Sequestrato un lido nella Sibaritide per occupazione abusiva, una denuncia - QuiCosenza.it
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Sequestrato un lido nella Sibaritide per occupazione abusiva, una denuncia

Oltre al sequestro dell’area il gestore dello stabilimento balneare è stato denunciato per occupazione abusiva di suolo demaniale marittimo

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CORIGLIANO ROSSANO (CS) – La Guardia Costiera nell’ambito di un’operazione di polizia demaniale marittima presso uno stabilimento balneare ubicato sul lungomare di un Comune della bassa Sibaritide, ha accertato l’occupazione abusiva di parte del litorale di giurisdizione, in violazione degli articoli 54 e 1161 del Codice della navigazione.

Sotto la direzione investigativa della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, la struttura occupante una superficie di circa 1.100 mq con annesse attrezzature, è stata sottoposta a sequestro penale ed il responsabile è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria. Inoltre l’attività della Guardia Costiera, consentirà alle competenti Autorità amministrative di recuperare gli indennizzi risarcitori dovuti all’erario dello Stato in ragione dell’illecita occupazione.

 

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Dalla Sicilia a Corigliano-Rossano per raccogliere agrumi. Tutti lavoratori in nero e sfruttati

I braccianti non avevano alcun contratto di lavoro ed erano retribuiti in base alla quantità di cassette di agrumi. Azienda sospesa e due imprenditori denunciati

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CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Un nuovo episodio di sfruttamento dei lavoratori in agricoltura è emerso nel corso di una verifica effettuata nei giorni scorsi da ispettori del lavoro di Cosenza affiancati da un carabiniere del NIL (Nucleo tutela lavoro) in una tenuta agricola nel comune di Corigliano Rossano, dove era in corso la raccolta intensiva di agrumi. Durante il controllo è emerso limpiego irregolare di quattro lavoratori extra-Ue di nazionalità marocchina, tutti occupati “in nero” da una società cooperativa siciliana che li aveva trasportati giorni fa dalla Sicilia.

Dalle verifiche effettuate sulle banche dati è emerso che la cooperativa, datrice di lavoro dei quattro braccianti, eseguiva le operazioni di raccolta degli agrumi in base ad un contratto ritenuto di pseudo-subappalto stipulato con la società cosentina acquirente del frutto che, peraltro, è risultato non avere nessun dipendente o collaboratore in organico. Dai primi accertamenti è emerso che i quattro lavoratori addetti da diversi giorni alle operazioni di raccolta, oltre a non aver ricevuto alcun contratto di lavoro né alcuna formazione in materia di sicurezza, erano retribuiti a cottimo in base alla quantità di cassette di agrumi.

Tra di loro, uno è risultato irregolarmente presente in Italia e pertanto è stato portato al Gruppo carabinieri di Corigliano per le operazioni di identificazione e fotosegnalamento. Vista la percentuale di irregolarità pari al 100% delle maestranze, è stato adottato il provvedimento di sospensione dell’attività d’impresa presso il terreno interessato dalle lavorazioni. I due imprenditori sono stati denunciati. Per loro, inoltre, si prospettano sanzioni amministrative per oltre 15.000 euro.

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False ricette di farmaci costosi per ottenere rimborsi, medico rossanese esce dal carcere

Secondo l’accusa il dott. Cantafio aiutato dalla moglie, avrebbe redatto le prescrizioni di farmaci attribuendole a suoi pazienti ignari, recapitandole a titolari delle farmacie ritenuti compiacenti

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CORIGLIANO ROSSANO (CS) – E’ stata discussa al tribunale del Riesame di Catanzaro l’istanza presentata dall’avv. Francesco Nicoletti che difende il dott. Sergio Cantafio, 69 anni, ritenuto promotore, organizzatore e partecipe dell’associazione a delinquere, contestata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari ai sensi dell’art. 416, commi 1,2,3 e 5 del codice penale nonché di ulteriori 27 imputazioni per reati-fine, per aver in qualità di medico di base del S.S.N. promosso e coordinato l’attività del gruppo criminale e per aver reperito i mezzi necessari alla realizzazione del programma criminoso.

Il GIP, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, evidenziava la particolare spregiudicatezza e capacità criminale di Cantafio, la dedizione alle truffe nei confronti del S.S.N. da decenni, anche in territori non appartenenti a questa giurisdizione e la capacità di coordinare, anche senza la propria presenza fisica, tutte le attività più rilevanti dell’associazione e di pianificare i successivi reati. Per il Gip avrebbe messo in atto strategie per superare i controlli e gli imprevisti avvenuti nel corso del tempo, con costante attenzione per l’espansione dei traffici illeciti, anche attraverso il reclutamento di nuovi farmacisti, l’emersa sussistenza di legami con l’estero tali da permettere la spedizione di farmaci fittiziamente prescritti, nonché la commissione di ulteriori rilevantissime truffe anche al di fuori del perimetro dell’associazione.

Il professionista è coinvolto nell’operazione portata a termine lo scorso mese di novembre che ipotizza l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, compiuta mediante la redazione di false ricette mediche relative a costose specialità medicinali prescritte al solo scopo di percepire il relativo profitto grazie al totale rimborso delle spese da parte del Servizio Sanitario.

Secondo la tesi accusatoria, il medico, con l’aiuto della moglie, avrebbe provveduto a redigere le prescrizioni di farmaci attribuendole a suoi pazienti ignari, recapitandole a titolari delle farmacie ritenuti compiacenti, i quali provvedevano a rifornirsi dei farmaci. Una volta ricevuti i prodotti, i farmacisti o i loro collaboratori avrebbero rimosso i bollini identificativi (c.d. “fustelle”) dalle scatole dei medicinali e li avrebbero applicati sulle false prescrizioni al fine di ottenere poi il rimborso da parte del S.S.N. Il Tribunale di Catanzaro – Sezione Riesame – ha sostituito la massima misura del carcere con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari per il dott. Cantafio.

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Rossano: ennesima aggressione in carcere, denuto colpisce agente con un palo di scopa

Il fatto – denunciato da Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Damiano Bellucci, segretario nazionale – risale alla serata di ieri

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CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Tutto si è verificato ieri sera nella casa circondariale di Rossano dove un detenuto, di origine magrebina e con problemi psichiatrici, ha aggredito un agente addetto alla vigilanza della sezione. Dopo avergli sottratto gli occhiali, l’agente si è avvicinato per recuperarli, ma il detenuto lo ha colpito ripetutamente con un bastone di legno, tolto dalla scopa, in uso ai detenuti. All’agente portato al Pronto Soccorso sono state riscontrate lesioni guaribili in sette giorni.

«Solo grazie al pronto intervento dell’ormai esiguo personale presente – affermano Durante e Bellucci – è stato scongiurato il peggio, essendo riusciti a riportare il detenuto alla calma, così ripristinando la sicurezza all’interno della sezione detentiva». Quello di ieri è solo l’ennesimo episodio verificatosi nell’istituto di reclusione di Rossano. Protagonisti delle aggressioni sono in prevalenza detenuti con problemi psichiatrici. Sono 77 infatti, i detenuti affetti da tali patologie, 20 di questi, considerati abbastanza gravi, nonostante non sia presente un’articolazione territoriale di salute mentale per la gestione degli stessi. E l’accesso nell’istituto di uno psichiatra ha la cadenza di sole due volte a settimana, insufficienti per seguire i detenuti bisognosi di cure in tal senso.

«Tale problema – aggiungono Durante e Bellucci – sussiste ormai dalla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, allorquando tutto il disagio si è riversato nelle carceri, compresi, a volte anche i soggetti prosciolti per incapacità di intendere e di volere che, se in custodia cautelare, continuano a permanere in carcere, com’è avvenuto a Rebibbia di recente, fatto per il quale la Cedu ha condannato l’Italia».

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