Incidente mortale a Morano Calabro: dopo circa 4 ore estratta la vittima dal tir - QuiCosenza.it
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Tragico incidente stradale nei pressi di Morano Calabro sull’autostrada A-2 del Mediterraneo. A perdere la vita un uomo di 62 anni, di nazionalità ucraina, che era alla guida di un tir carico di derrate alimentari. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’uomo, per cause in corso di accertamento, avrebbe perso il controllo del mezzo pesante, che ha impattato più volte in diversi punti prima di finire incastrato tra le lamiere del guardrail. I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare a lungo per estrarre la vittima dalle lamiere della cabina di guida, rimasta sospesa tra le due corsie autostradali.

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Sparatoria a Cantinella di Corigliano Rossano: ferito 33enne

In corso di accertamento ancora i motivi dell’atto criminale. Il ferito è stato trasferito presso il nosocomio più vicino

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CORIGLIANO ROSSANO – Attimi di paura questa mattina in contrada Cantinella a Corigliano Rossano, un uomo di trentatreenne anni è stato raggiunto e ferito da colpi di arma da fuoco. In corso di accertamento ancora i motivi dell’atto criminale. Sul fatto indaga l’Arma dei carabinieri. L’uomo è stato ferito ad una mano e subito trasferito presso l’ospedale Guido Compagna di Corigliano Rossano.

Al momento pare che il giovane non sia in pericolo di vita. Probabilmente si tratta di più aggressori che si sono poi dati alla fuga sul vecchio tracciato della 106, liberandosi dell’arma. Ignote, al momento le generalità e l’identità di chi ha premuto il grilletto.  Secondo quanto si apprende un 23enne F.A. si sarebbe costituito.

(In aggiornamento) 

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Frecciargento Sibari-Bolzano, il perchè del “No” alla fermata di Maratea

Comitato Magna Graecia: “Si persevera nelle politiche dei due pesi e due misure con grave nocumento alle popolazioni dell’Arco Jonico”

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SCALEA – Nei giorni scorsi il Comitato Magna Graecia, assieme all’Unione delle Associazioni della Riviera dei Cedri e del Pollino, ha scritto una lettera alla Presidenza della Regione, ai vertici di Trenitalia, al Ministro dei trasporti, agli Assessori regionali al turismo ed all’agricoltura, alla Deputazione parlamentare dell’Arco Jonico ed al sindaco di Scalea con i motivi per cui si ritiene inopportuna la scelta, da parte di Trenitalia, di Istituire una fermata del Frecciargento Sibari-Bolzano a Maratea.

L’oggetto del ragionamento è stato spinto non da spiriti campanilistici, quanto da un’attenta analisi dei flussi veloci in transito sulla stazione di Maratea. “È bene chiarire che fra la Calabria ed il resto d’Italia (via tirrenica) vi sono, in totale, dodici treni AV (Freccia ed Italo). Di questi, 11 fanno capolinea nella stazione di Reggio Calabria ed uno a Sibari. Delle dodici corse, tre già effettuano scalo nella stazione lucana. L’accordo-servizio sul Freccia Sibari-Bolzano costituirà la quarta fermata”.

“Sgombriamo il campo da ogni, eventuale, fraintendimento”

“Che Maratea, essendo località turistica di pregio e fra le più gettonate del Tirreno, debba essere servita da quattro o più fermate di vettori veloci è legittimo ed insindacabile. Il paradosso, tuttavia, è che la quarta fermata venga assegnata compromettendo l’unico servizio veloce dallo Jonio verso la Capitale. A tal riguardo giova ricordare che cinque dei su menzionati dodici Treni AV, non effettuano fermate tra Salerno e Paola mentre altri tre non effettuano scali tra Sapri e Paola”.

“Risulta oltremodo inspiegabile – spiega il comitato – oltreché macchiettistico, che venga assegnata la fermata ad un treno che già effettua sosta nella stazione di Scalea. Tra l’altro, posta a circa dieci minuti di distanza da Maratea ed a questa collegata da servizi regionali. Viepiù, scegliendo per la causa, l’unico e solo treno che già raccoglie tutta l’utenza della Sibaritide e del Crotonese (da quando è stato istituito un servizio di collegamento regionale in coincidenza tra Crotone e Sibari), piuttosto che uno o più degli otto rimanenti treni provenienti dallo Stretto”.

“Ad ogni modo, si sarebbe potuta sfruttare una delle otto corse che non effettuano servizi di fermata tra Sapri e Paola, piuttosto che l’unico “treno sociale” (mutuando le parole della Senatrice Abate) che aveva dato un pizzico di sollievo all’atavico dramma della mobilità gravante su tutto l’Arco Jonico. Tale operazione – spiegano dal  Comitato Magna Graecia – non solo rallenterà, ulteriormente, la corsa del treno, ma metterà a repentaglio la possibilità di usufrutto dello stesso da parte dei passeggeri provenienti e diretti verso la jonica. Gli stessi per cui la Regione Calabria corrisponde oneri di compensazione all’azienda, a garanzia di copertura della tratta tra Sibari e Paola. Del resto, già lo scorso anno, quando il servizio fu istituito in occasione del cambio orario estivo, con un atto di Presidenza dell’ex Governatore f.f. della Regione, avevamo già scritto ai Vertici ministeriali e regionali per significare il nostro punto di vista. Ma, oggi come allora, si è deciso di confermare la fermata”.

“Spiace accertare come l’unico vettore AV proveniente dallo Jonio si stia, lentamente, trasformando in un convoglio intercity. Con l’aggravio di allungamento dei tempi di percorso, al costo di un servizio veloce. Andrebbe anche appurato l’arcano motivo celato dietro la scelta dell’unica corsa jonica per fornire la quarta fermata a Maratea, piuttosto che una delle otto corse provenienti da Reggio Calabria. Senza escludere il fatto che logiche dettate da scriteriati centralismi ridurranno i posti a disposizione per gli utenti jonici, con grave nocumento per la fascia Sibarita e Crotoniate che, ribadiamo, ha nel freccia Sibari-Bolzano l’unico servizio di collegamento su ferro verso la Capitale”.

Continua la politica dei due pesi e due misure e crediamo che gli effetti degli iniqui dettami, applicati dai vari centralismi, siano, ormai, sotto gli occhi di tutti. Ci si preoccupa di assegnare una ulteriore fermata al Freccia Sibari-Bolzano, ma nulla si dice sul precario servizio di collegamento regionale, in coincidenza, tra Crotone e Sibari”.

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Mormanno, un albero d’ulivo per ricordare Falcone e Borsellino

Nel giorno del trentesimo anniversario della strage di Capaci l’Istituto omnicomprensivo di Mormanno e l’amministrazione comunale hanno ricordato le stragi e rilanciato l’impegno contro la criminalità

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MORMANNO (CS) – Istituzione pubblica, scuola, forze dell’ordine, società civile insieme nel giorno del trentesimo anniversario della strage di Capaci, in cui morirono Giovani Falcone e la sua scorta. Il primo vero attacco allo Stato da parte della mafia è stato ricordato dall’Amministrazione comunale di Mormanno, guidata dal sindaco Giuseppe Regina, e dall’istituto omnicomprensivo con la dirigente Annunziata Galizia, nel corso di una cerimonia nei pressi del plesso formativo della città del Pollino, al quale hanno partecipato anche le forze dell’ordine e la società civile.

«Fare memoria per non dimenticare e rilanciare, soprattutto con i giovanissimi che quel periodo non lo hanno vissuto, il tema dell’impegno e della legalità, del contrasto sano e perentorio ad ogni forma di criminalità organizzata che inquina il vivere civile, prova ad annidarsi nei centri del potere, soffoca l’imprenditoria sana, sconvolge la vita di intere famiglie, sfrutta i giovani, ammazza la speranza». Così il sindaco, Giuseppe Regina, intervenendo alla commemorazione di quella pagina dolorosa e terribile della storia del Paese.

Nel corso della cerimonia nei pressi della scuola di Mormanno è stato piantato anche un ulivo, simbolo di pace e speranza, sottolineando che il bene e il seme lasciato dal sacrificio di Giovanni Falcone prima, e Paolo Borsellino poi, e tanti altri fedeli servitori dello Stato, deve continuare ad essere alimentato nel solco di quella esperienza di giustizia e lotta convinta al malaffare e alle mafie.

Oggi che i fondi del Pnrr si presentano come una grande parentesi di ripartenza per il Paese dobbiamo «stare in guardia – ha concluso il sindaco Regina – alla pervasività della criminalità organizzata che proverà a fare bottino di queste risorse, utilizzandole per proprio tornaconto, mentre a noi tutti spetta il compito di vigilare e far si che queste risorse vadano spese a beneficio dei territori e delle comunità che le attendono per un futuro di rinascita dopo al triste parentesi del Covid».

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