Canile-carcere di Mendicino dove nessuno può entrare, anche i cani diventano "macchine da soldi" (AUDIO) - QuiCosenza.it
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Canile-carcere di Mendicino dove nessuno può entrare, anche i cani diventano “macchine da soldi” (AUDIO)

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Sarà la Magistratura ora a seguire la vicenda, che è stata denunciata agli organi competenti e la speranza è che i responsabili del canile carcere di Mendicino vengano puniti. Lì nessuno poteva entrare, nessuno riusciva ad adottare e le condizioni in cui erano detenuti i cani erano vergognose.

COSENZA – In Calabria e al Sud in generale, c’è una concezione sbagliata del ‘canile rifugio’ che dovrebbe essere un posto dove un cane arriva e vive momenteamente. Deve essere registrato al suo ingresso, curato se presenta patologie e poi messo nelle condizioni di essere adottabile. Quelle ‘celle’ invece, non si sarebbero mai aperte e alcuni cani del “Terredonniche” di Mendicino, sono addirittura entrati cuccioli e diventati anziani.

Si devono attivare azioni che consentano la liberazione da questo carcere canile, in cui mille anime non possono starci e mille cani non sono una condizione normale“. Lea Santaniello, è la presidentessa dell’Enpa Rende Cosenza, e racconta che a Mendicino nessuno poteva entrare: “è stato davvero difficile riuscire ad ottenere l’autorizzazione per fare un sopralluogo all’interno del canile” dove i cani sono troppi, tanti, alcuni molto malati; altri. non compatibili l’uno con l’altro, che si aggrediscono e altri ancora, non escono mai dalla cella ed hanno paura anche di un minimo rumore. Qualcuno ha raccontato addirittura che alcuni operatori della struttura avrebbero usato parole di ‘menefreghismo’ nei confronti di quei poveri animali. “Pensate che a Monza – racconta Lea Santaniello ai microfoni di Rlb Radioattiva  – in un canile rifugio gestito dall’Enpa ci sono 40 cani che sono sempre in turnover e non sono mai gli stessi, perchè vengono adottati. A Mendicino i cani venivano fatti entrare e poi… basta. Ci sono cani del 2009...”. “Noi come associazione (ma le segnalazioni sono diverse) non siamo mai potuti entrare, e pertanto non potevamo immaginare le condizioni in cui erano costretti a vivere quei cani. E per farne uscire uno, era una lungaggine impressionante….”

ASCOLTA L’INTERVISTA

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Il business dei ‘randagi’

“I cani portano soldi e – spiega ancora la Santaniello – anche se è giusto che ci sia un mantenimento di queste strutture private,  e che esistano convenzioni ad hoc, sarebbe importante capire “quanto e cosa” viene destinato al cane, e quanto alla struttura per la cura e la manutenzione di tutto l’insieme. I soldi dietro ci sono perchè lo Stato li stanzia e li eroga…ma per la struttura, la sterilizzazione, la reimmissione sul territorio”.canile-mendicino-03

Nei giorni scorsi infatti, le associazioni Croce del Sud Onlus, Animal Amnesty (Cosenza), International Animal Protection League – Italia, Enpa Rende Cosenza e Lega Nazionale Per La Difesa Del Cane insieme al deputato Cinquestelle Bernini, sono riusciti a documentare le condizioni in cui venivano ospitati circa mille cani.

Manca la cultura del ‘canile’ come luogo in cui i cani devono essere adottati ma la gente deve andare in canile, passare del tempo con il cane così da poterlo conoscere e poi addottare. Ma se non si da neanche un giorno per entrare in canile, vuol dire che evidentemente c’è l’interesse di tenerli reclusi.  Al Canile di Mendicino non c’era un orario, un giorno mentre tutti i giorni si dovrebbe poter entrare. Si spera ora che le condizioni di vivibilità naturali di queste mille anime possano essere ripristinate e che si possa finalmente trovare una casa a tutti i poveri quattro zampe detenuti affinchè possano uscire da quelle celle, camminare nell’erba, utilizzare il loro fiuto. Ma soprattutto si confida nell’azione della Procura affinché affinchè venga ripristinata non solo la legalità, ma si faccia chiarezza sull’utilizzo di fondi pubblici che dovrebbero essere usati per garantire condizioni di vita dignitose ai randagi ospiti dei canili. Non è colpa loro se sono nati randagi ma è di chi li ha fatti vivere in quelle condizioni senza mai dar loro una speranza. E la definizione di carcere è la più azzeccata perchè dalle immagini sembra davvero una struttura di reclusione!

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Omaggio dell’Associazione Nazionale Alpini al monumento dedicato a Dino Paolo Nigro, il giovane Caporalmaggiore degli Alpini che ha perso in Kosovo nel 2001.

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MONTALTO UFFUGO – In questa puntata del Diario vi raccontiamo il saluto dell’Associazione Nazionale Alpini al monumento dedicato a Dino Paolo Nigro,  il giovane Caporalmaggiore degli Alpini che ha perso la vita durante un’esercitazione nei cieli del Kosovo nel 2001. Davanti alla stele in marmo, posta all’interno della villa comunale che porta tra l’altro proprio il nome del militare, il gruppo Ana di Cosenza ha formalmente chiesto all’Amministrazione a guida Caracciolo maggiore cura e attenzione per un posto ad altro valore simbolico:<<Siamo dalla parte della famiglia – ha sottolineato il segretario Sandro Frattalemi – per questo chiediamo la messa in sicurezza del monumento>>.

Solo qualche settimana fa, la lapide commemorativa era stata presa di mira da vandali che avevano agito indisturbati, complice la totale assenza di sistemi di telesorveglianza. La villa comunale del centro storico non è però il solo luogo a necessitare di manutenzione: nel report video vi mostriamo le immagini che documentano lo stato di trascuratezza di quella di Taverna, nella zona valliva, frequentata in larga misura da giovani e soprattutto dove le famiglie portano a giocare i bambini.

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