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Cani randagi invadono la Sila aggredendo i cittadini: servizi veterinari Asp assenti

Preoccupante la situazione a San Giovanni in Fiore dove branchi di cani vagano per le strade e la polizia municipale è costretta a reprimere i volenterosi cittadini che se ne prendono cura

 

 

SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) – Cittadini esasperati e intimoriti da branchi di randagi che vagano per il paese. I servizi veterinari dell’Asp pare siano ad oggi completamente assenti per questioni burocratico amministrative. Nel frattempo chi ha deciso di raccogliere i cani per strada e dar loro un rifugio viene multato. Una situazione paradossale che sta interessando il Comune di San Giovanni in Fiore dove di fatto non è mai stato attuato un adeguato piano di prevenzione e sensibilizzazione che possa arginare la piaga del randagismo. Le responsabilità sarebbero da addebitare all’Asp di Cosenza che fornisce un servizio veterinario carente nel popoloso territorio della Sila cosentina. I randagi, in assenza degli accalappiacani (servizio che era stato affidato ai privati), non vengono più raccolti e sterilizzati. Ciò comporta una riproduzione incessante e l’aggravarsi del fenomeno che preoccupa i cittadini i quali vengono ogni giorno aggrediti in strada. In cerca di cibo rovistano tra le buste dell’immondizia spargendo la spazzatura per i rioni.

 

 

I microchip vengono inoculati solo se qualcuno paga, oltre ai 20 euro del dispositivo, la benzina alla dottoressa dell’Asp che (se disponibile) da Cosenza raggiunge San Giovanni in Fiore e l’abitazione dell’utente che ne fa richiesta. In più non esiste un pronto soccorso veterinario con ambulatorio attrezzato e il personale in ufficio è difficilmente reperibile. Dall’Asp di Cosenza informano che stanno cercando di risolvere questo ed altri problemi che quotidianamente vengono denunciati e che si spera nella prossima settimana di addivenire ad una soluzione e riprendere il servizio con regolarità. Intanto dal Comando della Polizia Municipale di San Giovanni in Fiore il comandante Rosario Marano conferma che si tratta di una “situazione dalla quale non si riesce a venirne a capo”. “L’Asp non fornisce più il servizio di accalappiacani – spiega Marano – pare perché la ditta che se ne occupava non riceve i pagamenti da tempo. Allo stesso tempo ho dovuto fare due sequestri presso delle abitazioni: uno di dieci e l’altro di venti cani trasferiti ora in una struttura a Lappano.

 

 

A malincuore ho dovuto denunciare il reato di maltrattamenti in canili abusivi anche se i cani erano in salute e puliti (alcuni anche tolettati) però le condizioni di detenzione non erano a norma di legge. In uno dei due casi nonostante la buona volontà della signora che li ospitava le sue condizioni economiche non le permettevano di pagare microchip e vaccinazioni. A ciò si aggiunge il problema del randagismo. Ogni giorno faccio richiesta all’Asp per avere il servizio cattura e neanche si degnano di rispondere. Credo che in questi giorni andrò in Procura a presentare un esposto per interruzione di servizio pubblico perché abbiamo cani pericolosi che vagano per il paese e non posso fare nulla”. A chi ha subito i sequestri non resta che aspettare l’esito dell’istanza di dissequestro protestando: “Invece di punire chi abbandona i cani, vengono attaccate le persone che amano davvero gli animali. Non è giusto. Noi cittadini dobbiamo metterci a norma, però anche i servizi veterinari dovrebbero funzionare a norma di legge”.

 

Immagine di repertorio