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Turismo, costituito il comitato “le Vie della Transumanza”

Il Comitato promotore del Distretto del Cibo Jonico-Silano “le Vie della Transumanza” è stato costituito su proposta dei Gal Sila Sviluppo e Kroton

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COSENZA – Fanno parte del Comitato, oltre ai Gal, il Parco Nazionale della Sila, il CREA – PB, i Comuni di San Giovanni in Fiore e Pallagorio, le rappresentanze di Confagricoltura, Cia, Coldiretti e Copagri, Legambiente, Italia Nostra, Arci, Unpli, la Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e Forestali, l’Associazione Produttori Zootecnici della Calabria.
Il Comitato -è scritto in una nota diffusa alla stampa – svolge la funzione di indirizzo e coordinamento delle attività finalizzate all’individuazione ed al riconoscimento del Distretto del Cibo a valere sulla manifestazione di interesse pubblicata dal Dipartimento Agricoltura e risorse agroalimentari della Regione Calabria.

E’ prevista la costituzione di un Gruppo di Lavoro, coordinato dal Direttore del Gal Sila Sviluppo, composto da professionisti operanti all’interno delle strutture tecniche del Gal, e da atri esperti nelle tematiche sopracitate, con il compito di progettazione, elaborazione, predisposizione e messa a punto della documentazione per la presentazione dell’istanza di riconoscimento del Distretto del Cibo, secondo gli indirizzi e le linee strategiche formulate dal Comitato Promotore. Il territorio jonico-silano considerato, comprende 35 comuni della Sila e Presila crotonese e cosentina classificati aree interne, ed caratterizzato da secoli dal fenomeno della transumanza, oltre che dalla presenza di produzioni agroalimentari di alta qualità, biologiche e certificate. La promozione di cibi in grado di soddisfare modelli sostenibili di produzione e distribuzione, l’attenzione al territorio, la qualità organolettica, la tutela ambientale, la salvaguardia della biodiversità, la qualità della vita della comunità, sono le motivazioni principali che spingono verso la costituzione del Distretto del Cibo.

La vision che si intende rilanciare è quella di un territorio che al fine di contrastare il processo di marginalizzazione e del conseguente declino demografico persegue uno sviluppo fortemente connotato dall’eco-sostenibilità e dove gli elementi di qualità della vita che lo caratterizzano, come l’elevata qualità ambientale e la sua salubrità, la ricca presenza di risorse naturali ed il saper fare locale diventano volani per la sua rigenerazione e per lo sviluppo di nuova imprenditorialità locale. La scelta di puntare su un sistema agroalimentare locale, socialmente condiviso e di alta qualità, valorizza le connessioni tra cibo e salute, tipicità dei prodotti e dei paesaggi di produzione, consentendo nuove forme di interazione tra consumatori e produttori. Ciò deve avvenire in forma integrata, promuovendo un turismo “slow” basato su un sistema di accoglienza in cui i giovani imprenditori possano svolgere un ruolo più forte, mettendo in valore il proprio territorio, accrescendone l’attrattività e favorendo la creazione di lavoro. Attraverso il distretto del cibo si vuole costituire una governance territoriale unitaria per ricostituire una identità d’area e definire strategie e obiettivi da seguire nel lungo periodo, necessariamente basati su un approccio di tipo sistemico. Si avvierà ora una attività di animazione territoriale per la definizione condivisa e partecipata della strategia di sviluppo e per la costituzione del partenariato che sottoscriverà l’Accordo di Distretto.

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Morì a 19 anni di setticemia per un ascesso non curato. Condannati 5 medici

Una storia lunga 17 anni accaduta in provincia di Cosenza ad un giovane di Rotonda. Disposto anche il risarcimento alla famiglia

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COSENZA – “Lo porti a prendere un gelato…non è niente“: è quanto si era sentito dire un 19enne della provincia di Potenza, Antonio De Marco., deceduto il 5 luglio del 2004 per uno shock settico ritenuto diretta conseguenza di un ascesso non curato a un dente. Una vicenda che, a distanza di tutti questi anni, 17 in tutto, ha trovato l’epilogo con la condanna dei cinque medici che lo hanno avuto in cura, del centro odontoiatrico coinvolto e anche dell’azienda sanitaria locale di Cosenza.

Un risarcimento milionario che, però, sottolineano gli avvocati napoletani Alessandro Milo, Amedeo Di Pietro e Marco Longobardi, legali della famiglia, “non potrà lenire il dolore per la morte di un giovane che si stava affacciando alla vita“. Nell’ultima sentenza, risalente alla fine dello scorso mese di maggio, il giudice Gioia del Tribunale di Cosenza ha disposto l‘assegnazione delle somme pignorate per risarcire la famiglia del giovane. “Dopo ben tre sentenze penali, del Tribunale di Lagonegro, nel 2009, della Corte d’Appello di Potenza, nel 2010, e della Corte Suprema di Cassazione del 2012, e di quella civile, del Tribunale di Lagonegro, passata in giudicato nel 2018 alla fine ci resta la grandissima soddisfazione professionale ed umana per aver dato Giustizia ai genitori, alla sorella, ai nonni, ma soprattutto ad A.D.M., che oggi può riposare in pace”, hanno commentato gli avvocati napoletani Milo, Di Pietro e Longobardi , legali della famiglia. “La sua vita è stata spezzata dal concorrente illecito operato di ben cinque medici, – ricordano i legali – i quali, hanno dimesso il giovane diverse volte, senza curarlo e causandone il decesso, facendo in modo che in mancanza di cure, negate, una banale patologia, quale un ascesso dentale avesse modo di evolvere, incontrollata, sino ad arrecare addirittura la morte dopo giorni di atroci sofferenze”.

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Ospedale di Acri, una buona notizia. Riattivati i 13 posti letto nel reparto di medicina

A darne notizia il presidente del Gruppo Udc in Consiglio regionale Giuseppe Graziano “ora riassegnare i 4 medici”

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ACRI (CS) – “Dopo le mie sollecitazioni dei giorni scorsi, nate da un’esigenza palesata dai cittadini, l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza ha provveduto a riattivare i 13 posti di Medicina Generale all’Ospedale di Acri, portando il numero delle degenze a 20, cioè al numero pari a quello originario, pre emergenza Covid-19. Sono stati assegnati 3 nuovi infermieri e un operatore socio-sanitario. Un ottimo risultato per l’intero territorio. Ora però si può e si deve fare di più. Ri-assegnare alle unità operative di provenienza i 4 medici (3 di Pronto soccorso e 1 di Medicina) che erano stati dislocati nel reparto Covid e che al momento rimangono a disposizione dell’Asp”. Lo afferma, “con soddisfazione”, il presidente del Gruppo Udc in Consiglio regionale e componente della Quarta Commissione permanente Sanità, Giuseppe Graziano, che, è scritto in una nota, “è rimasto attentissimo, insieme agli operatori sanitari e ai cittadini, rispetto a questa vertenza”.

“Non è ancora finita – aggiunge Graziano – perché adesso, dopo aver riattivato i posti letto che erano stati incomprensibilmente ‘soppressi’ è opportuno rifocillare l’unità operativa di Medicina Generale dei medici. Partendo proprio dal riassegnare il personale che era stato prelevato dai reparti per contribuire al funzionamento del Reparto Covid-19. Credo che ci siano tutte le possibilità e le buone intenzioni per farlo. Confido nella operatività e capacità gestionale del management dell’Azienda sanitaria provinciale”.

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Cassano: ai domiciliari non vuole stare con il padre, portato in carcere

Ha riferito ai carabinieri di non voler stare agli arresti domiciliari nella stessa abitazione del padre. Il giovane è stato arrestato e portato in carcere

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CASSANO ALLO IONIO (CS) – I carabinieri hanno arrestato un 19enne cassanese per aver violato la misura cautelare degli arresti domiciliari, dopo neanche una settimana che la stessa era stata disposta nei suoi confronti. I militari della Tenenza di Cassano all’Ionio lo hanno tratto in arresto per evasione. Il giovane cassanese da pochi giorni era stato sottoposto agli arresti domiciliari dopo che il Gip di Castrovillari aveva disposto la misura in sostituzione della precedente (divieto di avvicinamento alla parte offesa e di allontanamento dalla casa familiar)e, viste le sue continue violazioni.

Il ragazzo però è stato scoperto dai militari davanti al cancello della Tenenza di Cassano dove si era diretto perché, a suo dire, non si trovava bene presso l’abitazione del padre, dove era ristretto agli arresti domiciliari. Condotto in caserma i Carabinieri hanno accertato che lo stesso non aveva alcuna autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria per portarsi fuori dal luogo dove era ai domiciliari. Visto l’atteggiamento del 19enne che non voleva più tornare a casa e d’intesa con la Procura della Repubblica di Castrovillari, lo stesso veniva tratto in arresto e tradotto presso la Casa Circondariale di Castrovillari.

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