Giornata storica per l’economia calabrese, la filiera Madeo apre le porte del credito (FOTO) - QuiCosenza.it
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Giornata storica per l’economia calabrese, la filiera Madeo apre le porte del credito (FOTO)

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Imprenditori uniti per lo sviluppo del territorio. Unicredit al fianco delle aziende che intendono aggregarsi per imporsi sul mercato italiano ed estero

 

SAN DEMETRIO CORONE (CS) – ‘Uniti si vince’. E’ stata firmata ieri la convenzione tra la filiera Madeo e Unicredit a supporto delle aziende che operano nel settore agroalimentare. Un campo che rappresenta il 15% del Pil nazionale grazie alla possibilità di sviluppo offerte non solo a mangimifici, allevatori ed agricoltori, ma anche a tipografie per l’etichettatura o a imprese di trasporti per la distribuzione. Aspetti che sono stati analizzati nel dettaglio durante il partecipato incontro tenuto ieri pomeriggio nel Chiostro del Collegio di Sant’Adriano a San Demetrio Corone alla presenza di numerosi imprenditori provenienti dall’intera Calabria, dalla Puglia e dalla Sicilia. Ad aprire i lavori è stata Anna Madeo responsabile Commerciale e Marketing della Filiera Agroalimentare Madeo appena rientrata dal Giappone, uno dei 21 paesi in cui l’azienda commercializza i propri prodotti d’eccellenza cui 22% viene venduto all’estero. Un business che muove insieme all’intera filiera ben 85 milioni di euro l’anno con 250mila piantine di peperoncino, 5mila suini bianchi e 4mila suini neri allevati in regime di benessere animale, 500 kilowatt di energia prodotta da impianti fotovoltaici e 250 kilowatt da biogas. Il tutto in un ambiente sano e costruttivo per tutti i lavoratori che ha consentito alla Madeo Food di vincere tre premi per il welfare aziendale e due Good Pig Award. Una filiera che coinvolgendo anche comunità sociali come San Patrignano vanta oggi la crescita più alta dell’intero settore agroalimentare: ben 12% l’anno, 19% se si considera solo i prodotti ricavati dalla lavorazione del suino nero.

 

Il sindaco di San Demetrio Corone Salvatore Lamirata nel suo intervento ha ieri ricordato come i rapporti rinverditi con l’Albania grazie alla visita ufficiale del presidente della Repubblica albanese Ilir Meta che nelle scorse settimane, nella stessa sala in cui si è tenuto ieri l’incontro, ha conosciuto il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella in occasione del 550° anniversario della morte di Giorgio Castriota Skanderbeg. “La filiera Madeo – ha detto Lamirata – tanto lustro ha dato alla comunità arbereshe. Auguro quindi che questo nuovo rapporto con Unicredit possa donare ulteriore prosperità”. Il Vice Presidente Nazionale di Confagricoltura Nicola Cilento si è complimentato con Unicredit per “l’apertura verso un territorio disagiato come la Calabria per sfatare luoghi comuni e investire potenziando l’agricoltura. Un segnale del cambiamento in atto del sistema bancario che dopo la crisi ha rivalutato quali siano i settori effettivamente produttivi”. Il direttore di Confindustria Cosenza Rosario Branda si è invece focalizzato sulla figura dell’imprenditore Madeo definendolo “un visionario che ha dimostrato come sia vincente l’idea della filiera, mostrando ai ‘colleghi’ la strada da seguire”. “La nozione che ogni singolo elemento – ha affermato Branda – è più debole rispetto all’insieme si trova alla base di questo concetto. Una filiera infatti è come una catena dove bisogna rafforzare gli anelli che vacillano. Onore al merito per Unicredit che crede nelle opportunità che questo metodo possa offrire per fare impresa e creare valore sul territorio”.

“La parola magica è ‘insieme” – chiarisce Corrado Martinangelo Presidente Nazionale Agrocepi – . L’aggregazione nel settore agroalimentare è la scelta da perseguire. L’unica soluzione per sopravvivere e crescere. Altrimenti si rischia di chiudere battenti e passare dal mercato al museo dell’agroalimentare. La filiera infatti è ricchezza comune sia per gli agricoltori sia per chi trasforma il prodotto”. A confermarlo sono le istituzioni che lavorano in tal senso. Giacomo Giovinazzo Direttore generale del Dipartimento Agricoltura Calabria ha spiegato come nella fliera non sia “solo un’impresa ad emergere, ma l’intero territorio. C’è ancora tanto lavoro da fare e ce la stiamo mettendo tutta per riuscire a favorire le filiere che attualmente sono il 30% nell’ortofrutta, l’1% nell’olivicoltura e lo 0% negli altri settori”. Mauro D’Acri Delegato dell’assessorato Agricoltura Calabria ha sviscerato i dati degli investimenti nell’agroalimentare spiegando che i ritardi accumulati dalla Regione nel finanziare i progetti sono dovuti a “problemi per profilare i bandi e caricare le domande. Di 2.290 pervenute 1.090 erano sbagliate”. “Grazie ai Piani di Sviluppo Rurale finanziati dall’Unione Europea – sostiene D’Acri – abbiamo investito 185 milioni di euro ed ora siamo in attesa di ulteriori 66 milioni di euro per l’agroalimentare. Sui progetti collettivi abbiamo finanziato l’11% in più degli importi per incentivarne la creazione”.

 

“Sono 30 in tutta Italia le convenzioni siglate, – afferma Giuseppe Verde dell’Area Retail Calabria Nord Unicredit – 15 al Sud. Questa è la prima in Calabria. La forza del gruppo fornisce maggiore facilità di accesso al credito perché si supera il problema per i giovani e si consente un’innovazione per stare sempre al passo con i tempi”. “Si tratta di un linguaggio comune tra impresa e banca. Prima – ricorda Francesco Milillo Presidio Small Business Sud Unicredit – esistevano settori degli istituti di credito specializzati nel comparto agricolo con degli agronomi, oggi queste figure non esistono più. Unicredit ha quindi formato personale ad hoc per colloquiare con gli agricoltori”. “Nelle nostre filiali infatti – ha sottolineato Vincenzo Giuncato Business Center Calabria Unicredit – offriamo il supporto di analisti specializzati in agribusiness presenti soprattutto nelle sedi delle province di Cosenza e Crotone”. A chiudere l’incontro è stato il presidente della filiera Ernesto Madeo. “Se veniamo finanziati – sostiene Madeo – riusciamo a fare impresa e creare occupazione. La storia ci insegna che anche i grandi big che hanno scalato l’economia partendo da un garage hanno avuto bisogno delle banche per investire sulle loro idee. Ho fondato questa impresa nel 1984 perché credo in questo sogno e ora possiamo essere da esempio e sostegno per le altre imprese. Per crescere però bisogna abbandonare gli individualismi e fare rete. Il mercato ci chiede prodotti agroalimentari di qualità basti pensare che in Giappone un litro di olio calabrese consta 120 euro e le clementine vengono pagate 12 euro al chilo. Dobbiamo organizzarci per fornire il meglio”.

“SOLO PRODOTTI BIOLOGICI SENZA ADDITIVI CHIMICI” – ERNESTO MADEO

“L’aggregazione è un approccio che si è rivelato vincente – afferma Ernesto Madeo fondatore della Madeo Food e presidente della filiera – perché è innovativo soprattutto nell’agroalimentare. Noi abbiamo avuto questa brillante idea circa 30 anni fa. Abbiamo pensato che era giusto portare nelle tavole dei consumatori il prodotto facendone conoscere la provenienza. La filiera indica infatti il processo produttivo che parte dalla materia prima, dove nasce e vive l’animale, così come il peperoncino, come l’olio, e tutte le fasi della trasformazione fino ad arrivare al packaging, al confezionamento e alla distribuzione. Ciò fornisce qualità e servizi al consumatore, garanzia sulla provenienza, sicurezza alimentare perché non vengono utilizzati né antibiotici negli allevamenti né fitofarmaci sulle colture. Lavoriamo prodotti biologici che non sono stati trattati con prodotti chimici. Ieri abbiamo compiuto un importante passo perché siamo stati la prima azienda che ha siglato un contratto di filiera in Calabria con un istituto come Unicredit che ha creduto molto nella nostra idea e ciò ci aiuterà tantissimo sia per sviluppare nuovi progetti sia per finanziare nuovi mercati. Un processo che porta ad incrementare le produzione e aumentare l’occupazione a beneficio del territorio. La definisco una giornata storica perché per noi oggi inizia un nuovo metodo di confrontarsi con il sistema bancario che non si riduce nel chiedere finanziamenti, ma nel rivolgersi all’istituto di credito come se fosse un consulente d’azienda che si integra nell’organico dell’impresa, ragiona con l’imprenditore e cerca di capire quali sono gli sbocchi commerciali di questo progetto ed è ben disponibile e lieta di finanziarli”.

 

“AIUTIAMO CHI HA DIFFICOLTA’ DI ACCESSO AL CREDITO” – GIUSEPPE VERDE

“Il valore di questa iniziativa è enorme, – dichiara Giuseppe Verde Area Retail Calabria Nord Unicredit – siamo un gruppo internazionale che però vuole mantenere un forte legame con il territorio. Il concetto di filiera è espressione di questa vicinanza della banca al territorio. A maggior ragione se parliamo della Madeo Food una delle eccellenze della Calabria. Vogliamo dare ampio spazio a questo contratto di filiera che rappresenta il primo nella regione. Il legame con il gruppo Unicredit da parte dell’intera filiera consente una vicinanza della banca dalla fase del conferimento, alla fase della produzione fino alla commercializzazione. Un sostegno a tutta la filiera che consente uno sviluppo integrato dell’intero territorio. Il contratto di filiera è strutturato con una società hub che si avvale sia di fornitori, spesso non di grandi dimensioni che hanno spesso difficoltà di accesso al credito o hanno condizioni creditizie non competitive. Il fatto di appartenere ad una filiera riconosciuta con la quale è stata firmata la convenzione consente loro una facilità maggiore di accesso al credito e allo stesso tempo di avere condizioni migliorative rispetto a quelle che potrebbero ottenere se operassero in maniera isolata. Il legame con il territorio è essenziale nel settore agroalimentare perché è fatto di elementi non delocalizzabili come l’aria, il terreno, l’acqua. La valorizzazione che ne ha fatto l’intera filiera del gruppo Madeo del suino nero di Calabria ne è la massima espressione”.

 

“LA BANCA E’ ‘SCESA IN CAMPO’ AL FIANCO DELLE IMPRESE” – ANNA MADEO

“Per la prima volta – spiega Anna Madeo della Madeo Food – si parla un linguaggio comune tra due stakeholder della filiera apparentemente molto lontani, ma con obiettivi comuni: la banca e l’impresa. Unicredit Italia ha sviluppato un nuovo progetto di filiera che prevede l’utilizzo di strumenti finanziari agevolati per tutte le aziende che ne fanno parte e ha selezionato la filiera Madeo come prima filiera del territorio calabrese per essere portavoce di questi importanti strumenti a supporto della crescita del territorio. Dal 1984 lavoriamo nella produzione di salumi di Calabria DOP, nonché nell’allevamento e nella trasformazione del suino nero di Calabria. Una razza autoctona antichissima, in via d’estinzione, recuperata dalla nostra filiera. Attorno alle aziende del gruppo Madeo gravita un sistema di imprese territoriale e del Sud Italia per un giro d’affari di 85 milioni di euro. Si parla di partner conferitori quali mangimifici meridionali ubicati tra la Sicilia e la Puglia, come i coltivatori diretti di peperoncino cosentini, gli allevatori di suino nero sparsi per l’intera Calabria, fino ad arrivare alla fase finale della lavorazione svolta presso gli stabilimenti che porta alla creazione di prodotti che hanno tutte le certificazioni necessarie per essere esportati nei 21 paesi del mondo dal Giappone al Canada.

 

Questo è il risultato di un lungo lavoro che è durato 20 anni. La costituzione di questa rete che coinvolge diversi attori del Sud Italia che Unicredit ha selezionato come partner per portare avanti un progetto così ambizioso. Si apre così un nuovo scenario per l’agricoltura e per l’agroalimentare che prevede l’utilizzo di un linguaggio diverso più vicino alle esigenze delle imprese. La banca è ‘scesa in campo’ per la prima volta a visitare la nostra filiera e speriamo che si proceda così anche in tutte le altre aziende che fanno parte di questo circuito. All’evento hanno partecipato diverse imprese dei salumi, delle carni, dell’olivicoltura, del settore caseario e vitivinicolo è stato un momento di confronto essenziale tra l’area manager dell’Unicredit e gli imprenditori che hanno bisogno di sapere quali sono gli strumenti finanziari a supporto della loro crescita. Pensiamo di aver avviato un’iniziativa e un nuovo confronto che auspichiamo possa essere produttivo ed efficace anche per gli altri imprenditori”.

 

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‘Ndrangheta, estradato in Italia il boss Francesco Pelle. Ordinò la “Strage di Natale”

Azione che sfociò successivamente nella vendetta della consorteria avversaria nella famosa strage di Duisburg del 2007

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REGGIO CALABRIA – Con un volo proveniente dal Portogallo, ha fatto rientro in Italia Francesco Pelle (conosciuto come Ciccio Pakistan), già latitante di massima pericolosità inserito nel programma speciale di ricerca del Ministero dell’Interno, condannato in via definitiva alla pena dell’ergastolo in quanto riconosciuto colpevole di omicidio aggravato dalle finalità mafiose di Maria Strangio (la cosiddetta “strage di natale del 2006″ la cui risposta della consorteria avversaria fu la successiva e sanguinosa “strage di Duisburg” avvenuta del 2007 dove morirono 6 persone ritenute vicine alla cosca Pelle-Vottari). Pelle il 31 luglio 2006 rimase ferito alla schiena perdendo l’uso delle gambe.

La sedia a rotelle sulla quale è costretto a vivere non gli ha impedito di diventare un boss, organizzare la rappresaglia contro la cosca Nirta-STrangio e, soprattutto, di darsi alla latitanza per due volte. La prima fu interrotta nel 2008 da un blitz del Ros di Reggio Calabria all’epoca guidato dal colonnello Valerio Giardina e dal maggiore Gerardo Lardieri. Mentre tutti gli davano la caccia, “Ciccio Pakistan” era ricoverato sotto falso nome a Pavia, nel reparto di neuro-riabilitazione della Clinica Fondazione Maugeri. Pelle era curato a spese del servizio sanitario nazionale e dalla sua stanza in ospedale comunicava attraverso Skype con gli uomini della cosca rimasti liberi dopo l’operazione Fehida, coordinata dal magistrato Nicola Gratteri, oggi procuratore capo di Catanzaro, allora in servizio a Reggio Calabria. Nel settembre 2017 Pelle era tornato libero per scadenza dei termini di fase del processo alle cosche di San Luca. La sua condanna era stata annullata con rinvio dalla Cassazione. Per due anni è stato sottoposto all’obbligo di dimora a Milano in attesa della sentenza definitiva. Ma quando la Suprema Corte ha confermato la condanna, Ciccio Pakistan, non c’era più. Di nuovo latitante.

Palle è stato arrestato a Lisbona il 29 marzo scorso (dove era ricoverato per il covid) ed era latitante dal giugno 2019,  sulla base di un mandato di arresto europeo, eseguito dalla Unità Nazionale Antiterrorismo della Policia Judiciaria portoghese, nell’ambito di un’operazione di polizia resa possibile dalla cooperazione fornita dal Reparto Operativo del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dal Gruppo Carabinieri di Locri, sotto l’egida della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore della Repubblica Giovanni Bomabardieri. Poco prima della sentenza della Corte di Cassazione, che ne decretò la condanna definitiva, Francesco Pelle fece perdere le sue tracce.

Le attività di Polizia Giudiziaria hanno beneficiato dei canali di cooperazione internazionale attivati dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con l’assistenza tecnica del progetto I-CAN, una rete internazionale interforze a contrasto di una delle mafie più pericolose al mondo, la ‘Ndrangheta. I Carabinieri  del Reparto Operativo reggino, collaborato dai colleghi del Gruppo di Locri e della Compagnia di Bianco, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nelle persone del Procuratore Giovanni Bombardieri, del Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo e del Sostituto Procuratore Alessandro Moffa, riuscirono a seguire le tracce  del latitante e, in ultimo, lo localizzarono nella penisola iberica, dove è stato arrestato in una struttura ospedaliera lusitana.

 

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“Il Ponte sullo Stretto? Costa 10 miliardi..e la statale 106 attende”

L’Organizzazione “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” rende nota l’audizione in Camera dei deputati e attacca i parlamentari calabresi

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COSENZA – “Nessun parlamentare calabrese ha chiesto al ministro delle infrastrutture se è più utile il ponte oppure l’ammodernamento della statale 106 su cui, ormai da mesi, assistiamo solo ad annunci e propaganda”. Così l’organizzazione di volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” che rende noto che nella giornata di ieri il Ministro delle Infrastrutture Giovannini è stato audito sull’Attraversamento dello Stretto di Messina dalle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera dei Deputati.

“Giovannini ha iniziato alle 8:35 spiegando che sul Ponte sullo Stretto di Messina furono istituite presso il Ministero delle Infrastrutture addirittura due gruppi di lavoro: uno il 27 agosto 2020 e l’altro il 3 settembre 2020 dall’Ex Ministro del Partito Democratico Paola De Micheli. Ha poi evidenziato – prosegue l’associazione – che le motivazioni alla base della realizzazione di quest’opera sono riconducibili al “trend negativo della popolazione”, al “trend negativo dell’occupazione” ed al “trend negativo del PIL” parametri che – secondo il Ministro – grazie all’avvio del Ponte possono invece tornare a crescere. La novità più interessanti che ha avuto modo di esternare il Ministro Giovannini sono essenzialmente due: la prima è quella relativa ai costi poiché, da ciò che emerge, il Ponte sullo Stretto di Messina potrà essere realizzato per importo totale di oltre 10 miliardi di euro; è stato già disposto con la Legge di Bilancio del 2021 un finanziamento di 50 milioni di euro per la redazione di un progetto di fattibilità tecnica ed economica al fine di confrontare le due soluzioni di collegamento che potrebbe concludersi entro la primavera del 2022, così da avviare un dibattito pubblico sull’opera ed ha, infine, annunciato l’istituzione di un nuovo gruppo di lavoro dedicato a supportare e coordinare l’intero processo, con la partecipazione di esperti e rappresentanti dei Ministeri coinvolti”.

Gli interventi in aula

L’associazione Basta Vittime riporta gli interventi “per formulare quesiti ed osservazioni i deputati Paolo FICARA (M5S) che osserva che il contenuto della 158 pagine della relazione sul Ponte sullo Stretto è parecchio lacunosa su molti aspetti; Stefania PRESTIGIACOMO (FI) chiede al Ministro perché viene dato peso al lavoro dei due Gruppi di Lavoro istituiti dalla Ex Ministra del PD De Micheli e non, invece, all’iter procedurale dell’Opera che dura da decenni ed è – dal punto di vista legale – l’unico faro da seguire; Chiara BRAGA (PD) rivendica la straordinario importanza del lavoro svolto dai due Gruppi di Lavoro; Edoardo RIXI (LEGA) chiede al Ministro quanto è costato allo Stato il lavoro svolto dai due Gruppi di Lavoro; Luciano NOBILI (IV) chiede di partire subito; Tommaso FOTI (FDI) afferma che Fratelli d’Italia è favorevole al Ponte; Rossella MURONI (M-MAIE-PSI-FE) chiede ulteriori approfondimenti su un’opera che è molto complessa; Matilde SIRACUSANO (FI) asserisce che lo sviluppo del Mezzogiorno passa dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto; Giulia GRILLO (M5S) chiede al Ministro una analisi costi-benefici sul Ponte sullo Stretto; Alessandro PAGANO (LEGA) afferma che son serviti 8 mesi e due gruppi di lavoro per leggere informazioni che erano già note; Roberto MORASSUT (PD) chiede approfondimenti sulla questione ambientale legata alla realizzazione dell’opera2.

L’attacco ai parlamentari calabresi

Insieme gli interventi della lombarda Braga, dell’emiliano romagnolo Foti, della pugliese Muroni, del ligure Rixi, dei laziali Morassut e Nobili, e dei siciliani Prestigiacomo, Siracusano, Grillo e Pagano vi sono anche quelli di due parlamentari calabresi: Vincenza BRUNO BOSSIO (PD) che ricorda la mozione firmata dai 21 parlamentari del PD in cui si chiedeva di realizzare il Ponte sullo Stretto e rivendica la carenza infrastrutturale ad oggi esistente da Salerno a Reggio Calabria e Domenico FURGIUELE (LEGA) che propone al Ministro di chiedere all’Europa il 20% del costo del Ponte sullo Stretto e propone di realizzare senza perdite di tempo il progetto a tre campate.

“Il ponte sullo Stretto serve solo alla Sicilia e non alla Calabria”

Il Direttivo dell’Organizzazione di Volontariato evidenzia, infine, “quanto emerga chiaramente – dal contenuto dell’audizione – l’importanza del Ponte sullo Stretto per lo sviluppo e la mobilità della regione Sicilia. Ciò implicitamente conferma l’impianto da sempre sostenuto dal nostro sodalizio: il Ponte sullo Stretto non è assolutamente un’opera infrastrutturale d’interesse prioritario per la Regione Calabria. A tal proposito è sconfortante che i parlamentari calabresi tutti nelle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera dei Deputati non abbiano osservato al Ministro Giovannini che con la metà dell’investimento necessario per realizzare il Ponte sullo Stretto è possibile ammodernare su un tracciato a 4 corsie ex novo la Statale 106 da Sibari (CS) fino a Locri (CS). Allo stesso tempo, dopo l’investimento di 9,4 miliardi di euro sull’alta capacità/alta velocità ferroviaria da Salerno a Reggio Calabria è fondamentale sottolineare ed evidenziare quanto le scelte del Governo e dei parlamentari calabresi tutti sono concretamente e realmente indirizzate nella direzione di voler rendere ancor maggiore il divario infrastrutturale tra la costa jonica calabrese e quella tirrenica ma anche con il resto del Mezzogiorno, del Centro-Nord Italia e con l’Europa. Queste scelte politiche, è evidente, daranno il colpo di grazia al futuro della costa jonica calabrese”.

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Sanità, Costa arriva in Calabria “tempi maturi per la fine del commissariamento”

Lo ha detto Andrea Costa, sottosegretario alla Salute, oggi in Regione per visitare alcune strutture e confrontarsi con i sanitari

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CATANZARO – Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa è giunto questa mattina in Calabria con una prima tappa al Centro Michelangelo di Lamezia Terme per poi fare visita al al presidio ospedaliero di Soriano Calabro e infine a Villa Betania a Catanzaro. Nel pomeriggio in programma la visita alla sala Consiliare Comune di Saracena. Ultima tappa Castrovillari per il convegno: “Quale futuro per la sanità calabrese”. “Oggi sono tornato in Calabria per conoscere altre realtà della sanità calabrese e per confrontarmi con il personale sanitario di queste strutture”, ha detto Costa.

Sanità: “Tempi maturi per la fine del commissariamento”

“Credo che i tempi per la fine del commissariamento della sanità in Calabria siano maturi in modo da tornare a dare la responsabilità al territorio e agli enti locali. Dobbiamo creare le condizioni affinché gli enti locali si assumano la responsabilità di pianificare. Credo che la sanità debba tornare in mano al territorio per dare quelle risposte di cui c’è bisogno”, ha proseguito Costa. “Dopodiché – ha aggiunto – le fasi commissariali sono anche utili ma in questo caso, con il protrarsi così per troppo tempo, si rischia forse di non fare scelte positive per il territorio. Oggi sono in Calabria per dimostrare la vicinanza dello Stato soprattutto in questo momento e dopo una fase così complicata. Credo sia l’occasione per ringraziare tutto il personale del servizio sanitario per quello che ha fatto e che sta facendo e credo che dobbiamo avere la consapevolezza che in Calabria c’è bisogno di ripartire, di rilanciare e io dico c’è bisogno di tornare a pianificare e programmare, a tornare in una situazione di ordinarietà”.

“Capire come risolvere il debito sanitario in Calabria”

“Dobbiamo capire come risolvere la questione del debito sanitario in Calabria ma non credo che la strada giusta sia quella di farlo gestire insieme alla gestione ordinaria perché altrimenti il rischio è che si continui con i tagli e la riduzione dei servizi. Invece è diritto dei calabresi potere avere una sanità di qualità e accessibile come avviene in altre parti del Paese. Credo che questa pandemia ci abbia insegnato più che mai che c’è bisogno di investimenti, di potenziare la medicina del territorio ma c’è bisogno di creare quelle condizioni affinché un cittadino italiano indipendentemente da dove risiede abbia i soliti servizi”. Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Andrea Costa.

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