Discariche e proteste nel cosentino, denunciato ambientalista: ‘Facciamo il lavoro della Procura e ci puniscono’

Trentatré giorni di presidio permanente alle porte della discarica, già coinvolta in un traffico illecito di rifiuti, che avrebbe dovuto accogliere tutta la spazzatura della provincia di Cosenza.

 

ROSSANO (CS) – I rifiuti sarebbero poi stati abbancati nel porto di Corigliano per essere caricati su navi e trasportati all’estero. Un’idea che non piacque affatto agli ambientalisti della sibaritide che con forza contestarono tale decisione sino a decretarne il ritiro del bando da parte della Regione. Una vittoria a cui sono seguite le denunciato a carico di tre attivisti che parteciparono alla mobilitazione. Flavio Stasi è uno dei componenti del Comitato in Difesa di Bucita e del Territorio accusato di interruzione di pubblico servizio nel corso del presidio permanente del Febbraio 2014 che si protrasse per oltre un mese nei pressi di quello che viene definito il Polo Tecnologico di Bucita. “A seguito della scoperta del bando per l’esportazione dei rifiuti all’estero emanato dalla Regione Calabria – spiega Stasi – il Comitato in Difesa di Bucita e del Territorio si è mobilitato per evitare che tutti i rifiuti indifferenziati della provincia di Cosenza venissero portati a Bucita dove esiste già una discarica pubblica sotto sequestro per disastro ambientale, una discarica privata ed un impianto di trattamento della Regione.

 

Si sarebbe trattato – sottolinea Stasi – di dar vita ad un ulteriore sito nel Comune di Rossano con un aumento del via vai di camion che trasportano rifiuti indifferenziati. In tutto settecentocinquanta tonnellate di rifiuti al giorno. In realtà non si è trattato di un blocco come a Celico, ma di un presidio permanente al bivio di Paludi, quello che porta al Polo Tecnologico di Bucita dove sono le discariche e l’impianto per monitorare la situazione e controllare i Tir che andavano a sversare. Il risultato della protesta fu che il bando venne ritirato per le ragioni che il Comitato stesso aveva denunciato ovvero che si trattava di una gara d’appalto irregolare, assolutamente inutile, fatto senza consultare le autorità del territorio.

 

A mio carico pende un altro procedimento per le contestazioni a Ferrovie dello Stato fatte nel corso di una manifestazione contro la soppressione dei treni che viaggiano sulla fascia jonica – racconta l’attivista – in cui mi viene contestato di aver fatto tardare un treno di dieci minuti. Se mi venisse detto che finendo a processo quattro volte potrei risolvere i problemi del territorio, io rifarei le stesse cose altre quattro volte. Ci accusano, in quanto promotori della mobilitazione, di una sospensione di pubblico servizio che in verità non c’è stata. Da lì infatti passavano sia i camion sia le auto. Sistematicamente ad ogni mezzo carico di rifiuti abbiamo chiesto la provenienza e chiarimenti alla Regione comportando dei ritardi, ma non li abbiamo bloccati. Peraltro il camion che lamenta le ore di ritardo nell’eseguire i propri lavori è un camion interno alla ditta che opera nel Polo Tecnologico.

 

Con noi – sottolinea l’ambientalista denunciato – c’erano semplici cittadini, ma anche sindaci ed amministratori del circondario. I viveri per mantenere il presidio, cibo e bevande, ci sono stati portati spontaneamente dai residenti che solidarizzavano con la nostra causa. Anche se il bando è stato ritirato, il problema non è stato risolto. Si continua ad insistere su discariche dal dubbio iter autorizzativo come Bucita che è stata sequestrata, mentre la politica e le istituzioni giudiziarie restano immobili. Invece di spendersi per denunciare e criticare gli ambientalisti dovrebbero chiedersi perchè la commissione parlamentare d’inchiesta nel 2011 sul ciclo dei rifiuti in Calabria scrisse che sulle nefandezze compiute ai danni dell’ambiente e della cittadinanza sia funzionari pubblici sia privati restano impuniti. Di questo dovrebbe occuparsi la Procura della Repubblica, non di tre cittadini, di cui uno 74enne, che si battono per i diritti del territorio.

 

Il Comitato diceva che il bando era irregolare ed effettivamente lo era. Di questo la Procura dovrebbe prendere atto e chiedersi perchè non è intervenuta invece di attendere le nostre mobilitazioni. Documenti istituzionali, organi delle forze dell’ordine evidenziano l’immobilità delle autorità giudiziarie e trovo bizzarro che a pagarne le conseguenze siano i manifestanti. Il 2009 c’è stato il blocco dei camion alla discarica di Bucita per impedire di abbancare lì i rifiuti e nel 2015 la Procura di Reggio Calabria ha scoperto che proprio in quella discarica sono stati falsificati i codici CER ed è stato posto in essere un traffico illecito di rifiuti. Probabilmente i cittadini sono costretti a fare determinate proteste per sostituirsi alla politica e alla Procura della Repubblica che paradossalmente poi ‘ricambia il favore’ punnendoci per il lavoro che noi abbiamo svolto al suo posto”.