Accusato di traffico di stupefacenti, assolto in cassazione un imprenditore di Rossano

La Suprema Corte ha messo la parola fine alla drammatica vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto un imprenditore rossanese finito nell’inchiesta “Piccoli Passi” e accusato di traffico di stupefacenti. E per alcuni imputati è stata annullata con rinvio l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico

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CORIGLIANO – ROSSANO (CS) – La Cassazione ha messo la parola fina alla vicenda giudiziaria lunga 9 anni e mezzo, che ha travolto un imprenditore di Rossano, difeso dall’avvocato penalista Provino Meles del Foro di Castrovillari, assolto dal reato di traffico di stupefacenti dopo che in primo era invece arrivata la condanna a 7 anni di reclusione e sostanzialmente confermata in appello, seppur con una diminuzione di pena.

Secondo la prospettazione accusatoria l’imprenditore rossanese, pur non facendone parte, si sarebbe prodigato a fornire oltre 200 piante di marijuana ad una ipotizzata associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti ritenuta operante tra le piazze della Calabria e della Campania. In particolare, alla luce di quanto emerso da una intercettazione telefonica, si contestava all’uomo di aver contrattato con un rivenditore napoletano l’acquisto di oltre 200 “vasi per piante” che, a parere degli inquirenti, altro non era che sostanza stupefacente da consegnare ai presunti trafficanti calabresi.

La sentenza di condanna, emessa sulla scorta di accuse basate su pedinamenti, intercettazioni e sequestri di sostanza stupefacente, impugnata dettagliatamente dalla difesa, non ha retto al giudizio di legittimità dinanzi la suprema Corte che, in pubblica udienza, ha annullato la pronuncia di secondo grado. Finisce così, una vicenda relativa a fatti risalenti al 2011 nell’ambito dell’operazione “Piccoli passi” portata a termine nel 2016 dalla Guardia di Finanza sotto il coordinamento della DDA di Catanzaro. Per alcuni imputati, difatti, i giudici della Corte di Cassazione hanno annullato la sentenza, senza rinvio, dichiarando estinti i capi di imputazione per intervenuta prescrizione

Frana l’accusa di associazione a delinquere

È franata in Cassazione l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Processo da rifare in Appello per alcuni imputati dell’operazione “Piccoli passi”. L’inchiesta, che aveva sventato un traffico di sostanze stupefacenti, vede coinvolti soggetti rossanesi, del reggino e campani. Nell’udienza dinanzi alla III Sezione Penale della suprema Corte di Cassazione i giudici hanno annullato in gran parte la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro. Nello specifico, gli ermellini hanno annullato la pronuncia di secondo grado relativamente al Capo A, ossia all’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico (art. 74 Dpr 309/90) disponendo il rinvio per nuovo esame dinanzi ad una sezione diversa della Corte d’Appello di Catanzaro. Gli stessi giudici hanno inoltre annullato la sentenza, senza rinvio, relativamente ad altri capi di imputazione dichiarandoli estinti per intervenuta prescrizione.

Accolto, quindi, il teorema difensivo sostenuto ieri in udienza dagli avvocati penalisti Giovanni Zagarese, Ettore Zagarese, Francesco Nicoletti, Maria Teresa Zagarese e Francesco Calabrò. Sarà ora una diversa sezione della Corte d’Appello catanzarese a giudicare nuovamente alcuni degli imputati, con il processo che torna nella fase del secondo grado di giudizio.  «Siamo soddisfatti del risultato – questo il commento del collegio difensivo – che giunge in Cassazione anche grazie alla nostra caparbietà. Ritenevamo che i nostri assistiti non fossero dei narcotrafficanti. Pare che il Giudice di legittimità la pensi come noi».

L’operazione “Piccoli passi”, condotta dalla Guardia di Finanza in parallelo con l’operazione “Stop” portata a termine dai Carabinieri, prendeva le mosse da un’ulteriore operazione antimafia avviata nel 2009, concentrandosi sulle attività della presunta cosca rossanese nel settore legato al traffico di stupefacenti. Nel dettaglio, gli inquirenti delinearono un quadro accusatorio individuando i canali di approvvigionamento del narcotico, localizzati soprattutto in Campania, e la rete di distribuzione con “piazze” anche nella provincia di Reggio Calabria.