Colpi di pallettoni contro una saracinesca, sul banco degli imputati un operaio 29enne di Bisignano

‘Gli amici hanno bisogno e non aspettano più’.

 

MONGRASSANO (CS) – Una telefonata dal contenuto palesemente intimidatorio a ridosso dell’esplosione di colpi di arma da fuoco contro la saracinesca. L’episodio consumatosi nel 2013 a Mongrassano è stato oggetto del dibattimento tenutosi stamattina tra le aule del Tribunale di Cosenza. Tra i teste escussi nel corso dell’udienza i comandanti della compagnia di San Marco Argentano e di Mongrassano. I due militari hanno ricostruito la vicenda e descritto le indagini svolte sul caso. Contro la saracinesca di un esercizio commerciale di Mongrassano nella notte del Gennaio 2013 furono sparati due colpi di fucile a pallettoni. Un gesto forse annunciato da una chiamata in cui ignoti avrebbero fatto presente al titolare dell’azienda che ‘gli amici hanno bisogno e non aspettano più’. L’imprenditore però avrebbe affermato di non aver mai ricevuto nè richieste di denaro né di materiali.

 

Dalle indagini è emerso che l’utenza dalla quale era stata inoltrata la chiamata era intestata ad un rumeno residente a Bisignano. Il telefono nel quale quel giorno era stata inserita la SIM del cittadino rumeno, invece, è stato ritrovato nell’abitazione di un giovane operaio di Bisignano, S. D. B. classe 1986. In casa di quest’ultimo, sotto il letto, furono in seguito ritrovati quattro fucili, un revolver e una carabina tutti regolarmente dichiarati anche se il porto d’armi del ragazzo era scaduto. Nonostante le munizioni ritrovate fossero compatibili con i colpi sparati contro la saracinesca non fu possibile fare la comparazione dei proiettili. In più le telecamere del sistema di videosorveglianza essendo a bassa definizione, non resero immagini nitide dell’unica auto che quella notte si avvicinò compiendo ‘strane manovre’ davanti il cancello dell’azienda. Si trattava di un’utilitaria dal colore chiaro, ma non fu possibile stabilire chi vi fosse al suo interno. Il prossimo 14 Aprile si tornerà in aula dove saranno ascoltati altri testimoni nel tentativo di capire se effettivamente S. D. B., l’unico imputato del tentativo di estorsione, sia responsabile delle intimidazioni o meno.