I furbetti del cartellino. Da chi andava al bar o nell'orto, all'antennista - QuiCosenza.it
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I furbetti del cartellino. Da chi andava al bar o nell’orto, all’antennista

Un vero e proprio stratagemma quello escogitato da alcuni dipendenti di Calabria Verde accusati “truffa aggravata e continuata” ai danni dell’ente regionale

Marco Garofalo

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COSENZA  C’era chi si dedicava durante le ore di lavoro a diverse incombenze di natura privata, chi andava a fare la spesa in vari supermercati della zona, chi si recava in un Ufficio Postale per pagare le bollette di casa, chi in campagna per coltivare il proprio orto e persino chi svolgeva (in nero) il lavoro di antennista con un discreto numero di clienti. Tutto, rigorosamente, nell’orario di lavoro. Quattordici presunti “furbetti del cartellino“, tra dirigenti della struttura e addetti di Calabria Verde, ente in house della Regione Calabria, sono finti nelle maglie della rete tesa in due anni di indagini dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza coordinati dalla Procura. A qualche giorno di distanza dalla vicenda che ha avuto per protagonista il dipendente dell’Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro che, a quanto pare tra ricatti e connivenze, per 15 anni ha regolarmente ricevuto lo stipendio senza presentarsi mai sul luogo di lavoro, anche nella provincia di Cosenza affiora un’altra storia di assenteismo nella terra che più di ogni altra nel Paese soffre per la cronica mancanza di lavoro.

L’operazione Hall Pass, appunto tempo libero” della Procura di Cosenza, condotta dai carabinieri di Rogliano, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento fatti compiuti nel 2018, ha portato a 14 avvisi di conclusione delle indagini preliminari ad altrettanti soggetti, tutti dipendenti dell’Ente Regionale Calabria Verde ed impiegati presso il Distretto 4 a Santo Stefano di Rogliano. 

Un’indagine articolata con una lunga serie di accertamenti effettuati d’iniziativa nel 2018 dai militari dell’Arma nei fondi ove gli operai svolgevano le loro opere cantieristiche e ubicati in diverse aree della Provincia di Cosenza. Indagini che hanno portato alla scoperta di un vero e proprio “sistema”, evidentemente consolidato da tempo, grazie al quale numerosi dipendenti dell’Ente Pubblico riuscivano ad eludere i vari strumenti di controllo delle prestazioni d’opera, primo fra tutti l’orologio marcatempo piazzato all’ingresso della struttura, in modo da allontanarsi indebitamente dal posto di lavoro.

Lo stratagemma per usare il proprio badge

Lo stratagemma era semplice: tutti i dipendenti del Distretto utilizzavano regolarmente il proprio badge di servizio, ma facendo in modo che, in ragione della tipologia di “uscita” selezionata, l’orologio marcatempo non sottraesse il tempo trascorso all’esterno della Sede dall’orario di lavoro prestato, approfittando della generalizzata mancanza di controllo da parte di dirigenti e capi squadra. Ecco allora che dai tabulati acquisiti al termine del monitoraggio, i carabinieri sono riusciti a ricostruire centinaia di ore di lavoro illecitamente sottratte alle mansioni d’ufficio, impiegate in pause e libere uscite mai giustificate, piuttosto che devolute ad incarichi di lavoro esterno mai autorizzati nell’ambito dei vari cantieri forestali della Provincia: tutto ciò veniva comunque contabilizzato come “normale” orario di servizio e puntualmente monetizzato nella busta paga mensile.

L’antennista a nero

Particolare la scelta di uno degli indagati che era solito svolgere, nel corso delle “missioni esterne” dalla propria sede di servizio, la professione di antennista, rigorosamente a nero, per un folto numero di clienti. Tutte le attività elencate sono state puntualmente e meticolosamente documentate, nel corso delle attività investigative, dai carabinieri con filmati e fotografie. Documenti e prove che hanno portato ad acclarare circa 3.800 ore di servizio non prestato, ma comunque regolarmente retribuito, effettuate nell’ambito di 950 episodi complessivamente individuati; tutto questo per un controvalore economico che arriva a sfiorare i 70.000 Euro di danno per l’Ente Pubblico Regionale.

Beccati da videocamere ad altissima definizione

Per riscontrare le varie attività illecite, i carabinieri hanno fatto ricorso sia ai moderni strumenti tecnologici, nel caso specifico consistenti in alcune videocamere ad altissima definizione strategicamente collocate nei pressi sia dell’orologio marcatempo all’interno dell’ingresso dello stabile che ospita il Distretto, sia nelle vicinanze di tutti gli ingressi della struttura, che a metodi investigativi di tipo più “tradizionale”, costituiti in particolare da servizi di osservazione. Tutte le attività elencate sono state puntualmente e meticolosamente documentate, nel corso delle attività investigative, con filmati e fotografie, riscontri oggettivi che hanno consentito alla Procura della Repubblica di Cosenza, non appena acquisiti i tabulati delle presenze dei dipendenti dell’Ente Regionale al termine dell’attività, di concludere le indagini con l’emissione dei relativi Avvisi notificati nella mattinata odierna.

Missioni “esterne” alla posta, dal medico o dal meccanico

Il connubio tra le diverse metodologie investigative adottate ha pertanto portato i militari ad accertare non solo l’indebito allontanamento dal posto di lavoro degli odierni indagati, ma anche a definire le diverse mansioni svolte, evidentemente non ricollegate ai loro “obblighi” di servizio: ecco allora che nel variegato bagaglio di incombenza di natura privata sono state annoverate quelle di andare a fare la spesa in vari supermercati della zona, di recarsi in un Ufficio Postale per pagare le bollette di casa, di recarsi in campagna per coltivare il proprio orto, di effettuare un consulto medico, di portare la propria autovettura dal meccanico o di trascorrere lunghe pause caffè nei bar vicini alla sede di servizio.

Indagine di due anni. Truffa aggravata e continuata

L’indagine, durata circa due anni e concretizzatasi nel completo monitoraggio dell’attività svolte dal personale del Distretto n. 4 nell’arco temporale compreso tra i mesi di aprile e novembre 2018, ha alla fine consentito di acclarare evidenti responsabilità di carattere penale in ordine al reato di “truffa aggravata e continuata” nei confronti dei 14 odierni indagati, da individuare trasversalmente sia tra i dirigenti della struttura che tra gli addetti ai cantieri boschivi sparsi nella provincia di Cosenza.

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Cetraro, paura per il giudice Massimo Lento colto da un malore in spiaggia

Da poco nominato presidente del Tribunale di Castrovillari, Massimo Lento è stato trasportato all’ospedale di Cosenza

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CETRARO (CS) – Il magistrato Massimo Lento, da pochi giorni nominato presidente del tribunale di Castrovillari, è stato colto da un malore mentre si trovava in spiagga a Cetraro, in località Lampetia. Secondo quanto si apprende Lento stava per entrare in acqua quando si è accasciato sulla spiaggia. Il primo soccorso è stato effettuato da un carabiniere libero dal servizio, dopo che la moglie e alcuni bagnanti che hanno assistito alla scena, hanno lanciato l’allarme. E’ successivamente atterrato l’elicottero del 118 e sul posto è arrivata anche un’ambulanza. Massimo Lento si trova ora ricoverato in ospedale all’Annunziata di Cosenza. Al momento non si conoscono le condizioni del giudice ma non sarebbe in pericolo di vita. 

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A Vaccarizzo Albanese la 37° rassegna del costume arbereshe

Prospettive della cultura italo-albanese nell’era della globalizzazione: è il tema del convegno che si terrà il prossimo sabato 10 luglio

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VACCARIZZO ALBANESE – (CS)  – Colei che tramanda ed insegna la lingua ai figli ed ai nipoti e che si fa ambasciatrice ed anello di congiunzione con le nuove generazioni di un patrimonio culturale ed identitario dallo straordinario valore. Fuori dalle teche di un museo, ma protagonista con l’eredità che viene dal passato, dello spazio e del tempo in cui vive. È, questo, il ritratto autentico della donna arbëreshe affidato al progetto poetico/teatrale che prenderà forma e voce nel monologo che chiuderà la 37esima Rassegna del Costume e della Cultura Arbëreshë di Vaccarizzo Albanese: collocata in un contesto futuribile, la donna dell’Arberia è capace di portare nel tempo un percorso storico, innovando. Percorsi ed obiettivi del progetto che si inserisce nel più generale evento-contenitore, promosso dall’Amministrazione Comunale e cofinanziato dalla Regione Calabria, sono stati illustrati nei giorni scorsi nel workshop ad hoc ospitato a Palazzo Marino, alla presenza del Sindaco Antonio Pomillo che ha ribadito l’auspicio che l’iniziativa possa tornare ad essere partecipata e fruita, come si faceva prima dell’emergenza.

Coordinati dal direttore artistico Roberto Cannizzaro all’incontro sono intervenuti la fashion designer Cinzia Tiso che ha condiviso i passaggi che hanno portato alla rivisitazione del tradizionale costume di gala all’abito di alta moda, realizzato con tessuti naturali ed esaltando l’aspetto sartoriale ed artigianale; Pier Luigi Sposato, sceneggiatore e regista e Vicky Macrì, attrice, che hanno condiviso gli elementi di ispirazione nella scrittura ed interpretazione del monologo che sarà presentato nella serata conclusiva della Rassegna. Candidare le pratiche rituali arbëreshe del Moti i Madh al riconoscimento come bene patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Prospettive della cultura italo-albanese nell’era della globalizzazione. È, questo, il tema del convegno dibattito che si terrà il prossimo sabato 10 luglio.

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Ospedale di Acri “riattivare subito i 13 posti letto di medicina”

Graziano “inconcepibile che l’Unità operativa di Medicina generale possa aver perso 13 posti letto dei 20 originariamente assegnati”

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ACRI – “Necessaria una rapida e attenta ricognizione del personale sanitario assegnato all’ospedale di zona disagiata di Acri per rendere operativi tutti i Reparti ripristinandoli allo stato pre-pandemia. È inconcepibile che l’Unità operativa di Medicina generale del “Beato Angelo” possa aver perso 13 posti letto, dei 20 originariamente assegnati, al termine del periodo di emergenza Covid-19. Che fine hanno fatto queste degenze e, soprattutto, che fine ha fatto il personale?” È quanto denuncia il presidente del Gruppo UDC in Consiglio regionale nonché componente della IV Commissione consiliare permanente sulla Sanità, Giuseppe Graziano, chiedendo spiegazioni al Commissario dell’Asp di Cosenza, Vincenzo La Regina.

“Accadono – aggiunge Graziano – situazioni incomprensibili che hanno il solito e unico peccato originale: quello di non provvedere ad espletare i concorsi per l’assunzione di nuovo personale da impiegare nelle strutture sanitarie pubbliche. Se da un lato è giusto che medici e infermieri, impiegati in questi lunghi mesi di emergenza a combattere il virus in corsia, abbiano doveroso riposo, dall’altro l’apparato che governa il diritto alla salute deve garantire il prosieguo dei servizi all’utenza. È inconcepibile – precisa ancora il capogruppo UDC a palazzo Campanella – che si fermi il complesso sistema dell’assistenza medica perché non ci sono medici. Appare a dir poco paradossale. Eppure è quello che sta avvenendo ad Acri nel reparto di Medicina Generale. Un’Unità operativa all’interno di un ospedale di zona disagiata che prima del Covid aveva 20 posti letto. Durante l’emergenza pandemica nel presidio viene attivato un reparto per la cura dei malati Sars-Cov-2. Per aprirlo non vengono arruolati nuovi medici e infermieri ma vengono assorbite professionalità da tutti i reparti interni al nosocomio.

Nel reparto solo 7 posti letto e la metà degli infermieri

Una volta chiusa la fase d’emergenza, il “reparto covid” chiude a sua volta. Tutto dovrebbe ritornare allo status quo ante emergenza. E invece – dice ancora Graziano – il Reparto si trova ad operare con soli 7 posti letto. E questo perché dei 14 infermieri che dapprima erano assegnati all’UO di Medicina oggi ce ne sono soltanto la metà. Gli altri sono legittimamente in ferie. Ma questa condizione, seppur motivata, non può rappresentare un disagio per l’utenza. È opportuno allora che l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza rimedi subito a questa situazione insensata e scandalosa per la quale, nelle prossime ore, chiederò ufficialmente chiarimenti al Commissario Vincenzo La Regina. Si facciano i concorsi – conclude il Consigliere regionale – si assuma personale perché questa è una condizione imprescindibile per far sopravvivere quel che resta di una sanità allo sfascio, che non avrà pace se non verrà presto riformata e rivitalizzata dalle fondamenta”.

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