Edith Fischhof Gilboa, sopravvissuta alla Shoah, incontrò l’amore a Ferramonti

Continua la rassegna Memorie al Parco storico del Ninfeo a Vadue di Carolei, organizzato dalla Dott.ssa Alessandra Carelli della “Rete Universitaria Giorno della Memoria” in collaborazione con l’Associazione Culturale “Le Officine dei Colori” e il Comune di Carolei.

CAROLEI (CS) – Nelle giornate di oggi e di domani è previsto l’incontro/dibattito degli studenti con Edith Fischhof Gilboa, sopravvissuta alla Shoah dopo la prigionia nel campo di internamento Ferramonti di Tarsia. Un luogo che, seppur legato ad eventi drammatici, è rimasto nel cuore di Edith Fischhof Gilboa che entrò a Ferramonti nella primavera del 1941, quando aveva 18 anni, e ne uscì un anno dopo, nell’inverno del 1942. Nel campo di internamento, nonostante le difficoltà, la donna trovò l’amore.

Malgrado il mio guardaroba scadente e gli zoccoli ai piedi – racconta la novantaduenne – trovai anche l’amore. Mi innamorai di Wolf, un prigioniero tedesco di 20 anni, studente di filosofia. Non era un fusto, ma si presentava bene. Aveva riccioli neri e un sorriso affascinante. Nel campo non potevamo incontrarci, ma Wolf, dopo alcune ricerche, riuscì a trovare un angolo nascosto dove vederci. Abbracci e baci. Eravamo felici, vivevamo la nostra gioventù“.

studenti
Ricorda poi con estrema lucidità e tenerezza quando gli abitanti del luogo, gente semplice e povera, sapute le condizioni di precarietà e fame soprattutto dei bambini all’interno del campo, racimolò viveri da donare ai prigionieri. Ringrazia inoltre “l’umanità” di tutti gli italiani che spesso hanno messo in pericolo la loro stessa vita pur di aiutare gli ebrei.

 

Durante il dibattito è stato presentato anche il volume scritto dalla Gilboa “I colori dell’arcobaleno sul mare”, titolo ispirato ai colori dell’arcobaleno riflessi all’interno di una macchia di olio nel mare veneto, mentre era a bordo dalla nave che finalmente stava per riportarla in Palestina. Libro fortemente pensato e scritto per raccontare ai suoi figli il perché in famiglia non ci sono più parenti oltre ai genitori.

 

Con la voce rotta dall’emozione , in perfetto italiano nonostante le sue origini austriache, Edith Fischhof Gilboa ha spiegato: “Ho scritto questo libro per dare ai miei figli l’opportunità di conoscere la mia storia. Non ero capace di parlare con i miei figli della mia storia. Non è facile raccontare la tristezza, l’ingiustizia, le angherie, la persecuzione. Scrivere il libro è stato un atto di coraggio nato dalla disperazione ma è stato anche una liberazione“.

colori arcobaleno