Rogliano, operazione “Brother”: smantellata una piazza di spaccio di droga (AUDIO-VIDEO)

Il blitz dei carabinieri del comando provinciale di Cosenza ha consentito di smantellare una piazza di spaccio attiva nell’area del Savuto da Rogliano a San Mango D’Aquino. Coinvolta anche una giovane donna

 

ROGLIANO (CS) – E’ scattata alle prime luci dell’alba l’operazione ribattezzata “Brother” dei carabinieri di Rogliano, supportati da personale della CIO del 14° Battaglione Calabria e da unità cinofila dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Calabria di Vibo Valentia. I militari hanno eseguito nei Comuni di Cosenza, Rogliano, Grimaldi, Malito e San Mango d’Aquino, cinque misure cautelari, emesse dal Gip del Tribunale di Cosenza, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti aggravata e continuata e favoreggiamento personale. Per due di loro è scattata la custodia cautelare agli arresti domiciliari, mentre altri 3 sono stati sottoposti all’obbligo di dimora nei Comuni di Malito e San Mango d’Aquino.

Il comandante della compagnia Carabinieri di Rogliano, capitano Mattia Bologna, ha illustrato ai microfoni di Rlb i dettagli dell’operazione

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Altre cinque persone sono state denunciate e sottoposte a perquisizione personale e domiciliare. Il centro storico di Malito era la zona maggiormente interessata dall’attività di spaccio ma in diverse occasioni la banda utilizzava un’area di servizio dell’Autostrada A2 del Mediterraneo. Come copertura delle attività illecite gli spacciatori venivano coinvolte anche le donne. Il gruppo si approvvigionava della droga a Cosenza che veniva portata poi nell’area del Savuto e spacciata fino a Colosimi.

Le cinque persone destinatarie della misura cautelare non superano i 30 anni di età e tra loro c’è anche una ragazza di 23 anni, che aveva un ruolo attivo nell’ambito della banda criminale. Le indagini sono partite a novembre del 2018 a seguito di un controllo stradale, nell’ambito del quale erano state fermate 4 persone tutti residenti tra i Comuni di Malito e Grimaldi, che all’epoca dei fatti tentarono di disfarsi della sostanza stupefacente, in particolare cocaina, lanciandola dal finestrino dell’auto. Il gruppo era attivo nello spaccio della marijuana e dell’hashish ma anche di cocaina la cui cessione poteva avvenire anche attraverso la ‘prenotazione’ delle dosi.

Il market dello stupefacente era continuamente attivo

Hashish e marijuana erano sempre disponibili per i clienti che erano prevalentemente del posto o dei centri vicini, a qualsiasi ora del giorno. Se però l’avventore riusciva a far conoscere in anticipo ai pusher le proprie “necessità”, anche procurare la cocaina non sarebbe stato un problema. Ampi erano anche i margini di guadagno per gli spacciatori: dai 5 euro per una ‘storia’ di marijuana oppure una ‘birra’ di hashish, sufficienti a soddisfare la singola consumazione individuale, ai 500 euro per un ‘pallone’ da quasi 200 grammi di marijuana, da poter condividere con più persone per un periodo di tempo più lungo.

La ‘pezzata’ di coca a 1.000 euro

A richiesta erano inoltre disponibili vari quantitativi di cocaina per tutte le tasche, dai 60 euro per una ‘pietruzza’ ai 1.000 euro per una ‘pezzata‘. Tutti termini quelli elencati che ormai rientrano nel bagaglio lessicale comune ad ogni pusher. Concordato l’appuntamento con un messaggio inviato mediante le moderne applicazioni di messaggistica, avveniva lo scambio per strada, tra una stretta di mano e l’altra oppure nel corso di un breve saluto tra conducenti di autovetture, confusi fra i passanti, gli automobilisti e la normalità del vivere quotidiano. La cadenza degli scambi, prevalentemente serali, era pressoché oraria.

L’attività investigativa è stata svolta grazie all’intercettazione di numerose utenze telefoniche in uso agli indagati che mediante la strategica collocazione di diverse telecamere nel centro urbano di Malito, ha portato all’identificazione di 24 assuntori, nonché consentito di cristallizzare ben 63 episodi di cessione di sostanze stupefacenti. Oltre 200 invece quelli complessivamente ricostruiti a seguito dei contatti intercorsi tra venditori ed acquirenti in oltre un semestre di indagini.

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Gli spacciatori trovavano una soluzione per qualsiasi esigenza

Se l’avventore non poteva muoversi da casa per qualunque ragione ovvero non era nelle condizioni di transitare per il centro storico di Malito, lo stupefacente gli veniva consegnato a domicilio oppure veniva fissato un appuntamento presso la vicina area di servizio.

La gran parte degli avventori identificati, vista l’imponente mole di materiale probatorio raccolto dai Militari e per non rischiare di essere deferiti alla Procura della Repubblica di Cosenza per il reato di favoreggiamento personale, ha ammesso il proprio stato di dipendenza, formalmente riconosciuto gli spacciatori e fornito dichiarazioni utili per documentarne le responsabilità in modo ineluttabile.

Intercettazioni e pedinamenti

Le intercettazioni e i pedinamenti meticolosamente operati dai militari nei confronti dei numerosi indagati hanno consentito non solo di mappare la fitta rete di relazioni esistenti tra i pusher malitesi, ma anche di individuare ed aggredire il livello criminale superiore: il canale di approvvigionamento così delineato, emerso via via anche grazie ai numerosi rinvenimenti di sostanze illecite e riscontri effettuati, ha permesso di risalire al fornitore cosentino dello stupefacente. Le sue responsabilità sono state documentate con riscontri oggettivi che hanno consentito alla Procura della Repubblica di Cosenza di chiedere ed ottenere misure cautelari personali anche nei suoi confronti.

Il trasporto della droga con due auto, una era la vedetta

Diversi poi i metodi escogitati dai pusher per trasportare lo stupefacente nella Valle del Savuto senza cadere nelle maglie dei controlli dei Carabinieri della locale Compagnia. Gli indagati erano infatti soliti organizzare meticolosamente l’approvvigionamento delle sostanze illecite, viaggiando a bordo di due distinte autovetture per minimizzare i rischi connessi: la prima, con a bordo un unico soggetto, svolgeva la funzione di vedetta, lanciando l’allarme ai complici in caso di avvistamento delle pattuglie dell’Arma, a seguire la seconda automobile, con a bordo il resto della banda e lo stupefacente, era invece pronta a cambiare in modo repentino il percorso in caso di necessità.

La compagna del pusher nascondeva la droga negli indumenti intimi

Una donna, compagna di uno spacciatore e destinataria di misura cautelare, era sempre al seguito del proprio fidanzato per consentirgli di fornire un’immagine di apparente normalità agli occhi degli sconosciuti, nonché offrire un nascondiglio tra i propri indumenti intimi per occultare lo stupefacente in caso di eventuale necessità.

Dunque una squadra di persone esperte nel traffico dello stupefacente e molto affiatata quella smantellata oggi dall’Arma: a riprova, i componenti della banda erano soliti appellarsi l’un l’altro con il termine ‘brother’, fratello in lingua inglese, da cui il nome dell’operazione che oggi ha fatto scattare le manette ai loro polsi.