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Variante Delta: la curva risale dopo tre mesi, in 11 regioni indice Rt sopra 1

Ieri quasi 1.400 contagi in Italia ma fortunatamente poche le ospedalizzazioni. L’attenzione però resta alta

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Per tre mesi i casi di infezione da SarsCoV2 in Italia hanno continuato a scendere, ma a fine giugno la discesa ha subito una frenata e la curva ha cominciato a salire e adesso l’inversione tendenza è così chiara che se ne vedono i segni anche a livello regionale. Gli esperti che seguono l’andamento dell’epidemia in Italia non hanno più dubbi sull’inversione di tendenza, come il fisico Roberto Battiston, la fondazione Gimbe e l’Associazione Italiana di Epidemiologia (Aie), per la quale l’indice che descrive di contagi in modo simile all’Rt è sopra 1 in 11 regioni.

“Prudenza e attenzione”

“La pandemia non è finita”, ha detto ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza. “Dobbiamo avere grande prudenza e attenzione, soprattutto per le varianti che sono elementi di ulteriore preoccupazione in un quadro che va seguito con grande attenzione”. La situazione italiana è in linea con l’aumento dell’incidenza che si sta facendo strada in molti Paesi d’Europa, anche se al momento la mappa elaborata dai Centri europei per il controllo delle malattie (Ecdc) è ancora in gran parte verde, a eccezione della Spagna, quasi tutta in rosso, e Cipro, in rosso scuro. In giallo Irlanda e ampie aree dei Paesi Bassi e della Svezia.

Di risalita della curva dell’epidemia parla Battiston, fisico dell’Università di Trento, coordinatore dell’Osservatorio dei dati epidemiologici in collaborazione con l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas): “Da circa 10 giorni l’andamento degli infetti giornalieri non soltanto ha fermato la sua discesa, ma ha iniziato a risalire a livello nazionale. Anche se molto più difficile da identificare – ha detto – si comincia a vedere lo stesso andamento anche a livello di alcune regioni, ma con numeri piccoli e un livello di incertezza maggiore”.

E’ un cambiamento che “sta avvenendo in coincidenza con la crescita della variante Delta”, ha proseguito Battiston, e “in alcuni casi responsabile di più del 50% dei casi e che ben presto avrà raggiunto la dominanza” A dare la misura della risalita della curva epidemica in Italia sono anche i numeri dell’aggiornamento quotidiano del ministero della Salute, che segnalano un incremento di 1.394 casi in 24 ore rispetto ai 1.010 del 7 luglio.

All’indomani del primo superamento della soglia di mille casi, si registra un aumento del 38%, rilevato con 174.852 test fra molecolari e antigenici rapidi, contro i 177.977 del giorno precedente. Il tasso di positività risulta quindi salito da 0,56 a 0,8% in 24 ore. E’ invece di 1,5 se si considera il rapporto del totale dei casi con i soli tamponi molecolari. Mentre il numero dei decessi resta sostanzialmente stabile (13 contro i 14 del giorno prima), la discesa dei ricoveri comincia a frenare. I ricoverati nelle unità di terapia intensiva restano 180, come il giorno precedente e restano 8 anche i nuovi ingressi. In calo di 37 unità in 24 ore sono invece i ricoverati nei reparti ordinari, per un totale di 1.197.

Fra le regioni è stata la Sicilia a registrare il maggiore incremento in 24 ore, con 219 casi, seguita da Lombardia (215), Campania (162), Veneto (149) e Lazio (112). Ed è sulle regioni che si sta concentrando l’attenzione degli esperti, come quelli dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (Aie), che in 11 regioni segnalano una maggiore frequenza delle diagnosi di infezione. L’hanno calcolata utilizzando l’indice di replicazione diagnostica (RDt), simile all’indice Rt calcolato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e dalla Fondazione Bruno Kessler ma che si basa sulle segnalazioni delle diagnosi anziché sui contagi. Punta l’indice su 11 regioni anche la fondazione Gimbe, che osserva un aumento dei casi in Abruzzo, Campania, Liguria, Lombardia, Marche, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto e nelle province autonome di Trento e Bolzano.

Italia

Influenza, è record: Iss 943mila colpiti solo nell’ultima settimana

L’influenza è tornata, ed è difficile non accorgersene. Dall’inizio dell’inverno sono già due milioni e mezzo gli italiani bloccati a letto da influenze o sindromi parainfluenzali

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COSENZA – Nell’ultima settimana sono stati quasi un milione gli italiani a letto con l’influenza: lo indica il bollettino della rete di sorveglianza InfluNet dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Nell’ultima settimana, si legge, sono stati 943mila gli italiani colpiti da sindromi simil-influenzali. L’influenza non è solo più precoce, ma ha un’incidenza che nell’ultima settimana ha sfiorato 16 casi ogni mille abitanti, superando il picco di tutte le stagioni precedenti, a partire dal 2009. In totale, dall’inizio del monitoraggio sono 3,5 milioni le persone contagiate.

Gap Immunitario

Il fenomeno a cui stiamo assistendo è causato infatti, in larga parte, da quello che gli specialisti chiamano immunity gap, o più di recente immunity debt. Un termine che in passato veniva utilizzato principalmente parlando di vaccini, per riferirsi al rischio di nuove epidemie quando le coperture vaccinali scendono al di sotto della soglia di sicurezza. Negli ultimi mesi si è sentito utilizzare però sempre più spesso per parlare della circolazione dei virus respiratori in seguito all’abolizione delle misure di distanziamento con cui abbiamo affrontato Covid 19.

In un inverno normale, una buona percentuale della popolazione incontra i patogeni stagionali: virus dell’influenza, i tanti virus parainfluenzali, quelli del raffreddore, o il virus respiratorio sinciziale (pericoloso principalmente per i più piccoli). Qualcuno si ammala, qualcuno ha sintomi leggeri, qualcuno è del tutto asintomatico. La cosa importante è che milioni di persone in seguito all’infezione sviluppano degli anticorpi che li difenderanno nel corso della stagione seguente.

O almeno, lo faranno in qualche misura. I virus come quello dell’influenza infatti sono particolarmente bravi a mutare per non essere riconosciuti dal nostro sistema immunitario. E allo stesso tempo, le difese che sviluppa il nostro organismo contro questi patogeni hanno breve durata. È per questo che l’influenza e i raffreddori tornano ogni anno, inesorabilmente. Nonostante tutto, l’esposizione periodica ai patogeni garantisce comunque una certa percentuale di resistenza a una fetta rivelante della popolazione.

Se i virus però non si fanno vedere per un paio di anni, come capitato mentre lottavamo contro Covid, le cose cambiano. La percentuale di persone immuni scende drasticamente. Quella delle persone suscettibili cresce. E i virus trovano le condizioni perfette per circolare liberamente, provocando epidemie più rapide, e più intense, del normale.

Non ultimo, è possibile l’influenza che circola quest’anno sia causata da un virus particolarmente infettivo o virulento. In Australia, dove la stagione influenzale precede di diversi mesi quella dell’emisfero boreale, l’epidemia di quest’anno in effetti è stata particolarmente severa. E il virus che sta circolando maggiormente in Italia in queste settimane, un sottotipo chiamato H3N3 – Darwin, è stato identificato per la prima volta proprio in Australia sul finire del 2021.

 

 La terapia

Per quanto riguarda invece la terapia, i trattamenti principali sono di tipo sintomatico. I loro bersagli sono essenzialmente la febbre, il mal di testa e i dolori muscolari, che possono essere affrontati con antipiretici e antinfiammatori antidolorifici. In alcuni casi potrebbero essere utili anche spray per la gola e rimedi contro la tosse.

Gli antibiotici non sono efficaci contro i virus influenzali, e gli antivirali sono consigliati soltanto in caso di rischio di gravi complicanze: a causa delle loro controindicazioni (bambini, gravidanza e allattamento) e del rischio di effetti collaterali, oltre alla necessità di iniziare il trattamento entro 48 ore dalla comparsa dei sintomi, non vengono utilizzati regolarmente per accelerare la guarigione dall’influenza.

Per guarire velocemente dall’influenza si dovrebbe fare affidamento invece sul riposo (una buona occasione per passare più tempo a letto a dormire per recuperare anche le ore di sonno perse a causa dei troppi impegni o dell’insonnia). Inoltre è bene non fumare e non bere alcolici, ed è consigliabile fare il pieno di acqua, di sali minerali e vitamine.

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Reddito di cittadinanza, respinte 240mila domande nei primi 10 mesi del 2022

Circa 50 mila sono state le domande sospese e sottoposte ad ulteriori controlli. Invece 290mila quelle a rischio

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ROMA – “Gli scenari di rischio elaborati ed i relativi allarmi” attivati dall’Inps hanno permesso di individuare su un milione e 290mila domande arrivate, ne ha individuate 290mila a rischio e 240mila respinte prima che la prestazione fosse erogata, mentre 50mila sono state sospese per essere sottoposte a controlli ulteriori. Quelle respinte, lo sono state per mancanza del requisito della residenza in Italia, false o omesse dichiarazioni relativamente alla posizione lavorativa dei componenti il nucleo familiare, come spiegano dall’Inps.

“Il reddito di cittadinanza – come fanno sapere dall’Inps in una nota – è stato oggetto di ampio dibattito istituzionale e di particolare attenzione mediatica anche in occasione delle verifiche di accertati casi di indebita percezione della stessa. Il sistema dei controlli risulta particolarmente complesso in ragione anche della numerosità delle Amministrazioni coinvolte e della tempistica da rispettare per la verifica dei requisiti, all’atto della presentazione della domanda. In fase di prima attuazione, in conformità delle disposizioni normative, l’Inps ha attuato un sistema di controlli centralizzati sulla sussistenza dei requisiti previsti dalla legge, affiancato da verifiche ex post a cura delle sedi territoriali sulla veridicità delle dichiarazioni.

A seguito dell’evoluzione applicativa della misura – spiegano dall’Inps – l’Inps ha intensificato i controlli ex ante nell’ottica di prevenire ed individuare i comportamenti opportunistici e fraudolenti. Pertanto, il sistema dei controlli è stato progressivamente rafforzato con l’obiettivo di accertare la veridicità delle dichiarazioni rese, verificando preventivamente le informazioni in possesso dell’Inps e di altre amministrazioni pubbliche, e anticipando i controlli anche in ottica “antifrode”. Sono stati, inoltre, individuati scenari di “rischio potenziale” predefiniti, incrociando le dichiarazioni presenti nelle domande di RdC e nelle relative Dichiarazioni Sostitutive Uniche con i dati e le informazioni presenti nei propri archivi.

Ciò ha consentito di intercettare le istanze sintomatiche della presunta insussistenza di uno o più requisiti in capo al richiedente (o al nucleo familiare) e di altre situazioni potenzialmente incompatibili e di adottare tempestivamente i conseguenti provvedimenti di reiezione, anticipando tale verifica al momento della presentazione delle domande, scelta recepita e oggi regolata da una specifica norma di legge.

In particolare, i principali scenari di rischio riguardano:

1. Mancanza del requisito della residenza in Italia;

2. False o omesse dichiarazioni relativamente alla posizione lavorativa dei componenti il nucleo familiare;

3. False dichiarazioni circa la composizione del nucleo familiare.

Quando i sistemi Inps rilevano domande che presentano gli indicatori di rischio appena citati – continuano dall’Inps – le istanze vengono immediatamente respinte dalla procedura che gestisce la misura, ovvero sospese nei casi in cui si rendano necessari ulteriori approfondimenti, comunque sempre in via preventiva rispetto al pagamento del beneficio.

 

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Narcos della camorra rivela: «anche la ‘ndrangheta comprava da me»

Raffaele Imperiale racconta ai pm gli affari con la cosca calabrese. Il furto di 140 chili di droga e lo ‘sgarro’ pagato col sangue

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NAPOLI – La cosca calabrese dei Mammoliti acquistava centinaia e centinaia di chilogrammi di cocaina dal narcotrafficate Raffaele Imperiale che di recente ha avviato un percorso di collaborazione con la Procura di Napoli. Lo ha rivelato – confermando le ipotesi degli inquirenti – in uno dei quattro verbali depositati nei giorni scorsi dall’ufficio inquirente partenopeo ai giudici del Riesame di Napoli. Gli affari, fa sapere il “boss dei Van Gogh” (così soprannominato per essere entrato in possesso di due preziosissime tele del pittore fiammingo, custodite per lungo tempo e poi fatte ritrovare) subirono un’accelerazione nel 2016, dopo l’arresto di Rocco Mammoliti e il subentro alla guida di suo fratello Giuseppe.

Le relazioni tra Imperiale e la cosca peggiorarono dopo il furto di un importante quantitativo di droga, ben 140 chili. Imperiale spiega ai magistrati partenopei che a mettere a segno il “colpo” erano stati proprio alcuni affiliati calabresi. Lo sgarro non rimase impunito e ci scappò anche un omicidio spacciato per un regolamento di conto per vicende sentimentali. Imperiale e Giuseppe Mammoliti giunsero a un accordo: si sarebbero divise le perdite. Ma comunque dalla Calabria non arrivarono ben 500mila euro. Da quel momento i Mammoliti cominciarono a chiedere quantitativi minori di cocaina, ricevendo però sempre il diniego di Imperiale.

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