CAS Roggiano, replica l'Associazione San Biagio: "LasciateCIEntrare non è mai entrata nel centro" - QuiCosenza.it
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CAS Roggiano, replica l’Associazione San Biagio: “LasciateCIEntrare non è mai entrata nel centro”

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Dopo il report stilato dagli attivisti della Campagna LasciateCIEntrare, sulle criticità del Centro di Accoglienza Straordinaria di Roggiano, l’Associazione che lo gestisce ha spiegato punto per punto “che si tratta solo di bugie”

 

ROGGIANO GRAVINA (CS) – Lo scorso 6 novembre la Campagna LasciateCIEntrare ha diramato un dettagliato report, in seguito a diversi sopralluoghi effettuati presso il centro di accoglienza straordinaria di Roggiano Gravina, gestito dall’Associazione San Biagio onlus. All’interno del report sono descritte le cattive condizioni in cui sono costretti a vivere gli stranieri ospitati.  Il Presidente dell’Associazione San Biagio onlus, ha voluto immediatamente smentire tutto ciò che è stato dichiarato dagli attivisti.

Nella replica, infatti, si legge: “Non corrisponde al vero che gli attivisti della Campagna LasciateCIEntrare abbiano effettuato “una serie di visite di monitoraggio all’interno del centro di accoglienza straordinaria di Roggiano”. Nessun membro della suddetta Campagna è mai stato all’interno della struttura di accoglienza, e qualora ciò fosse avvenuto, tale episodio si sarebbe verificato senza alcuna autorizzazione del gestore della struttura, circostanza che per inciso profilerebbe una condotta delittuosa”.

“Non corrisponde al vero – riporta la nota dell’Ass. San Biagio – che il Centro, attualmente concentrato in 7 appartamenti ricavati in un ex scuola del paese (dall’aprile 2017), è stato originariamente aperto  all’interno di una struttura priva di riscaldamenti, nella quale è rimasto ubicato per tutto l’inverno scorso. Al riguardo si precisa che la struttura originariamente individuata in Roggiano e riconsegnata al locatore dopo circa due mesi, presentava criticità non comunicate in fase di sopralluogo e di stipula del contratto, che hanno costretto l’Associazione ad installare pompe di calore a proprie spese, stufe nelle stanze e un caminetto nella sala comune. Per tale motivo trascorso il tempo necessario per individuare e locare una nuova struttura che fosse idonea, la Presidente ha rilasciato l’immobile ed ha intrapreso contro il locatore un’azione presso il Tribunale di Cosenza, volta ad ottenere ristoro per i danni subiti”.

“Non corrisponde al vero che “gli ospiti non sono a conoscenza della propria situazione giuridica rispetto alla richiesta di protezione internazionale. Alcuni affermano di aver fatto richiesta al momento dello sbarco a Pozzallo o Lampedusa, ma non sanno a che punto sia l’iter di riconoscimento del proprio status.” Al riguardo si rileva che – purtroppo – l’iter per il riconoscimento della protezione internazionale, di fatto non inizia in fase di sbarco, ma solo successivamente presso le Questure competenti del territorio, mediante il modello C3. Successivamente la Questura con le proprie tempistiche che, evidentemente non dipendono dall’Associazione, convoca i richiedenti per fotosegnalazioni e la verbalizzazione. Ad oggi, tutti i richiedenti attuali ospiti nella struttura di Roggiano, sono forniti di permesso di soggiorno provvisorio avente una validità di 6 mesi”.

“Non corrisponde al vero che “nessuno è andato in Commissione pur essendo presenti persone che arrivate 6 mesi addietro”, poichè la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha già convocato diversi ospiti della struttura, e gli altri richiedenti sono in attesa di convocazione che, sembra superfluo rammentarlo, dipende da un iter burocratico e non dalla volontà dell’Associazione”. E ancora “non corrisponde al vero che “per qualsiasi tipo di malessere viene somministrato loro lo stesso medicinale”, perchè sono già state intraprese le procedure sanitarie di vaccinazione, le analisi e le visite mediche previste dai protocolli, così come i medicinali di volta in volta necessari allo scopo vengono acquistati dall’Associazione. Non corrisponde al vero che “il cibo è insufficiente e di bassa qualità”, perchè i pasti sono forniti da una ditta di catering di Roggiano Gravina di comprovata qualità e affidabilità, che rifornisce anche alcune scuole del Comune. Non corrisponde al vero che gli ospiti non abbiano ricambi di vestiario o che non possano lavarli o che non abbiano lenzuola pulite a loro disposizione. L’Associazione oltre a fornire una lavatrice in ogni appartamento, ha infatti stipulato idonea convenzione con una lavanderia esterna, proprio al fine di garantire l’igiene degli ospiti”.

Altro punto contestato è che “ogni qualvolta provano a lamentarsi o a protestare per qualcuno dei disservizi di cui sopra, riferiscono, vengono chiamati i carabinieri”. Gli ospiti della struttura provengono da diverse nazionalità, ognuna con proprie abitudini, orientamento religioso, lingua ed etnia, circostanze che occasionalmente provocano dei dissapori, proprio tra gli ospiti stessi che, in un’unica occasione hanno costretto il gestore a chiamare i carabinieri. La situazione dopo è tornata alla normalità, poichè gli ospiti con indole più aggressiva sono una stretta minoranza. E non è vero inoltre che “è presente il mediatore culturale di lingua inglese, nonostante quasi tutti gli ospiti siano francofoni”, ad oggi vi sono tre mediatori linguistici, due di lingua inglese e uno di lingua francese e per la precisione gli ospiti francofoni sono circa la metà”.

L’associazione ritiene “calunnioso e diffamatorio”  affermare che vi siano “maltrattamenti e i disservizi subìti… aggressioni e violenze verbali”, poichè “la quotidianità all’interno della struttura si svolge in un clima pacato, con un costante confronto sulle esigenze derivanti dalle diverse etnie degli ospiti presenti. Non corrisponde al vero “pare che i ragazzi abbiano effettuato solo 4 lezioni di alfabetizzazione”. Nello specifico gli ospiti sono iscritti presso il Centro Provinciale Istruzione Adulti ed a turni di 25 persone – fino al raggiungimento della totalità dei presenti richiedenti asilo – frequentano le lezioni tenute da un docente del Ministero dell’Interno. L’Associazione si occupa solo di effettuare la richiesta, poi spetta al Ministero l’invio dei docenti in numero adeguato, dunque i successivi passaggi burocratici dipendono dalla pubblica amministrazione”. Infine si sottolinea che non corrisponde al vero che “non sia stata organizzata nessun’altra attività all’interno del centro”, poichè alcuni ospiti frequentano corsi di specializzazione quali ad esempio il corso di falegnameria, tenuto in struttura associativa nel Comune di Roggiano, mentre altri con predisposizione per lo sport si allenano con squadre di calcio locali in attesa di essere tesserati. Tutto ciò che è appena stato affermato – conclude l’Associazione – è riscontrabile tramite documentazione in possesso della stessa”.

 

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Non basta la zona rossa. A San Giovanni in Fiore il sindaco ordina il «lockdown totale»

Ulteriori stretta sul territorio, a partire dalla sospensione delle attività di commercio agli accessi contingentati in supermercati e chiese e divieto di spostamenti

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SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) – Per il sindaco di San Giovanni in Fiore il passaggio in zona rossa fino al 26 aprile decretato ieri, non basta. Da inizio pandemia sono 640 in totale i casi accertati con 21 decessi (al momento sono 140 i positivi) che aumentano nonostante la chiusura delle scuole da circa un mese e le strade della movida dallo corso 19 marzo. Per questo Rosaria Succurro ha deciso di applicare un’ulteriore stretta nel comune silano con un lockdown totale a «causa del grave quadro epidemiologico, della presenza della variante inglese, delle persistenti criticità di tracciamento, della saturazione dei reparti ospedalieri e della carenza di dosi vaccinali, con ordinanza contingibile e urgente ho disposto ulteriori misure di contenimento del contagio nel territorio di San Giovanni in Fiore, a partire dalla sospensione delle attività di commercio al dettaglio, salvo quelle ritenute strettamente indispensabili dalle norme vigenti e dalle stesse consentite».

«L’ordinanza, che tra l’altro proroga ancora la didattica a distanza per tutti gli studenti, sarà in vigore da mercoledì 14 aprile fino al prossimo lunedì 26 aprile incluso. Malgrado la recente ordinanza regionale che ha riportato San Giovanni in Fiore in Zona rossa, era indispensabile intervenire per: intensificare ulteriormente i controlli; impedire e fermare comportamenti sbagliati; contingentare in maniera rigorosa l’accesso agli esercizi di vendita di beni primari e alle funzioni religiose; vietare uscite e spostamenti tranne che per necessità e ridurre al massimo la circolazione del virus, che non ha fermato la sua corsa, malgrado la chiusura delle scuole dallo scorso 15 marzo e delle strade della movida dal successivo 19 marzo».

«Non ci sono alternative, l’ospedale non ha posti Covid»

«Allo stato – ha scritto la sindaca Succurro nella sua ordinanza – non ci sono alternative praticabili», anche per via dei tempi di «processazione dei tamponi molecolari eseguiti sul posto, non tali da fornire un aggiornamento continuo dei dati». Nell’ordinanza Succurro ha inoltre precisato che «l’ospedale civile di San Giovanni in Fiore non è provvisto di un reparto per il trattamento dei pazienti Covid, benché nello scorso ottobre fosse stato richiesto alle autorità sanitarie, anche per alleggerire il carico degli ospedali Hub».

Allestita nuova sede vaccinale

Intanto a carico del Comune è stata allestita la nuova sede vaccinale in località Ceretti, nella palestra dell’Istituto per Geometri e del Liceo Artistico. «Abbiamo accelerato al massimo ed è in pratica pronta», ha detto il sindaco. «Questa sede – se, come l’Asp di Cosenza ci ha garantito, arriveranno presto più vaccini ed altro personale sanitario – consentirà di aumentare la somministrazione quotidiana delle dosi, che è il nostro obiettivo principale. Ricordo che il Comune collabora con le autorità sanitarie, ma non può produrre, non può distribuire e non può inoculare antidoti contro il Covid».

«Tuttavia non potendo noi perdere tempo e quindi, in attesa dell’imminente attivazione della piattaforma digitale, abbiamo chiesto all’Asp ed ottenuto di iniziare già da subito con le vaccinazioni dei soggetti fragili, in ospedale, grazie alla collaborazione dei medici di famiglia che forniranno gli elenchi in base ad una valutazione delle condizioni di rischio dei loro pazienti. Appena la città di San Giovanni in Fiore sarà inserita nella piattaforma on line, tutte le prenotazioni potranno essere effettuate attraverso questo strumento».

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Schiavonea: sorpresi a bere birra oltre l’orario, si danno alla fuga alla vista dei carabinieri

Hanno lasciato le birre sul posto e sono scappati, ma verranno identificati e sanzionati grazie all’ausilio delle telecamere di videosorveglianza

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CORIGLIANO-ROSSANO (CS) – Una decina di persone, oltre l’orario consentito, sono state sorprese a bere delle birre appena acquistate da una pizzeria-rosticceria, che in quel momento avrebbe potuto effettuare solo consegne a domicilio. I fatti sono accaduti nella piazzetta Portofino della frazione marinara di Schiavonea. All’arrivo dei carabinieri, il gruppetto di persone si è dato alla fuga, disperdendosi velocemente nelle vie limitrofe e lasciando le bottiglie di birra sul posto.

I militari hanno identificato il titolare dell’esercizio commerciale, al quale sono state contestate le violazioni per l’apertura del locale oltre l’orario consentito, la somministrazione e consumazione di bevande da parte di clienti nei pressi del suo locale. Oltre alle sanzioni, per il gestore del locale è scattata anche la sospensione dell’esercizio commerciale, in attesa che la Prefettura di Cosenza decida sul periodo di chiusura dell’attività. Le persone fuggite, invece, verranno identificate e sanzionate grazie all’ausilio delle telecamere di videosorveglianza installate sul posto.

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Statale 106, domani sarà presentato il nuovo tracciato Rossano-Sibari

La richiesta di intervento era stata trasmessa lo scorso 29 luglio dal presidente Jole Santelli. L’assessore Catalfamo: «Nuovo tassello nel sistema dei trasporti»

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CATANZARO – Sarà presentato domani il progetto di fattibilità della nuova strada statale 106, nel tracciato tra Rossano e Sibari, che prevede una soluzione a quattro corsie. La specifica richiesta di intervento – è scritto in una nota dell’assessorato alle Infrastrutture era stata trasmessa lo scorso 29 luglio dal presidente Jole Santelli, dopo un incontro tecnico in Cittadella con i progettisti Anas e le amministrazioni comunali interessate. L’istanza della presidenza della Regione  era stata avanzata anche a seguito di quanto condiviso nell’incontro del 22 luglio scorso tra l’assessore Catalfamo e l’attuale sottosegretario alle Infrastrutture Cancelleri, il quale domani parteciperà alla presentazione dell’ipotesi di tracciato del progetto della nuova strada statale 106 tra Sibari e Rossano, formalizzando la decisione assunta dal ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile a seguito del processo avviato dalla Regione.

«Esprimo soddisfazione e auspico che le fasi della progettazione della nuova arteria – dichiara l’assessore regionale Catalfamo – procedano speditamente e che alla strada statale 106 possa finalmente essere riconosciuta tutta l’attenzione che merita, partendo dall’accoglimento, da parte del ministero, di tutte le richieste avanzate dalla Regione Calabria per i finanziamenti da inserire nel nuovo contratto di programma Anas 2021-2024. La Rossano-Sibari è un ulteriore tassello del complesso processo di adeguamento della Statale 106 e dell’intero sistema dei trasporti regionale».

Nell’ultimo incontro che si è svolto a Roma lo scorso 8 aprile tra l’assessore Catalfamo, il dirigente del settore Infrastrutture della Regione Calabria, Giuseppe Iiritano, e i vertici tecnici dell’Anas – viene specificato –, sono state ampiamente approfondite tutte le emergenze in termini di accessibilità e di sicurezza del tratto calabrese della strada 106 da affrontare con la nuova programmazione, partendo dal deficit assoluto di progettazione e di finanziamenti del tratto a sud di Catanzaro, passando per le numerose criticità e valutando tutte le potenzialità di sviluppo di un’area interessata da significativi livelli di domanda quotidiana, locale e di attraversamento, oltre che da elevatissime punte stagionali di traffico.

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