Lampadine a incandescenza addio

Centotrent’anni di servizio sono un’età più che onorevole per andare in pensione. Così dopo oltre un secolo di utilizzo le care vecchie lampadine a incandescenza, con la loro

inconfondibile forma “a pera”, spariranno dal mercato. Scatta, dall’1 settembre, il divieto di commercializzazione delle ultime rimaste sul mercato, quelle con potenza compresa tra 25 e 40 watt; le altre sono state messe progressivamente fuori legge a partire dal 2009. Il bando delle lampadine più energivore fa parte di una serie di direttive europee che dovrebbero portare, entro il 2020, a un risparmio energetico equivalente al consumo di 11 milioni di famiglie all’anno, e a una riduzione annua delle emissioni di CO2 di 15 milioni di tonnellate, almeno secondo i dati forniti dalla Commissione Europea.

Le alternative rimaste a nostra disposizione brillano, è il caso di dirlo, in efficienza. Le lampadine fluorescenti (quelle per intendersi dalla forma a spirale) o CFL (Compact Fluorescent Lamp) costano fino a quattro volte di più di quelle a incandescenza ma durano più a lungo, fino a 8-10 anni. Inoltre, consumano il 65-80% di energia in meno rispetto alle vecchie lampadine, che al contrario trasformavano in luce solo il 5-10% di energia, dissipando la rimanente in calore. Calcoli della Commissione Europea stimano che installandole in tutti i punti luce di casa, il risparmio annuo sulla bolletta sarebbe di 50 euro a famiglia.
Vantaggi indiscussi a parte, resta però la scocciatura dello smaltimento. Le fluorescenti contengono una infatti una piccola quantità di mercurio, pari a 5 milligrammi (una dose non pericolosa per la salute e sufficiente appena a ricoprire la punta di una matita). Nonostante il bulbo di vetro, quindi, non vanno gettate insieme alle bottiglie ma trattate come “rifiuti pericolosi” e riportate, una volta esaurite, presso i punti vendita dove le avete acquistate o nelle riciclerie cittadine