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Beccati dalla Finanza: si vantavano di lavorare in nero e di percepire il reddito di cittadinanza

Li ha penalizzati la strafottenza con la quale si vantavano in bar di Roseto Capo Spulico di percepire la doppia “indennità”

 

MONTEGIORDANO – Oltre al danno anche la beffa. Non solo percepivano il reddito di cittadinanza, ma si vantano, beatamente, di lavorare anche in nero. E qui qualcosa non funziona. E se ne accorgono i militari del nucleo operativo della Guardia di Finanza di Montegiordano. I due, infatti, sono stati beccati nel corso di una serie di controlli ordinati in questi giorni dal Gruppo della Guardia di Finanza di Sibari – guidato dal Colonnello Valerio Bovenga – che ha portato alla scoperta di dieci lavoratori in nero e sei irregolari. Dei sei, due sono risultati percettori di reddito di cittadinanza e segnalati all’autorità giudiziaria sia per violazione del decreto legge “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni” sia per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. All’origine vi sarebbe una mancata segnalazione al centro per l’impiego e all’Inps dell’avvio della attività lavorativa, favorita anche dal fatto che esistono due banche dati separate oltre agli illeciti messa in atto sia dai lavoratori che dal datore. In particolare, uno dei soggetti esercitava in un lido balneare come guardiano notturno mentre l’altro in un negozio di generi alimentari. Per i titolari delle attività commerciali sottoposte a controllo sono state irrogate sanzioni amministrative pari a circa ventimila euro per l’impiego dei lavoratori in nero.

Nel corso delle attività sono stati denunciati anche due caporali, uno per reclutamento e uno in qualità di titolare di azienda agricola. Segnalazione anche per un italiano, un bulgaro e altri due soggetti che al momento non avevano con loro il permesso di soggiorno. In particolare, gli operai reclutati lavoravano senza le dovute misure di sicurezza e percepivano una paga ampiamente difforme rispetto alle previsioni del contratto collettivo nazionale o comunque sproporzionato rispetto alla qualità e quantità del lavoro prestato.