Rifiuti abbandonati nel Parco della Sila. "Zozzoni" beccati dalle telecamere - QuiCosenza.it
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Rifiuti abbandonati nel Parco della Sila. “Zozzoni” beccati dalle telecamere

Avevano abbandonato in modo indiscriminato rifiuti in Sila, nei comuni di Spezzano della Sila e San Giovanni in Fiore

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COSENZA – Sono stati individuati e sanzionati alcuni responsabili dell’abbandono indiscriminato di rifiuti avvenuto all’interno di alcune aree urbane del Parco della Sila. Sono stati i militari delle Stazioni Carabinieri Parco, attraverso un mirato servizio di vigilanza ambientale a identificarli grazie anche alla videosorveglianza posta in essere sul territorio. In particolare l’attenta osservazione è stata dedicata nei comuni di Spezzano della Sila e San Giovanni in Fiore in località nelle quali tale reato viene consumato. Ogni singolo abbandono, è stato infatti ripreso dai sistemi di videosorveglianza predisposti dai Carabinieri Forestali.

Immagini che hanno permesso di risalire puntualmente ai responsabili che in spregio a qualsiasi regola civica hanno abbandonato buste di immondizia ai piedi degli alberi. Attualmente sono già state elevate sanzioni per oltre 4.000 euro, altre sono in fase di notifica. Le operazioni condotte dai militari si inseriscono nell’ambito di una campagna di controllo a contrasto di questo fenomeno, messa in atto dal Raggruppamento Carabinieri Parchi Reparto Parco Nazionale della Sila.

 

Ionio

Corigliano-Rossano, il sindaco Stasi azzera la giunta “si chiude una fase, ripartiamo”

“La nomina del nuovo esecutivo avverrà esclusivamente sulla base di presupposti politici, della chiarezza e degli obiettivi strategici che la città”

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CORIGLIANO-ROSSANO (CS) – Tanto tuonò che piovve. Alle parole si sono susseguiti i fatti e la giunta di maggioranza è stata azzerata dal sindaco Falvio Stasi che spiega “dopo le tante parole rispetto all’assenza in prima convocazione del consiglio di venerdì scorso, credo sia opportuno spiegare alla mia comunità cosa è accaduto e perché. Innanzitutto, sgomberiamo il campo da ipotesi strampalate: dal punto di vista amministrativo, nulla o quasi. Il consiglio si terrà serenamente in seconda convocazione, come successo milioni di volte, lunedì prossimo ed è per altro caratterizzato da punti quasi del tutto già affrontati in altri consigli comunali. Si tratta di discussioni proposte ripetutamente da una parte dell’opposizione, senza alcuna volontà di confronto, su tutto lo scibile umano, finalizzate a fare un po’ di baraonda mediatica, soprattutto in campagna elettorale: nulla di particolarmente originale, l’opposizione si può fare anche così.

Dal punto di vista politico, invece, sono accaduti fatti importanti. Nella giornata di giovedì, ovvero un giorno prima del Consiglio, ho ricevuto una lettera firmata da alcuni consiglieri di maggioranza sul tema della “perequazione del personale”, ovvero sul fatto che ci sarebbero più dipendenti di alcuni settori in alcuni plessi comunali piuttosto che altri, con particolare riferimento ai messi comunali. Nel tardo pomeriggio uno di questi consiglieri mi ha comunicato, con un messaggio, che l’indomani una parte dei firmatari non sarebbe venuta in Consiglio per rimarcare, evidentemente, il contenuto della lettera. Ora, giusto per intenderci, all’ordine del giorno non c’era il bilancio che quindi avrebbe imposto numeri consistenti; né, conti alla mano, c’era o c’è problema numerico in consiglio, considerando che la minoranza è fatta di nove consiglieri. La questione vera e prettamente politica è che, francamente, non sono più disposto ad accettare almeno tre cose:

1 – il metodo, da vecchia politica, che trovo scorretto e che è stato proposto anche altre volte;

2 – che l’unica componente consiliare ben rappresentata in giunta ponga questioni gestionali ad altri e non a sé stessa;

3 – che si possa pensare che un sindaco di una città di 80 mila abitanti (ma anche di 20 mila) possa occuparsi prioritariamente di quanti dipendenti di un determinato settore stanno da una parte piuttosto che dall’altra, oppure di altre questioni del genere, senza alcun respiro politico.

Probabilmente qualche mese fa avrei lasciato perdere e provato a trovare una mediazione, come fatto altre volte, ma forse lo splendido evento personale che mi è capitato in queste settimane, per il quale mi sento veramente un uomo fortunato, mi ha fatto misurare meglio l’importanza di alcune cose pertanto, su certe questioni, ho deciso di non mediare più, anche perché questo avrebbe semplicemente rimandato il problema. Forse – spiega Stasi si è diffusa la convinzione che un sindaco, pur di restare in carica, sopporterebbe di tutto compreso il tradimento dei propri principi, ma (fortunatamente o sfortunatamente) io non sono così, e per questa ragione venerdì ho comunicato ad una parte dei consiglieri di maggioranza che la nostra esperienza amministrativa, così come l’abbiamo conosciuta finora, sarebbe arrivata a termine. Questi diverbi all’interno delle maggioranze ci sono sempre stati, ma credo che il Primo cittadino di una città come Corigliano-Rossano abbia un compito importante e difficilissimo, e per questo debba impiegare tutte le proprie energie su questioni strategiche, senza perdersi in beghe gestionali o di campanile senza senso. Inoltre, il Governo di questa città implica avere un esecutivo politico che rema all’unisono nella stessa direzione”.

Dal nostro insediamento sulle grandi questioni abbiamo fatto tanto, ed alcuni dati sono oggettivi (basti pensare al fatto che avremo da gestire forse cento milioni di euro di opere pubbliche nei prossimi mesi, nonostante le carenze di personale e l’emergenza covid), ma molte energie sono anche andate disperse e troppo spesso, in questi mesi, le scelte sono state rallentate da questioni che non dovrebbero riguardare un’amministrazione libera e coraggiosa come la nostra. Ed allora ritenevo, e ritengo ancora, che per la città fosse più utile il segnale dirompente di un sindaco che non ha paura di staccarsi dalla poltrona non per ragioni numeriche, ma perché convinto che sia necessario governare la città badando esclusivamente alla soluzione dei problemi, non al bilancino.”

Avrei comunicato la mia decisione in Consiglio, ma dal confronto con consiglieri e movimenti che sostengono l’Amministrazione è emersa la richiesta di alcune ore per confrontarsi, riflettere, approfondire le questioni; una richiesta che ovviamente non potevo non accogliere, e da questo presupposto è scaturita la scelta di partecipare al consiglio in seconda convocazione, domani. In questa scelta c’è stata effettivamente una mancanza di bon-ton istituzionale, in questo caso si sarebbero potute avvisare le minoranze. Non che io sia mai stato avvisato quando mi trovavo all’opposizione, ma giacché la discontinuità si deve manifestare anche in queste cose, per la mancanza di garbo chiedo io scusa alla minoranza; su tutto il resto delle cose dette e scritte, frutto delle proprie bramosie, come sempre, sorvolo. Partendo dunque dall’esigenza improrogabile di rendere l’azione amministrativa maggiormente decisa, veloce e di largo respiro, in queste ore è aperto un sereno confronto tra gruppi, consiglieri e compagini politiche che sostengono la maggioranza con l’intento di chiudere una fase amministrativa: azzererò nelle prossime ore la giunta comunale. Ringrazio l’intero esecutivo per il contributo, il supporto ed il duro lavoro che ha svolto in questi due anni di Amministrazione, anni difficili in cui per ragioni straordinarie abbiamo dovuto stravolgere il nostro programma politico-amministrativo ed in cui ogni assessore, il cui compito era già molto gravoso, ha dovuto adattare la propria azione a delle condizioni ancor più difficili rispetto a quelle alle quali si era preparato. La nomina del nuovo esecutivo avverrà esclusivamente sulla base di presupposti politici, della chiarezza, degli obiettivi strategici che la città deve raggiungere nel suo complesso e senza alcuna tolleranza per metodi “retro” che non possono appartenere a questa Amministrazione. Proseguiremo l’esperienza amministrativa, imperniata su trasparenza e legalità, con chi accetterà questo nuovo tipo di percorso e sono certo che potremo dare risposte importanti e storiche alla nostra comunità su tutti i campi: dal potenziamento dei servizi primari alla rigenerazione urbana, sociale ed economica della città; dalla digitalizzazione alla realizzazione di tutte quelle opere, fisiche e non, che abbiamo progettato in questi due anni e che sono necessarie per costruire e rafforzare la città unica, la grande opportunità del nostro territorio. Nonostante due anni passati quasi interamente in emergenza sanitaria, buona parte di questi percorsi strategici sono stati già avviati o messi in cantiere ed accelerare significa avere buone possibilità di concluderli entro i 5 anni, mantenendo gli impegni con la comunità.

“Se invece, per una qualsiasi ragione, dovessi rendermi conto che non ci sono le condizioni per realizzare il nostro programma di governo a causa di intralci, pressioni, metodi da vecchia politica o fattori diversi, non attenderò un secondo e consegnerò alla città le mie dimissioni, esplicitando con maggiore dettaglio tutte le ragioni che mi porterebbero a tale scelta, certamente dolorosa ma imprescindibile: mi sono candidato (come gran parte di coloro che ho al mio fianco) per cambiare la città e migliorare la vita della mia comunità, non per fare l’equilibrista. Ovviamente, senza alcun segreto ed a prescindere dalle legittime ricostruzioni giornalistiche, nelle prossime ore comunicherò direttamente alla comunità, l’unica alla quale intendo rispondere, eventuali evoluzioni di questo percorso, rassicurandovi fin d’ora di una cosa che ritengo la più importante di tutte: amo terribilmente questa terra, ho deciso di restarci ed ogni scelta è sempre stata e sarà guidata solo da questo”.

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Orsomarso contestato dai lavoratori delle Terme. La replica “la responsabilità è dell’azienda”

Orsomarso durissimo “è scaduta una concessione vecchia di 80 anni, se vuoi pagare l’acqua la paghi a un prezzo di mercato. Contestate l’azienda non me”

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PAOLA (CS) – L’attuale assessore regionale al turismo Fausto Orsomarso, insieme a Sabrina Mannarino, candidata con lo stesso Orsomarso al consiglio regionale per la circolazione Nord, stava tenendo un incontro con alcuni cittadini a Piazza del Popolo Paola. Comizio nel quale è stato contestato da una decina di lavoratori della Sateca delle Terme Lunigiane, che più volte hanno interrotto il suo discorso con cori, fischi e striscioni.

Dal canto suo Orsomaso ha replicato seccamente “le Terme Lunigiane sono chiuse per responsabilità dell’azienda che non ha voluto fare la stagione. Le Terme sono chiuse da chi per 80 anni ha gestito un bene pubblica, l’acqua, e pretendeva di pagarla al prezzo di 80 anni fa – ha tuonato Orsomarso – Le Terme sono in capo alle responsabilità dei primi cittadini di Guardia e Acquappesa. Le Terme sono libere dal voto di chi deve essere sempre condizionato perché noi siamo gente libera ed a breve saranno ristrutturate in tutta la Calabria con un bando di investimento. Domandatevi del degrado di quel compendio che era felice e luminoso ed è stato lasciato abbandonato. Tutti i dipendenti dovreste invece arrabbiarvi per come siete stati sfruttati nella vostra dignità. Fausto Orsomarso è una persona seria, la mia via è specchiata e limpida. Sono stato io a chiedere al PM Bruni di essere ascoltato per capire cosa stava accadendo, come mai ci siano state pressioni allucinanti per quella che è invece una normale vicenda amministrativa. È scaduta una concessione vecchia di 80 anni, se vuoi pagare l’acqua la paghi a un prezzo di mercato e c’è una manifestazione di interesse per avere concorrenza e avere stazioni termali che siano dignitose nel 2021. A me dispiace che ci siano stati lavorati che non abbiamo lavorato e fatto la stagione ma è la prima volta che non vedo fischiare e contestare un’azienda. La colpa non è mia, chiedete conto all’azienda. I fischi riportateveli a casa, queste provocazione che hanno una radice politica non ci toccano”.

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Violazioni della sorveglianza speciale, assolto pluripregiudicato: il fatto non sussiste

Accolte le tesi dell’Avv. Francesco Nicoletti, difensore del 47enne rossanese. All’uomo sono state imposte una serie di prescrizioni

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COSENZA – Il Tribunale di Cosenza, in totale accoglimento delle richieste dell’Avv. Francesco Nicoletti, ha assolto il 47enne pluripregiudicato rossanese L.A., accusato di aver violato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza impostagli con decreto del Tribunale di Cosenza. Nello specifico, con la misura inflitta venivano contestate all’uomo le sue frequentazioni criminali e, per la condotta complessivamente valutata, formulato un giudizio di pericolosità in termini di attualità, stante la sua dedizione alla commissione di molteplici reati in particolare contro il patrimonio o comunque a scopo di lucro. A carico del 47enne risultavano infatti diversi precedenti penali, precedenti di polizia e carichi pendenti. Lo stesso era stato sottoposto ripetutamente a misure cautelari personali, anche detentive. Nonostante questo continuava a tenere una condotta di vita illegale e antisociale. Erano inoltre state segnalate costanti frequentazioni con soggetti pregiudicati o comunque socialmente pericolosi.

Il Tribunale di Cosenza rilevava come la gravità, la frequenza e la costanza nel tempo delle vicende giudiziarie nelle quali L.A. era stato ed era all’attualità coinvolto, denotassero la sua allarmante pericolosità sociale. La sua condotta di vita era da definire senz’altro come significativa di una sua riottosità al rispetto delle regole del vivere civile e delle autorità, nonché di una abituale inclinazione a delinquere. Sulla scorta di tali considerazioni il Tribunale di Cosenza ha ritenuto che il comportamento criminoso del 47enne L.A., che non risultava aver mai mutato condotta di vita, fosse univocamente sintomatico della sua appartenenza alle categorie di pericolosità sociale individuate dalla legge. All’uomo sono state, pertanto, imposte una serie di prescrizioni: non detenere o portare armi, non associarsi abitualmente a persone che avevano subito condanne e sottoposte a misure di prevenzione e di sicurezza, vivere onestamente, rispettare le leggi, non dare ragione a sospetti; fissare la propria dimora e non allontanarsene senza preventivo avviso alla Autorità di PS; non rincasare la sera oltre le ore 20.00 (e oltre le ore 21.00 durante il periodo di vigenza dell’ora legale) e non uscire la mattina prima delle ore 8.00 senza comprovata necessità e senza averne dato tempestiva notizia alla Autorità locale di PS; non trattenersi abitualmente in osterie o bettole, discoteche, sale da gioco e simili locali e non partecipare a pubbliche riunioni; portare con sé la carta di permanenza esibendola ad ogni richiesta degli Ufficiali ed Agenti di Pubblica Sicurezza. All’uomo è stato inoltre imposto il versamento di una cauzione in denaro alla Cassa delle Ammende.

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