Sila: rifugi chiusi e strutture vandalizzate, solo la natura resta meravigliosa

La Sila cosentina offre scenari incantevoli, sentieri immersi tra giganti e boschi affascinanti, ma molti servizi sono chiusi, alcuni da anni, abbandonati al degrado

 

COSENZA – Vivere la bellezza dei monti del Parco Nazionale della Sila vuol dire scoprire un territorio affascinante e unico, dove la natura ha dato il massimo regalando splendore. Dai “Giganti della Sila”, pini di dimensioni incredibili ai panorami mozzafiato, l’altopiano silano è un patrimonio inestimabile che tutti siamo chiamati ad ammirare e rispettare. Nonostante gli innumerevoli progetti di valorizzazione e rilancio annunciati da tutte le amministrazioni regionali e locali che si sono susseguite negli anni, poco o nulla è stato realmente fatto per promuovere al meglio il territorio. Le uniche offerte turistiche presenti sono riconducibili esclusivamente alla passione e all’impegno di singoli promotori o associazioni che davvero hanno a cuore la tutela del patrimonio silano.

Tra le aree più conosciute c’è sicuramente quella di Monte Curcio (1.768 m s.l.m.)  nella Sila Grande, vicina a Camigliatello Silano, che ospita gli impianti di risalita. Salire a bordo delle cabine e ammirare il panorama mozzafiato è un’emozione che va dritta al cuore. Un altro paradiso è Botte Donato (1928 metri s.l.m.), la cima più elevata dell’altopiano della Sila, situata a metà strada tra il lago Arvo e il lago Cecita. Durante il periodo invernale, con la presenza di impianti di risalita e delle quattro piste da sci, richiama centinaia di appassionati di sport invernali. Turisti provenienti anche e soprattutto dalle vicine regioni Sicilia e Puglia. Botte Donato è collegata al valico di Monte Scuro, attraversando la cosiddetta “Strada delle Vette”. Qui la bellezza della natura è a portata di mano, è un colpo d’occhio che conquista e lascia incantati.

Questi luoghi naturali, unici al mondo, non sono supportati però da servizi e da un progetto complessivo di promozione turistica tale da far conoscere e apprezzare la montagna calabrese a quanti più possibili visitatori. Il paragone con regioni come il Trentino Alto Adige, dove l’ospitalità e il turismo trainano il Pil della Regione è certamente azzardato ma qui, duole constatare, che anche quel poco che negli anni è stato realizzato è andato perduto o lasciato nel totale degrado.

Un esempio è il rifugio di Monte Curcio, chiuso da diversi anni. Il tempo e l’incuria hanno distrutto una struttura che un tempo ospitava centinaia di sciatori e turisti che amavano salire in vetta anche per gustare una cioccolata calda ammirando l’altopiano innevato. Oggi quella struttura è chiusa, abbandonata e inaccessibile. Secondo quanto riferito dagli operatori della zona, non vi è in atto alcun progetto di recupero. Allo stesso modo a Lorica, versa in condizioni di abbandono ed è stata anche vandalizzata la struttura rifugio in vetta alla nuova cabinovia.

A segnalare tristemente e con molta amarezza le condizioni di queste strutture sono stati alcuni turisti stranieri che, attirati dalle bellezze incontaminate del territorio silano, sono approdati sulle due vette rimanendo però delusi dalla scarsa presenza di servizi per gli utenti della montagna.

Da qui l’appello alla Regione Calabria ad attivarsi per restituire ai visitatori tutto quello che una località importante dell’altopiano silano dovrebbe offrire ai suoi avventori, con la speranza di non arrivare alla prossima stagione, sia invernale che estiva, come accade ormai da tanti anni, con pochi servizi per gli amanti della nostra preziosa montagna evitando l’ennesima occasione persa.

Monte Curcio

Botte Donato