San Marco Argentano, prosegue la battaglia per la riapertura dell’ex ospedale

Il gruppo di cittadini “Uniti per i nostri diritti” dichiara di voler continuare “ad impegnarsi per arrivare a una risoluzione del problema sanità nella Valle dell’Esaro”

 

 

 

SAN MARCO ARGENTANO (CS) – La battaglia per l’ex ospedale di San Marco Argentano – chiuso ormai dal 2010 – continua senza sosta. Il gruppo di cittadini “Uniti per in nostri diritti”, dopo la manifestazione fatta lo scorso novembre davanti l’ex presidio ospedaliero, dichiara di voler continuare “ad impegnarsi per arrivare a una risoluzione del problema sanità nella Valle dell’Esaro”. Dal 2011 la struttura sanitaria sarebbe dovuta diventare il primo modello sperimentale di Casa della Salute ma, nonostante il progetto di fattibilità economica e tecnica sia stato approvato, l’effettiva riconversione del presidio non è mai avvenuta. Durante il primo lockdown il sindaco di San Marco Argentano Virginia Mariotti scrisse al presidente del Consiglio Giuseppe Conte affinché l’ospedale fosse utilizzato per l’emergenza sanitaria ma, da quel momento in poi, non si mosse più nulla.

Sui lavori di ristrutturazione “probabile insabbiamento”

“Siamo scesi in strada, abbiamo inviato una miriade di documenti agli organi competenti – incalza ‘Uniti per i nostri diritti’ – per chiedere lumi su questa vergognosa vicenda, tra cui a Invitalia S.p.A. che dovrebbe indire la gara per i lavori di ristrutturazione, e se servirà a breve organizzeremo un nuovo sciopero per gridare il nostro disappunto. Noi non vogliamo passerelle, ma il coinvolgimento di tutti i cittadini che hanno a cuore questa situazione”.

“Lasciano l’intera popolazione a bocca aperta le notizie che stanno venendo a galla negli ultimi giorni frutto di una discussione all’interno di un post su Facebook, in particolar modo quelle che hanno evidenziato il mancato ricorso al Consiglio di Stato, nascondendo al consiglio comunale dell’epoca la bocciatura in data 21/11/2014 del ricorso al TAR fatto dall’amministrazione targata Alberto Termine. Ricorso che invece all’epoca fu portato fino in fondo da tanti altri comuni, tipo quello di Praia a Mare che riuscì a vincerlo, grazie anche alla battaglia di Gino Domenico Spolitu che oggi non c’è più”.

“Serve unità ma al contempo stesso chiarezza, e il primo cittadino dell’epoca che è anche l’attuale Virginia Mariotti, dovrà spiegare al più presto il perché di questo “probabile” insabbiamento. Se i fatti confermeranno questa tesi, – concludono –  i cittadini sapranno la vera volontà politica di un’amministrazione che decise di condannare una struttura che oggi avrebbe potuto ritornare ai fasti di un tempo, e su chi realmente sta combattendo questa battaglia”.