamo per rimediare figuracce. I limiti che abbiamo li conosciamo bene, li conosco io e li conosce anche la società e l’area tecnica. Se giochiamo con la mentalità di squadra, sopperiamo alle carenze e ai limiti tecnici dei singoli, se ci disiuniamo allora tutto viene drmmaticamente a galla e diventa tutto più difficile. Non credo che la forza del Cosenza sia solo Arcidiacono, se così fosse significa che non abbimo quello che ci serve per vincere le partite e pensare di vincere il campionato. Noi non siamo partiti con l’obiettivo dicharato di stravincere questo torneo, ma di giocarcelo fno in fondo. Negli spogliatoi ai miei giocatori non ho fatto processi, in questo momento non servono, sarebbero deleteri. Ho detto di alzare la testa e dimostrare non solo di essere giocatori ma, soprattutto, uomini». Il mea culpa di Gagliardi, però, non basta a spiegare il tracollo del Cosenza. Irriconoscibile, troppo brutto per essere vero, troppo privo di idee e personalità per pensare di essere da primato in classifica, troppo disordinato in campo. Non basta nemmeno l’alibi dell’assenza di Arcidiacono. Oggi il Cosenza è sceso in campo con l’interruttore nevralgico spento, con le gambe in tilt, la testa in disconnessione, il cuore negli spogliatoi. L’allenatore parla di scelte sbagliate. Già le scelte. Flrez dimostra di non aver “resettato” gli errori e le amnesie di Messina, e si ripete mostrando grosse fragilità psicologiche e mentali. Parenti si dimostra poco attento erimedia due gialli in meno di un tempo. Franzese sente troppo l’esordio e finisce per “incartarsi da solo. Mosciaro non graffia come al suo solito e il resto della squadra si smarrisce nel grigiore generale. Oggi sono venuti fuori i limiti tecnici e caratteriali di una squadra che, forse, deve rivedere qualcosa al suo interno, pensando a qualche innesto sul mercato. Cosenza, lo insegna, purtroppo la storia, soprattutto in ambito pallonaro, passa dall’entusiasmo alla depressione a velocità siderale. Il malumore di oggi è tanto, inutile nasconderlo, ma crediamo che il Cosenza ha bisogno di essere puntellata bene in alcune zone del campo. I vari Romano, Ciano, Longobardi ed altri, andati via troppo frettolosamente da Cosenza, non sono stati, allo stato, adeguatamente sostitutiti. Soprattutto, oggi è venuto fuori un altro dato preoccupante. Il Cosenza, soprattutto per quel che riguarda gli under, non ha adeguati ricambi a disposizione. Forse la partita è stata eccessivamente caricata di importanza, un’importanza che ha finito per condizionare l’atteggiamento mentale della squadra, limitandola nelle zioni e nelle idee. Stefano Fiore e Aristide Leonetti devono accendere i radar e puntare su quei giocatori in grado di dare solidità alla squadra. La sconfitta, dolorosa per come è avvenuta e difficile da digerire dalla piazza, ha fatto storcere il muso a quanti non sono convinti che Gagliardi sia l’allenatore adatto ai Lupi. Chiedere la testa di un mister alla prima sonora sconfitta, sul piano del gioco e del risultato, sembra decisamente eccessivo e soprattutto, controproducente per il morale della squadra, chiamata a rialzarsi subito, già a partire da domenica quando si farà visita al Paternò. Il Cosenza, inoltre, conferma di essedre un pò autolesionista. L’ha dimsotrato a Messina, perdendo una partita per lunghi tratti dominata, l’ha ribadito oggi contro il Montalto, dimostrando di aver sentito troppo la gara. Il popolo silano, accorso in massa allo stadio, (oggi erano presenti 3500 persone) non riesce a darsi pace. Nessuno immaginava che l’epilogo poteva essere così pesante. Ammettere le colpe del Cosenza, significa non riconoscere i meriti del Comprensorio Montalto che, pur non avendo fatto vedere nulla di trascendentale, ha, con una gara accorta, attenta e ordinata, fatto il suo dovere e incassato tre punti d’oro che valgono davvero il doppio in chiave campionato.

DE CARO: Se Gagliardi recita il mea culpa e cerca di studiare rimedi per rimettere in piedi la sua squadra, il patron dei biancazzurri, gongola per i tre punti. «Sono in piazza con il sindaco di Montalto e tutti i tifosi. Stiamo festeggiando una vittoia storica. Io ho sempre creduto in questa vittoria e credo che sia strameritata. Il Montalto è una grande squadra, fatta di ottimi calciatori e straordinari uomini». Il patron biancazzurro si scaglia contro alcuni esponenti della stampa. «In settimana ho sentito parlare, così come succede dall’inizio del campionato, paròlare solo ed esclusivamente del Cosenza e non della mia squadra. Vogliamo essere rispettati, perchè portiamo rispetto a tutti. E’ dall’inizio del campionato che la mia persona viene umiliata, offesa e denigrata sulla stampa». Il De caro polemico insiste. «Oggi per evitare polemiche ho evitato di mettere piede al SanVito, perchè sapevo bene cosa avrei subito. Non ho ricevuto un invito da parte della società del Cosenza Calcio, cose che non succedono in nessun campionato, anche il più dilettantistico». De Caro non digerisce nemmeno quel penbsiero a caldo di Gagliardi. «`L’allenatore del Cosenza ha etichettato la mia squadra come una squadra di paese della provincia di Cosenza, non gli è consentito utilizzare questa terminologia, la mia squadra ha giocato la sua partita, senza rubare nulla. Abbiamo dimostrato di essere una buona formazione e che la nostra classifica di oggi è bugiarda. Anzi dirò di più abbiamo dimostrato di essere dei signori e di non voler infierire, altrimenti sarebbe stata una goleada».

GRAVINA: Anche il sindfaco fa festa. Per Montalto oggi è una vittorias storica. Per la nostra città è già storico disputare il campionato di Serie D e competere con il Cosenza, poi vincvere con un risultato così rotondo il derby, è davvero favoloso». Il sindaco di Montalto, approfitta del tema calcio per parlare di politica. «Ho sentito più di un tifoso e di qualche tifoso e qualche addetto ai lavori definirci un paese della provincia di Cosenza. Questo non l’accettiamo, siamo un centro dell’area urbana e vogliamo contribuire alla crescita del territorio».