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Processionaria, il defogliatore silenzioso che sta infestando i boschi della Sila

Lotta, metodi e interventi spiegati, dal professore Vincenzo Palmeri, docente di Entomologia Forestale dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, consultato dall’Ente Parco della Sila

Marco Belmonte

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SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) – Sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza. I boschi della Sila sono letteralmente invasi con centinaia di piante vistosamente defolgiate. Il Thaumetopoea pityocampa, conosciuto come la temibile “Processionaria del Pino” per il modo di procedere in fila indiana una volta fuori dal nido formando una sorta di “processione”. Le larve attaccano principalmente gli alberi di pino, ma anche larici o abeti. Su questi alberi formano degli inconfondibili e voluminosi nidi. Le larve sono pericolose per l’uomo, addirittura mortali per gli animali, per il cane in particolare. Diffusa nelle regioni temperate del bacino del Mediterraneo (Europa meridionale, Medio Oriente e Africa settentrionale), predilige particolarmente le alberature stradali e le piante marginali delle formazioni boschive. Nei nostri ambienti trova l’optimum sinecologico, che gli consente di estrinsecare al meglio il proprio potenziale biotico

Le larve mature , una volta raggiunto il terreno, si interrano a qualche decimetro di profondità) e qui incrisalidano mantenendosi a breve distanza dalle piante che attaccano. Durante i mesi estivi gli adulti sfarfallano e dopo poco tempo avviene l’accoppiamento. A questo punto, il lepidottero vola alla ricerca della pianta più adatta per la deposizione delle uova. Le uova vengono deposte intorno ad una coppia di aghi, il brachiblasto, sulla cima degli alberi, o in intersezioni di rami laterali. La forma del nido invernale è assai distinguibile. Dopo un’incubazione di 10/15 giorni (verso la metà o la fine di agosto), nascono le larve. che cominciano a nutrirsi degli aghi di Pino.

Un nemico per la Sila. L’insediamento del comitato scientifico

A fronte del pericolo l’Ente Parco ha già incaricato Vincenzo Palmeri, docente di Entomologia Forestale al Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, di predisporre una relazione sulla problematica in questione. Dopo l’insediamento del Comitato tecnico-scientifico presentato nei giorni scorsi in Cittadella Regionale, siamo andati nei boschi della Sila, precisamente nel comune di San Giovanni in Fiore a documentare il problema ed abbiamo intervistato proprio la massima autorità in merito, il Professore Vincenzo Palmeri entomologo forestale.

Il dossier del professor Vincenzo Palmeri

L’attacco, specialmente se massiccio, può determinare un notevole indebolimento provocando in alcuni casi anche stress fisiologici alle piante; solo in casi di reiterate defogliazioni per più anni consecutivi queste possono diventare maggiormente recettive ad altri fitofagi (Scolitidi) ed a malattie fungine lignicole (Carie). La presenza di questi fitofagi su piante collocate in parchi e giardini pubblici o privati provoca, oltre al “danno diretto”, anche spiacevoli conseguenze dovute alle larve che, poiché ricoperte da peli urticanti danno luogo a reazioni allergiche di diverso grado; nel periodo primaverile abbandonano i nidi per incrisalidarsi nel terreno; la popolazione che fruisce dei parchi e dei giardini può subire dei danni dal contatto con i peli urticanti sia a livello delle mucose (vie respiratorie e occhi) sia per contatto dermale esterno; essi infatti contengono sostanze che liberano istamina provocando delle infiammazioni e reazioni allergiche soggettivamente anche molto gravi.

Questo è l’aspetto che fa si che tale insetto sia ben noto e puntualmente attenzionato. È nocivo per tutte le specie a sangue caldo, e come detto anche per l’uomo; i danni provocati dal contatto dei peli sulla cute umana, possono essere modesti ma anche assumere notevole gravità. Sulla pelle, che viene a contatto con le setole o i loro frammenti, insorge un molestissimo eritema papuloso, fortemente pruriginoso, che può scomparire dopo qualche giorno; conseguenze ben più gravi si presentano quando i peli, o frammenti di essi, giungono a contatto con l’occhio, la mucosa nasale, la bocca o peggio quando penetrano nelle vie respiratorie e digestive. In queste ultime evenienze soggetti particolarmente sensibili possono incorrere anche in shock anafilattici molto pericolosi

Il ciclo biologico

La Processionaria sverna come larva di terza o quarta età, nel vistoso nido costruito spesso in punta, oppure su qualche ramo laterale. In alcuni casi la struttura del nido è così grande da coinvolgere più rami laterali, per la sua estensione longitudinale. II nido è formato da fili sericei che inglobano aghi secchi, escrementi ed altri detriti; l’interno del nido è ben coibentato, da secreti prodotti dalle larve stesse e dai peli da loro liberati, in modo da mantenere la temperatura su valori ottimali alla loro sopravvivenza anche se in ambienti molto freddi, e abbondantemente al di sotto di 0 °C. In annate con inverni miti le larve, nelle giornate soleggiate e più calde, possono uscire dai nidi già quando le temperature raggiungono i 10 °C, e proseguire l’attività trofica già in inverno nutrendosi dei brachiblasti. L’uscita vera e propria dal nido si ha all’inizio della primavera, con le larve che escono prevalentemente di notte; esse si nutrono delle foglie, provocando le defogliazioni descritte. Le larve sono gregarie e si muovono, spesso, in fila indiana, come una processione da cui il nome “Processionaria”.

Queste larve generalmente raggiungono la maturità a fine inverso-inizio primavera; infatti, una volta discese lungo il tronco nelle tipiche processioni, giunte nel terreno vi si interrano (a qualche decimetro di profondità) e si incrisalidano, non distanti dalle piante ospiti.

Gli adulti sfarfallano, a seconda degli ambienti e dell’altitudine, dagli inizi dell’estate a tutto il mese di luglio. A partire da una decina di giorni dopo i primi sfarfallamenti iniziano gli accoppiamenti e le ovideposizioni, nelle classiche ovature a manicotto sui brachiblasti. Ogni femmina ovidepone sulla foglia da 100 a 280 uova. Le giovani larve, in agosto, iniziano la loro attività, scheletrizzando le foglie e costruendo lassi nidi estivi; questi sono costruiti con fili sericei che inglobano rametti con relative foglie. Nei nidi si stabiliscono le larvette che continuano la loro attività trofica in modo gregario, riparandovisi soprattutto di giorno. Alla fine dell’estate, con l’approssimarsi della stagione invernale, le larve iniziano a costruirsi i compatti nidi invernali, in cui sverneranno. Le larve provenienti dallo stesso nido si incrisalidano tutte insieme nel terreno in bozzoli singoli fittamente accatastati l’uno accanto all’altro. La Processionaria può compiere, pertanto, una generazione all’anno che a seguito di fenomeni di diapausa può completarsi anche in più anni (due-tre normalmente).

In Italia a partire dagli anni ’20 la lotta a questo insetto è stata sempre oggetto di direttive che ne hanno reso obbligatoria la lotta, in ultimo il disposto del 1998 che ha ribadito, aggiornandola, l’obbligatorietà nelle aree ritenute a rischio infestazione (cfr. Decreto Ministeriale 17.04.1998, poi abrogato e sostituito con D.M. 30.10.2007, pubblicato. in G.U. 16 febbraio 2008, n. 40).

Tale decreto all’art. 4 sancisce che gli eventuali interventi di profilassi per prevenire rischi per la salute delle persone o degli animali sono disposti dall’Autorità sanitaria competente (servizio Sanitario Regionale – SFR).

 

I Metodi di lotta 

Trattandosi di una specie ad altissimo grado di indigenizzazione non è (nonostante la presenza di un vigente Decreto di lotta obbligatoria) immaginabile qualsiasi forma di eradicazione. Escludendo rarissime situazioni contingenti, non è percorribile neanche una soluzione che preveda attraverso l’espianto delle piante ancor quanto numericamente contenute. Il controllo del lepidottero non può che essere basato sull’integrazione di differenti metodi e tecnologie in una logica di controllo integrato. Tali metodologie integrate poggiano su tecniche di lotta meccanica, lotta biologica, microbiologica e biotecnologica e di lotta chimica; tutte le metodologie concorrono al contenimento, estrinsecando efficacia, ma non possono considerarsi in nessun modo risolutive ancorché nell’ambito di un intervento di controllo integrato.

Gli interventi con formulazioni insetticide, in ogni caso, possono solo essere diretti alle larve; il nido, infatti, ha la capacità di neutralizzare l’efficacia del trattamento.

Occorre comunque utilizzare la massima cautela quando si opera specialmente in presenza di larve dal terzo stadio in poi; anche la tecnica dell’eliminazione dei nidi e del materiale, mediante bruciatura, presenta alti rischi in quanto anche i residui carbonizzati risultano ugualmente urticanti; l’esecuzione degli interventi, attese le complicazioni insite, deve necessariamente essere affidato a operatori specializzati oltre che autorizzati. Le metodologie di controllo e integrabili di lotta possono essere riassunte come segue:

La lotta meccanica 

“Ribadendo quanto già detto, quando si opera nelle vicinanze delle larve, è necessario coprire ogni parte del corpo (es. con guanti, tute monouso specifiche, occhiali e maschere protettive adeguate) I peli urticanti, infatti, sono molto piccoli e quindi possono essere facilmente trasportati dall’aria ed essere inalati. Una prima tecnica consiste nella raccolta dei nidi definitivi invernali e distruzione delle larve mediante bruciatura; ciò viene fatto tagliando le cime dei rami su cui sono presenti i nidi. L’applicazione di tale metodo è, tra i possibili, quello che presenta i rischi maggiori in quanto i peli urticanti presenti nel nido e sulle larve possano cadere sull’operatore. La raccolta e la distruzione dei nidi deve essere eseguita orientativamente a partire dal mese di novembre e non oltre il mese di gennaio quando cioè le larve sono ancora svernanti all’interno.

Un secondo metodo consiste nel predisporre un sistema di cattura delle larve discendenti in processione per l’incrisalidamento, ciò viene fatto avvolgendo il fusto delle piante con del film plastico (prima della discesa delle larve, che avviene in genere a fine inverno), su cui distribuire uniformemente della colla entomologica; la fascia adesiva deve essere collocata a una altezza di almeno, 2,0-2,5 mt in modo da impedire il facile raggiungimento da parte di bambini e adulti non addetti; se sulla piante sono presenti più nidi definitivi il sistema potrebbe andare in saturazione e potrebbe essere necessaria la sostituzione e il riposizionamento degli stessi più volte durante il periodo delle processioni. Anche queste operazioni sono ad alto rischio e devono essere eseguite rispettando tutte le precauzioni per la sicurezza dell’operatore. In commercio esistono delle trappole basate su tale principio di funzionamento.

Lotta microbiologica e biotecnologica

La prima tecnica prevede, prevalentemente, l’uso di formulazioni a base di Bacillus thuringiensis (Bt), ssp. kurstaki. Questa tecnica risulta difficile da attuare o molto costosa quando gli esemplari infestati sono di grandi dimensioni o si opera in ambiti di notevole estensione. L’intervento, per garantire la necessaria efficacia, deve essere indirizzato alle larve di seconda età o che non abbiano ancora completato il terzo stadio.

La tecnica biotecnologica prevede l’uso di trappole a feromone sessuale; l’uso di tale tecnica è stata inserita in Italia, immotivatamente, tra le obbligatorietà previste dal Decreto di lotta obbligatoria (D.M. 30/10/2007). Rarissimi sono i contesti in cui l’uso di queste trappole come strumento di controllo può rappresentare un metodo di contrasto efficace al lepidottero. A ogni buon conto qualora si dovesse procedere al loro impiego nell’accezione prevista dal legislatore si dovrà provvedere al posizionamento di un numero adeguato e ciò dovrà avvenire nei mesi di volo degli adulti (giugno, luglio, agosto e settembre); tale periodo è molto ampio ed è condizionato dalle temperature e dall’altitudine. Si deve prestare molta attenzione alla tipologia di trappola utilizzata poiché non tutte sono idonee alla improbabile cattura massale prevista dal D.M del 2007. Si deve comunque prevedere la gestione delle trappole posizionate provvedendo alla sostituzione del dispenser feromonico ogni 3-4 settimane e, nel caso si stia applicando la tecnica della cattura massale prevista dal Decreto Ministeriale, al controllo e allo svuotamento delle stesse ogni 7-10 giorni. Si ribadisce però che tale tecnica inserita tra le pratiche obbligatorie dal D.M. non ha mai avuto alcun riscontro scientifico.

Differente è l’impiego delle stesse trappole finalizzato al monitoraggio della dinamica della specie e dei voli degli adulti. Tale tecnica prevede, infatti il posizionamento di un numero di tali trappole operativamente più gestibile; in tal caso lo scopo unico è quello del monitoraggio e non vuole avere nessuna valenza di controllo dell’infestazione. Si tratta di una metodologia esclusivamente a supporto operativo degli interventi programmati nell’ambito delle strategie di lotta integrata.

Interventi chimici con prodotti di sintesi 

Può avvalersi dell’impiego di principi attivi (p.a.) di sintesi. Il loro utilizzo è condizionato dalle normative e dalle specifiche autorizzazioni di impiego; ovviamente grande limitazione viene dal contesto in cui si prevede l’impiego (aree boscate, parchi e aree protette o a diverso grado di urbanizzazione); gli stadi target dovranno essere, così come già detto per gli interventi microbiologici, quelli giovanili del lepidottero per cui la scelta del formulato dovrà ricadere esclusivamente su formulazioni con p.a. ad azione larvicida, preferibilmente dando preferenza alle molecole con ridotto impatto ecologico (es. regolatori di crescita come il diflubenzuron).

Tale tecnica nonché la distribuzione stessa del formulato, così come già detto per quella basata sull’uso di Bt, risulta difficile da attuare o molto costosa quando gli esemplari infestati sono di grandi dimensioni o si opera in ambiti di notevole estensione. I trattamenti con molecole di sintesi possono essere eseguiti, anche mediante endoterapia che consente l’introduzione del formulato sistemico direttamente nel tronco. Tale tecnica, di più facile realizzazione, e per certi versi più economica, richiede necessariamente l’impiego di attrezzature specifiche nonché il ricorso a ditte specializzate.

Il problema specifico

Il Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, facendo seguito a uno specifico invito da parte dell’Assessore regionale all’Agricoltura, e alla presenza dell’Ente strumentale “Azienda Calabria Verde”, del Parco nazionale della Sila, dell’Uoa Forestazione e dello stesso Dipartimento AgricolturaSFR sta partecipando a un tavolo tecnico-scientifico finalizzato alla definizione e messa a punto di un progetto di intervento puntuale e finalizzato alla predisposizione di interventi nel brevissimo e breve termine e nel medio e lungo periodo “Personalmente – riferisce il professore palmeri – accompagnato dai responsabili del Parco ho già provveduto a un primo ma esaustivo sopralluogo nei sti da Voi indicati; alla luce di quanto evidenziato, si sta provvedendo alla stesura del Progetto di intervento del quale per ovvie ragioni di sintesi posso anticipare solo una mera e indicativa schematizzazione”.

“Premetto – prosegue il professore – che, le pinete in oggetto, dall’evidenza del sopralluogo, fortunatamente non sembrano tutte infestate in maniera tale da destare ubiquitariamente grande preoccupazione, ma atteso che la cogente normativa richiede un intervento di lotta obbligatoria saranno date indicazioni puntuali e differenziate secondo le differenti esigenze e scenari che si paleseranno”.

In estrema sintesi e a mero titolo esemplificativo saranno definite condotte differenti, a seconda del periodo dell’anno, con criteri diversi tra queste:

  • La raccolta meccanica e conseguente distruzione dei nidi con il fuoco, però confinata al solo periodo invernale, preferibilmente nei mesi di dicembre e gennaio.
  • Interventi di controllo nel periodo primaverile, che sicuramente risulteranno più complicati e di difficile realizzazione, ma dove saranno perseguibili, superando i problemi legati all’impatto ambientale, si valuterà l’impiego di prodotti sia chimici sia microbiologici per contatto su ampie superfici, nella piena consapevolezza che la possibilità di annientare le larve con un trattamento diffuso è alquanto aleatoria.
  • Interdizione dei luoghi infestati in generale, quindi, nel periodo primaverile, qualora si riscontri la puntuale necessità non escluderei che si possa o si debba ricorrere, piuttosto e ovunque ciò sia possibile, un simile provvedimento almeno fino al 15/20 aprile.
  • La lotta attiva, in chioma, potrà invece essere ripresa nel periodo tardo estivo o autunnale, con trattamento a base di Bacillus thuringiensis (principio attivo innocuo per gli uomini e gli animali superiori), sulle giovani larve neonate.
  • Trattamenti endoterapici potranno essere eseguiti in qualsiasi periodo dell’anno (anche se preferibilmente nel periodo tardo estivo-autunnale), avvalendosi di tecnici e ditte abilitate.
  • Tecniche di lotta meccanica volta a intercettare le processioni di incrisalidamento nel periodo primaverile potrebbero essere attivate, parallelamente e compatibilmente alla numerosità delle piante interessate; così come la predisposizione di un sistema di monitoraggio bio-etologico finalizzato a definire con maggiore precisione la finestra di intervento per eventuali trattamenti.

In conclusione, tutto quanto succintamente esposto sarà oggetto di valutazioni puntuali che dovranno dare risposte agli specifici scenari che non dobbiamo dimenticare includono areali sia a bassa frequentazione antropica ma anche ad altissima (centri urbani, aree pic-nic, aree ricreative e parchi gioco etc.) molte di queste azioni potranno essere integrazione l’una dell’altra e sinergiche. Ed è questo che, gli Enti che ci hanno coinvolto al tavolo tecnico, ci chiedono di definire con l’urgenza necessaria.

Interventi efficaci e nel breve termine

Per il professor Palmeri “le istituzioni con questo progetto vogliano dare una risposta efficace al problema con una gittata di breve, medio e lungo periodo. Il rientro della pullulazione esplosiva della dinamica di popolazione del Lepidottero d’altronde richiederà qualche anno. Ed è questo l’intervallo temporale durante il quale si devono mettere in essere tutti quegli interventi tampone che si stanno programmando. Il monitoraggio nel lungo periodo e la collazione di indicatori di infestazione (fase “gradologica”) del lepidottero sono la base di partenza per una corretta fotografia che consenta velocemente di mettere a fuoco il quadro di dissesto ambientale che porta a situazioni di questo tipo. L’ottica è quella di intercettare, attraverso anche un parallelo approccio scientifico, qual è l’elemento del sistema ambientale che ha attivato il dissesto nella nicchia ecologica che va ripristinato per riottenere il naturale equilibrio omeostatico del sistema. Non è escluso che in alcune realtà possa essere preso in considerazione anche un parallelo intervento con opportune metodiche di lotta biologica e integrata. Penso a metodiche inoculative con Imenottrei ooparassitoidi specifici.

Un’ultima riflessione riguarda il necessario coinvolgimento degli Enti che sottengono agli areali interessati, penso a Comuni, Comunità… che dovranno essere sensibilizzati affinché di concerto diano il loro supporto nel sostegno e nell’attuazione, anche, di una puntuale campagna informativa.

San Giovanni in Fiore, interventi sul territorio

“Il cambiamento climatico e la scarsa considerazione del fenomeno, negli anni, hanno favorito il proliferare della Processionaria del Pino che, oramai, ha invaso la nostra Sila e non solo” afferma il cicesindaco di San Giovanni in Fiore Daniela Astorino. In2sieme alla consigliera Noemi Guzzo, seppur consapevoli del fatto che il problema è di non facile soluzione, con l’aiuto e l’ausilio di diversi esperti in materia, abbiamo deciso di mettere in campo tutta una serie di azioni volte a contenerne la diffusione quantomeno nell’area urbana della Città. Previa emissione di Ordinanza Sindacale con la quale, alla luce del D.M. 30/10/2007, è stato ordinato ai privati cittadini di provvedere alla rimozione di eventuali nidi di Processionaria del Pino presenti nelle aree di loro proprietà, durante i mesi invernali, nelle aree pubbliche urbane di piccole dimensioni, abbiamo proceduto alla asportazione meccanica mediante taglio dei rami infestati; abbiamo inoltre richiesto all’azienda Calabria Verde l’invio di personale specializzato onde intervenire nelle aree pubbliche urbane più vaste ed abbiamo richiesto ed ottenuto dal responsabile locale Arsac n. 80 trappole a feromone che verranno posizionate durante il mese di maggio ossia nel periodo dello sfarfallamento degli adulti di processionaria”.

“Con il supporto di professionisti specializzati, a breve, tramite diretta Facebook, organizzeremo dei Webinar informativi volti a far comprendere ai privati proprietari di aree verdi e comunque a tutti i cittadini, l’importanza della lotta alla processionaria, le problematiche alla stessa legate e le adeguate tipologie di intervento da poter mettere in campo. Evidentemente – conclude – il problema non può essere risolto attraverso le scarse risorse di cui dispone un Comune ed è per questo che, in qualità di amministratori, faremo tutto quanto è in nostro potere  affinché al problema, che deve essere affrontato nel suo insieme, venga posta la massima attenzione da parte di tutti gli attori coinvolti, insieme ai quali, nel minor tempo possibile, bisogna individuare metodi di intervento più incisivi e risolutivi.”

 

 

 

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A Vaccarizzo Albanese la 37° rassegna del costume arbereshe

Prospettive della cultura italo-albanese nell’era della globalizzazione: è il tema del convegno che si terrà il prossimo sabato 10 luglio

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VACCARIZZO ALBANESE – (CS)  – Colei che tramanda ed insegna la lingua ai figli ed ai nipoti e che si fa ambasciatrice ed anello di congiunzione con le nuove generazioni di un patrimonio culturale ed identitario dallo straordinario valore. Fuori dalle teche di un museo, ma protagonista con l’eredità che viene dal passato, dello spazio e del tempo in cui vive. È, questo, il ritratto autentico della donna arbëreshe affidato al progetto poetico/teatrale che prenderà forma e voce nel monologo che chiuderà la 37esima Rassegna del Costume e della Cultura Arbëreshë di Vaccarizzo Albanese: collocata in un contesto futuribile, la donna dell’Arberia è capace di portare nel tempo un percorso storico, innovando. Percorsi ed obiettivi del progetto che si inserisce nel più generale evento-contenitore, promosso dall’Amministrazione Comunale e cofinanziato dalla Regione Calabria, sono stati illustrati nei giorni scorsi nel workshop ad hoc ospitato a Palazzo Marino, alla presenza del Sindaco Antonio Pomillo che ha ribadito l’auspicio che l’iniziativa possa tornare ad essere partecipata e fruita, come si faceva prima dell’emergenza.

Coordinati dal direttore artistico Roberto Cannizzaro all’incontro sono intervenuti la fashion designer Cinzia Tiso che ha condiviso i passaggi che hanno portato alla rivisitazione del tradizionale costume di gala all’abito di alta moda, realizzato con tessuti naturali ed esaltando l’aspetto sartoriale ed artigianale; Pier Luigi Sposato, sceneggiatore e regista e Vicky Macrì, attrice, che hanno condiviso gli elementi di ispirazione nella scrittura ed interpretazione del monologo che sarà presentato nella serata conclusiva della Rassegna. Candidare le pratiche rituali arbëreshe del Moti i Madh al riconoscimento come bene patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Prospettive della cultura italo-albanese nell’era della globalizzazione. È, questo, il tema del convegno dibattito che si terrà il prossimo sabato 10 luglio.

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Ospedale di Acri “riattivare subito i 13 posti letto di medicina”

Graziano “inconcepibile che l’Unità operativa di Medicina generale possa aver perso 13 posti letto dei 20 originariamente assegnati”

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ACRI – “Necessaria una rapida e attenta ricognizione del personale sanitario assegnato all’ospedale di zona disagiata di Acri per rendere operativi tutti i Reparti ripristinandoli allo stato pre-pandemia. È inconcepibile che l’Unità operativa di Medicina generale del “Beato Angelo” possa aver perso 13 posti letto, dei 20 originariamente assegnati, al termine del periodo di emergenza Covid-19. Che fine hanno fatto queste degenze e, soprattutto, che fine ha fatto il personale?” È quanto denuncia il presidente del Gruppo UDC in Consiglio regionale nonché componente della IV Commissione consiliare permanente sulla Sanità, Giuseppe Graziano, chiedendo spiegazioni al Commissario dell’Asp di Cosenza, Vincenzo La Regina.

“Accadono – aggiunge Graziano – situazioni incomprensibili che hanno il solito e unico peccato originale: quello di non provvedere ad espletare i concorsi per l’assunzione di nuovo personale da impiegare nelle strutture sanitarie pubbliche. Se da un lato è giusto che medici e infermieri, impiegati in questi lunghi mesi di emergenza a combattere il virus in corsia, abbiano doveroso riposo, dall’altro l’apparato che governa il diritto alla salute deve garantire il prosieguo dei servizi all’utenza. È inconcepibile – precisa ancora il capogruppo UDC a palazzo Campanella – che si fermi il complesso sistema dell’assistenza medica perché non ci sono medici. Appare a dir poco paradossale. Eppure è quello che sta avvenendo ad Acri nel reparto di Medicina Generale. Un’Unità operativa all’interno di un ospedale di zona disagiata che prima del Covid aveva 20 posti letto. Durante l’emergenza pandemica nel presidio viene attivato un reparto per la cura dei malati Sars-Cov-2. Per aprirlo non vengono arruolati nuovi medici e infermieri ma vengono assorbite professionalità da tutti i reparti interni al nosocomio.

Nel reparto solo 7 posti letto e la metà degli infermieri

Una volta chiusa la fase d’emergenza, il “reparto covid” chiude a sua volta. Tutto dovrebbe ritornare allo status quo ante emergenza. E invece – dice ancora Graziano – il Reparto si trova ad operare con soli 7 posti letto. E questo perché dei 14 infermieri che dapprima erano assegnati all’UO di Medicina oggi ce ne sono soltanto la metà. Gli altri sono legittimamente in ferie. Ma questa condizione, seppur motivata, non può rappresentare un disagio per l’utenza. È opportuno allora che l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza rimedi subito a questa situazione insensata e scandalosa per la quale, nelle prossime ore, chiederò ufficialmente chiarimenti al Commissario Vincenzo La Regina. Si facciano i concorsi – conclude il Consigliere regionale – si assuma personale perché questa è una condizione imprescindibile per far sopravvivere quel che resta di una sanità allo sfascio, che non avrà pace se non verrà presto riformata e rivitalizzata dalle fondamenta”.

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Plastic Free, domani volontari in azione a San Marco Argentano

Grandi e piccini potranno offrire il proprio supporto alla cura e alla tutela del territorio. Si tratta della prima data regionale

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SAN MARCO ARGENTANO (CS) – Domani, domenica 20 giugno dalle ore 9:00 presso la SP 94 a San Marco Argentano, i volontari di Plastic Free si troveranno ancora una volta pèr continuare l’azione di sensibilizzazione dei cittadini sulla pericolosità dei rifiuti dispersi nell’ambiente. Sarà un’ulteriore occasione per lanciare un messaggio ancora più forte, affermando l’amore verso la Calabria e il suo territorio. Ma non è tutto, per questa prima data regionale, infatti, sono previsti più di 10 eventi organizzati in contemporanea in tutta la regione e dedicati alla pulizia e alla riqualificazione di luoghi storici e peculiari delle diverse città.

Compilando il form sul sito dell’associazione Plastic Free ci si iscrive ufficialmente all’evento, si usufruisce di una copertura assicurativa e si dichiara di essere esenti dalle problematiche elencate nell’informativa anti-covid. Si consiglia di portare con sé dei guanti da giardinaggio, un cappello e una borraccia con l’acqua. Tutto il resto dell’occorrente verrà fornito da parte delle associazioni e dal comune di San Marco Argentano.

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