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Bocchigliero, antichità e street art con il primo murales nel borgo silano

Marco Belmonte

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Realizzato il primo murales nel borgo silano di Bocchigliero. L’iniziativa non vuole rimanere un gesto isolato ma, nelle intenzioni degli organizzatori, mira ad ideare un progetto che riguardi l’intero abitato del paese silano.

 

BOCCHIGLIERO (CS) – Su iniziativa di un gruppo di residenti e amanti delle radici locali nel borgo silano di Bocchigliero è stato realizzato il primo murales. L’opera è di Saverio Iacovino, esperto in decorazioni e restauri e Claudio Pugliese, artista con una spiccata esperienza nella pittura su tela. Entrambi si sono cimentati con la street art generando grande entusiasmo e interesse. Una prima opera che ha stupito non solo gli abitanti ma anche i turisti che in questi giorni di agosto hanno avuto modo di ammirare gli artisti durante le diverse fasi di realizzazione dell’opera. Il soggetto rappresenta una donna che rientra dal forno con la cesta piena di pane sulla testa, una scena tipica della vita contadina, uno sguardo nel passato.

“Lo scopo dell’opera – affermano gli autori – è quello di abbellire il nostro borgo attraverso la pittura, rappresentando una scena che rivela l’identità del luogo e le sue tradizioni, che poi sono le tradizioni, gli usi e la cultura che abbracciano l’intero Mediterraneo. Sono storie dimenticate, simboli di una società contadina che parlano al cuore dell’uomo, la manifesta dimostrazione che il nostro futuro non ha ragione d’essere se non nella consapevolezza del passato”.

L’iniziativa non vuole rimanere un gesto isolato ma, nelle intenzioni degli organizzatori, mira ad creare un progetto che riguardi l’intero abitato del paese silano coprendo il grigio del cemento, con opere che impreziosiscono il decoro urbano coinvolgendo anche le istituzioni. E’ possibile ipotizzare una convergenza di tematiche e forme d’arte murale presenti sul territorio nazionale o internazionale, per provare a sviluppare percorsi condivisi d’azione, in una rete che attiva sul territorio processi virtuosi di interazione e crescita.

La sfida è appena iniziata e si spera che il percorso avviato sia foriero di nuove opere, su cui imprimere i sogni di una comunità che non si rassegna ad un destino che sembra ineluttabile, quello dello spopolamento delle aree interne, ma vuole continuare a sopravvivere e lo fa urlandolo con la pittura.

Grazie alle associazioni locali che hanno aderito e contribuito fattivamente alla realizzazione del murales attraverso la raccolta fondi, l’opera dei maestri che hanno sacrificato le loro vacanze per donare l’arte trova spazio nel borgo della comunità bocchiglierese.

 

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Cetraro, paura per il giudice Massimo Lento colto da un malore in spiaggia

Da poco nominato presidente del Tribunale di Castrovillari, Massimo Lento è stato trasportato all’ospedale di Cosenza

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CETRARO (CS) – Il magistrato Massimo Lento, da pochi giorni nominato presidente del tribunale di Castrovillari, è stato colto da un malore mentre si trovava in spiagga a Cetraro, in località Lampetia. Secondo quanto si apprende Lento stava per entrare in acqua quando si è accasciato sulla spiaggia. Il primo soccorso è stato effettuato da un carabiniere libero dal servizio, dopo che la moglie e alcuni bagnanti che hanno assistito alla scena, hanno lanciato l’allarme. E’ successivamente atterrato l’elicottero del 118 e sul posto è arrivata anche un’ambulanza. Massimo Lento si trova ora ricoverato in ospedale all’Annunziata di Cosenza. Al momento non si conoscono le condizioni del giudice ma non sarebbe in pericolo di vita. 

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A Vaccarizzo Albanese la 37° rassegna del costume arbereshe

Prospettive della cultura italo-albanese nell’era della globalizzazione: è il tema del convegno che si terrà il prossimo sabato 10 luglio

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VACCARIZZO ALBANESE – (CS)  – Colei che tramanda ed insegna la lingua ai figli ed ai nipoti e che si fa ambasciatrice ed anello di congiunzione con le nuove generazioni di un patrimonio culturale ed identitario dallo straordinario valore. Fuori dalle teche di un museo, ma protagonista con l’eredità che viene dal passato, dello spazio e del tempo in cui vive. È, questo, il ritratto autentico della donna arbëreshe affidato al progetto poetico/teatrale che prenderà forma e voce nel monologo che chiuderà la 37esima Rassegna del Costume e della Cultura Arbëreshë di Vaccarizzo Albanese: collocata in un contesto futuribile, la donna dell’Arberia è capace di portare nel tempo un percorso storico, innovando. Percorsi ed obiettivi del progetto che si inserisce nel più generale evento-contenitore, promosso dall’Amministrazione Comunale e cofinanziato dalla Regione Calabria, sono stati illustrati nei giorni scorsi nel workshop ad hoc ospitato a Palazzo Marino, alla presenza del Sindaco Antonio Pomillo che ha ribadito l’auspicio che l’iniziativa possa tornare ad essere partecipata e fruita, come si faceva prima dell’emergenza.

Coordinati dal direttore artistico Roberto Cannizzaro all’incontro sono intervenuti la fashion designer Cinzia Tiso che ha condiviso i passaggi che hanno portato alla rivisitazione del tradizionale costume di gala all’abito di alta moda, realizzato con tessuti naturali ed esaltando l’aspetto sartoriale ed artigianale; Pier Luigi Sposato, sceneggiatore e regista e Vicky Macrì, attrice, che hanno condiviso gli elementi di ispirazione nella scrittura ed interpretazione del monologo che sarà presentato nella serata conclusiva della Rassegna. Candidare le pratiche rituali arbëreshe del Moti i Madh al riconoscimento come bene patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Prospettive della cultura italo-albanese nell’era della globalizzazione. È, questo, il tema del convegno dibattito che si terrà il prossimo sabato 10 luglio.

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Ospedale di Acri “riattivare subito i 13 posti letto di medicina”

Graziano “inconcepibile che l’Unità operativa di Medicina generale possa aver perso 13 posti letto dei 20 originariamente assegnati”

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ACRI – “Necessaria una rapida e attenta ricognizione del personale sanitario assegnato all’ospedale di zona disagiata di Acri per rendere operativi tutti i Reparti ripristinandoli allo stato pre-pandemia. È inconcepibile che l’Unità operativa di Medicina generale del “Beato Angelo” possa aver perso 13 posti letto, dei 20 originariamente assegnati, al termine del periodo di emergenza Covid-19. Che fine hanno fatto queste degenze e, soprattutto, che fine ha fatto il personale?” È quanto denuncia il presidente del Gruppo UDC in Consiglio regionale nonché componente della IV Commissione consiliare permanente sulla Sanità, Giuseppe Graziano, chiedendo spiegazioni al Commissario dell’Asp di Cosenza, Vincenzo La Regina.

“Accadono – aggiunge Graziano – situazioni incomprensibili che hanno il solito e unico peccato originale: quello di non provvedere ad espletare i concorsi per l’assunzione di nuovo personale da impiegare nelle strutture sanitarie pubbliche. Se da un lato è giusto che medici e infermieri, impiegati in questi lunghi mesi di emergenza a combattere il virus in corsia, abbiano doveroso riposo, dall’altro l’apparato che governa il diritto alla salute deve garantire il prosieguo dei servizi all’utenza. È inconcepibile – precisa ancora il capogruppo UDC a palazzo Campanella – che si fermi il complesso sistema dell’assistenza medica perché non ci sono medici. Appare a dir poco paradossale. Eppure è quello che sta avvenendo ad Acri nel reparto di Medicina Generale. Un’Unità operativa all’interno di un ospedale di zona disagiata che prima del Covid aveva 20 posti letto. Durante l’emergenza pandemica nel presidio viene attivato un reparto per la cura dei malati Sars-Cov-2. Per aprirlo non vengono arruolati nuovi medici e infermieri ma vengono assorbite professionalità da tutti i reparti interni al nosocomio.

Nel reparto solo 7 posti letto e la metà degli infermieri

Una volta chiusa la fase d’emergenza, il “reparto covid” chiude a sua volta. Tutto dovrebbe ritornare allo status quo ante emergenza. E invece – dice ancora Graziano – il Reparto si trova ad operare con soli 7 posti letto. E questo perché dei 14 infermieri che dapprima erano assegnati all’UO di Medicina oggi ce ne sono soltanto la metà. Gli altri sono legittimamente in ferie. Ma questa condizione, seppur motivata, non può rappresentare un disagio per l’utenza. È opportuno allora che l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza rimedi subito a questa situazione insensata e scandalosa per la quale, nelle prossime ore, chiederò ufficialmente chiarimenti al Commissario Vincenzo La Regina. Si facciano i concorsi – conclude il Consigliere regionale – si assuma personale perché questa è una condizione imprescindibile per far sopravvivere quel che resta di una sanità allo sfascio, che non avrà pace se non verrà presto riformata e rivitalizzata dalle fondamenta”.

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