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A Bisignano il primo “Festival del cane”, conoscerlo meglio per rispettarlo

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L’appuntamento è per sabato 31 agosto su Viale Roma a Bisignano a partire dalle ore 18.00. Previsto un convegno con interessanti e importanti interventi

 

BISIGNANO (CS) – Bisignano celebra la fedeltà e l’amore incondizionato degli amici a 4 zampe con il primo Festival canino. “E l’uomo incontrò il cane” è il titolo dell’evento che ha come obiettivo quello di conoscere meglio l’universo dei amici pelosi per imparare a rispettarli. Oltre ad un convegno sul tema, sono previste anche dimostrazioni cinofile sportive e di utilità sociale ed un’area dedicata alla Pet Therapy per far conoscere le modalità di interazione tra uomo e cane con professionisti del settore, che saranno a disposizione per rispondere a tutte le domande dei partecipanti. Inoltre un percorso ludico per gli amici a 4 zampe.

Al centro però, il convegno che sarà introdotto dall’assessore comunale di Bisignano Alessia Prezioso e dal sindaco Francesco Lo Giudice. A seguire tante tematiche: il dott. Ignazio Mazzitelli, veterinario dell’Asp, parlerà dell’importanza dell’iscrizione all’anagrafe canina. Una guardia zoofila dell’Enpa, Antonio Pirillo e l’educatrice cinofila e addestratrice dell’Enci, Carmela Di Nardo relazioneranno sul rapporto uomo/cane nella società contemporanea mentre Beatrice Loizzo, veterinaria e comportamentalista dell’Enci, parlerà dei ruoli di utilità sociale del cane. Al convegno anche il presidente del Soccorso Alpino Calabria, Giacomo Zanfei che racconterà il lavoro delle unità cinofile nelle operazioni di ricerca e soccorso ed infine sul lavoro delle unità cinofile nelle operazioni di ricerca antiveleno relazionerà il comandante Cosimo Cervellera, responsabile delle unità cinofile carabinieri forestali e capo del nucleo antiveleno.

Non mancherà la presenza dei 4 zampe ossia un’unità cinofila del soccorso alpino e un’unità del nucleo antiveleno, e poi ancora due cani guida per ipovedenti e diversi cani addestrati da Yellowjoy per un appuntamento che servirà, qualora ce ne fosse bisogno, a far capire l’importanza dei nostri amici a 4 zampe. Appuntamento alle 18, sabato, su viale Roma a Bisignano.

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Parco del Pollino, in faggeta esemplari di 620 anni

L’unicità della faggeta vetusta del Pollinello è legata al particolare contesto bioclimatico presente nel Parco

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CASTROVILLARI – “È decisamente un momento magico quello che sta vivendo il Parco del Pollino. Nel giro di pochi anni prima l’ingresso nella Rete geoparchi Unesco, successivamente la proclamazione quale Patrimonio Mondiale dell’Umanità della Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero nel comune di Rotonda in Basilicata, poi la scoperta di Italus il Pino più vecchio d’Europa con i suoi 1230 anni e adesso l’ingresso nella prestigiosa famiglia Unesco della Faggeta vetusta del Pollinello, nel Comune di Castrovillari in Calabria incastonata in un contesto territoriale unico tra le cime del Pollino e del Dolcedorme vicina ai secolari esemplari di Pino Loricato”. Lo afferma il presidente del Parco Domenico Pappaterra.

“Grazie agli studi effettuati con i fondi messi a disposizione dal Ministero dell’ambiente con la Direttiva Biodiversità – prosegue – è stato possibile attivare una collaborazione con il prof. Piovesan dell’Università Tuscia di Viterbo il quale avvalendosi a sua volta di collaborazioni con l’Unical e l’Unibas e lavorando fianco a fianco con i tecnici del parco ha portato alla candidatura di questa Faggeta in cui ci sono esemplari che hanno un’età di 620 anni circa e sono considerati tra i più vecchi d’Europa“. L’unicità della faggeta vetusta del Pollinello è legata al particolare contesto bioclimatico presente nel Parco del Pollino dove il faggio incontra il pino loricato. In questo ambiente integro i faggi nascono, crescono e muoiono seguendo complessi cicli naturali sfidando così il passare del tempo sino a raggiungere età massime che possono superare i 600 anni, come per Italus il loro decano.

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Sindaco Mele, Riesame ritiene insussistente una delle ipotesi di reato

E’ stata riconosciuta la legittimità delle modalità di scelta della ditta alla quale furono affidati i lavori di sistemazione dell’impianto idrico del Comune di San Nicola Arcella nell’ottobre del 2019

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CATANZARO – Il Tribunale del riesame, in accoglimento delle tesi difensive, ha ritenuto insussistente, nel merito, una delle due ipotesi di reato al momento contestate al sindaco Barbara Mele con l’ordinanza notificata lo scorso 20 luglio. A comunicarlo sono i legali del sindaco, Vincenzo Adamo e Giorgio Cozzolino.

“Nessuna collusione, nessuna turbativa nella scelta del contraente – è scritto nella nota – tra il sindaco e gli altri protagonisti del procedimento Archimede. E’ stata riconosciuta la legittimità delle modalità di scelta della ditta alla quale furono affidati i lavori di sistemazione dell’impianto idrico del Comune di San Nicola Arcella nell’ottobre del 2019. Resta da chiarire una residua ipotesi relativa ad una delibera di giunta circa l’esatta data di inizio del predetti lavori. Un’ipotesi appunto residuale verso la quale concentreremo i nostri prossimi sforzi per ottenere, in tempi altrettanto rapidi, un giudizio favorevole anche su quest’ultimo aspetto. Nelle prossime settimane, atteso il risultato ottenuto davanti al Tribunale del riesame di Catanzaro, avanzeremo richiesta al Gip presso il Tribunale di Paola per la revoca della misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla p.g., al momento ulteriormente ridotta a soli due giorni la settimana”.

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Legambiente, inquinati i laghi Cecita, Arvo e Ampollino

“I risultati delle analisi microbiologiche hanno confermato le forti ed irrisolte criticità del sistema di depurazione regionale”

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COSENZA – Sono stati tre in tutto, uno per lago, i punti monitorati quest’anno dalla Goletta di Legambiente nelle acque dei Laghi Arvo, Cecita e Ampollino e sottoposti ad analisi microbiologiche. Tutti e tre sono risultati essere fuori dai limiti di legge. Più precisamente il prelievo effettuato nel lago di Cecita è stato giudicato come “inquinato”, mentre quello sul lago Arvo e quello sul lago Ampollino sono risultati entrambe “fortemente inquinati”. Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva nei laghi.

È questa in sintesi la fotografia scattata nella tappa calabrese lungo le sponde dei tre laghi da un team di tecnici e volontari di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute dei bacini lacustri italiani. I risultati del monitoraggio sono stati presentati questa mattina a San Giovanni in Fiore da Anna Parretta, Presidente Legambiente Calabria; Antonio Nicoletti, Responsabile nazionale Legambiente Aree Protette e Biodiversità; Nuccio Martire, Sindaco di Casali del Manco; Anna Stefanizzi, del Parco nazionale della Sila; Daniele Donnici, di Destinazione Sila.

“I risultati delle analisi microbiologiche effettuate sui laghi Arvo, Cecita ed Ampollino, risultate tutte oltre i limiti di legge, hanno confermato, le forti ed irrisolte criticità del sistema di depurazione regionale – dichiara Anna Parretta, Presidente Legambiente Calabria -. Si tratta di risultati che destano preoccupazione. In Calabria è essenziale, che oltre al mare, siano puliti ed esenti da inquinamento anche i territori, i laghi e gli altri corsi d’acqua sia per l’ambiente e la qualità della vita che per i benefici economici che ne deriverebbero per l’economia turistica. La vocazione di questi luoghi è, infatti, legata al turismo sostenibile ed alla mobilità lenta, alle tradizioni enogastronomiche, alla bellezza dei borghi, ai cammini ed alle ciclovie. Dobbiamo ripartire da un’ecologia delle menti. Noi di Legambiente svolgiamo il nostro ruolo, continuando nel corso degli anni a monitorare, sensibilizzare, controllare, informare i cittadini e denunciare illegalità ed abusi. Ma allo stesso tempo continuiamo a chiedere anzi ad esigere da tutte le Amministrazioni pubbliche ed in primis dalla Regione Calabria un impegno che è sempre piu’ necessario verso la tutela dell’ambiente e della biodiversità con verifiche e controlli stringenti nel rispetto della sempre piu’ preziosa risorsa acqua ed in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Serve realizzare un nuovo modello di sviluppo che parta dalla tutela dell’ambiente e del territorio e della biodiversità e leghi, in maniera sinergica, il turismo sostenibile alla promozione delle produzioni biologiche e dei prodotti locali nel settore agricolo e zootecnico, l’artigianato e l’educazione ambientale. Dobbiamo essere consapevoli che la possibilità di sviluppare occupazione e benessere passa dalla tutela e dalla valorizzazione dell’ambiente e dalla conservazione di specie e habitat. Non c’è altra strada possibile”.

“I laghi silani sono un patrimonio naturalistico unico che bisogna tutelare meglio perciò servono monitoraggi continui della qualità delle acque e dei sedimenti, e verificare tutti gli altri eventuali fattori di inquinamento. – dichiara Antonio Nicoletti responsabile nazionale Legambiente per Aree protette e biodiversità -, la tutela dei laghi silani deve diventare una priorità per ridurre la perdita di biodiversità e raggiungere gli obiettivi della Strategia dell’UE per la biodiversità, perciò bisogna conoscere lo stato di salute di questi ecosistemi molto sensibili all’impatto del cambiamento climatico. A nostro avviso occorre promuovere un contratto di lago per tutelare la risorsa idrica e valorizzare al meglio la fruizione turistica di Lorica e Trepidò, riportando legalità e frenando il consumo di suolo. Ma un tema rilevante è quello dell’utilizzo idroelettrico dei laghi silani su cui deve aprire una vertenza per riportare la gestione e le risorse che derivano dalla produzione energetica direttamente alle comunità locali. Prima della scadenza delle concessioni idroelettriche, ora affidate a grandi player energetici nazionali, bisogna aprire un dibattito pubblico per dire basta al colonialismo energetico e attivare una comunità energetica che si prenda in carico la gestione e le risorse che ne derivano”.

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