La storia di Gorizia: «l’incidente mi ha stravolto la vita, ma continuo ad amarla»

Gorizia Novello è paraplegica dopo un incidente stradale. Quella mattina del 27 agosto la sua vita è decisamente cambiata ma lei non si ferma, e continua ad amarla, vivendola appieno, anche attraverso lo sport

 

PAOLA (CS) – Era il 27 agosto 2018, un lunedì mattina dopo una notte di pioggia estiva, e Gorizia Novello stava andando, come ogni mattina, a lavorare. Erano circa le 8:00 quando in una curva a pochi metri dal posto di lavoro un’auto ha invaso la sua corsia. Lei ha perso il controllo dell’auto ed è stata sbalzata fuori. Quel giorno ha segnato per sempre la sua vita ma «qualcuno mi ha salvato la vita da lassù, qualcuno che ancora non mi voleva in paradiso – racconta.  – La mia vita è cambiata totalmente, sono stata alcuni  giorni in rianimazione, dai quali pensavo di non svegliarmi più».

Ventisei anni, di Paola, bella, forte, coraggiosa e con una grande carica, Gorizia racconta la sua vita e le persone che ha incontrato e che l’hanno aiutata a riprendere in mano se stessa, ai microfoni di Rlb: «Ho avuto la fortuna di conoscere un angelo, il mio chirurgo, il dott. Francesco Vommaro, che mi ha tenuta sotto la sua ala protettiva e che ancora oggi è presente nella mia quotidianità; come un “fratello maggiore”. A volte mi chiama, anche di domenica per chiedermi come sto”.  “Di lui mi sono fidata fin da subito, e mi ha sostenuto da sempre e mi ha dato la forza di crederci sempre, un uomo umile dal cuore grande, al quale sarò riconoscente a vita».

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«Dopo un ricovero durato circa 2 mesi presso l’ospedale Rizzoli di Bologna – racconta – sono stata in un istituto di riabilitazione ad Imola. Alla base della riabilitazione c’è proprio  lo sport. Per 6 mesi ho affrontato un duro lavoro, fatto di sforzi, di pianti ma anche di piccole gioie e soddisfazioni». Sostenuta da Andrea, il suo amore, il suo compagno, rimasto sempre al suo fianco nonostante i momenti di stress, è riuscita ad affrontare tanto dolore: «lui è la mia colonna, ad oggi non saprei come avrei fatto senza di lui».

Poi Gorizia racconta anche come «la paura di morire che, vuoi o non vuoi, ti cambia, mentre oggi anche una piccolezza o un gesto semplice mi emoziona. Non so se questo sia un bene o un male ma oggi posso dire che ho una sensibilità maggiore, forse perchè sono più fragile nonostante la forza che metto fuori. Oggi leggo in maniera diversa quei sorrisi che arrivano in giornate no e sono maggiormente consapevole che la vita sia un dono e che va bene così. Non esiste un giorno uguale a ieri e se le cose accadono un motivo ci sarà». Gorizia continua nella riabilitazione senza mai mollare, insieme al suo fisioterapista Emanuele Macrì, altra persona importante nel suo percorso: «mi segue, mi ascolta e mi aiuta tanto, sopratutto a livello psicologico. Mi dà sempre forza e carica».

«La mia vita è cambiata ma non è finita”

«La mia vita è cambiata molto: facevo tutto da sola, ero indipendente, ho danzato per 15 anni, sono un’infermiera, ma ho ancora tanti progetti. E’ stata dura, ho reinventato la mia vita, l’ho dovuta riscrivere quasi come una bambina, ma ce l’ho fatta. Come dice una canzone della Pausini e di Antonacci “ricominciare ad allacciarsi le scarpe e ripartire da zero e soprattutto ricordare che niente e nessuno può rubarti il futuro”».

La famiglia, gli amici, l’amore, le persone manche lo sport (l’Inail e il Comitato Italiano Paralimpico) le hanno permesso di consolidare fattivamente la disciplina sportiva che ha scelto di praticare: «grazie al Comitato Italiano Paralimpico ho conosciuto il presidente dell’ASD Black Lions – Tiro con l’arco Cosenza, Sergio Bonavita, che mi ha accolta a braccia aperte nella sua associazione, dove ho iniziato a praticare e ad allenarmi con l’arco. Uno sport individuale, una sfida contro me stessa, dove si è  l’arco e il bersaglio e dove non c’è alcuna disparità atletica perchè si è alla pari con gli altri atleti».

Lo sport paralimpico

Nel nostro territorio è molto difficile parlare di sport paralimpico ma voglio pensare che questa opportunità possa estendersi sempre più, perché lo sport è vita, fa aprire la mente, salva la vita, rende liberi, aiuta e consente di avere delle aspettative. La cultura della disabilità insegna a guardare le persone oltre l’apparenza e ad approfondire vari temi tabù. Lo sport è uno e ha valore universale e oggi finalmente viene data la giusta dignità al sostantivo atleta, facendo prevalere la dimensione sportiva. Oggi persino le aziende associano il loro brand alla disabilità, e gli atleti paralimpici sono testimonial amati e apprezzati. E’ questo il vero senso dello sport paralimpico».

«C’è sempre una possibilità, per essere protagonisti della nostra vita»

Gorizia Novello raccontandoci la sua storia vuole chiudere con un messaggio rivolto a chi ogni giorno lotta, soffre: «io credo che nulla succeda per caso, se siamo vivi un motivo ci sarà e sicuramente abbiamo una missione speciale da compiere. Con forza, tenacia e pazienza si va avanti, perché si affronta la vita che è una sola ed è bella. V’è sempre una possibilità, per essere protagonisti della propria vita».